ROMA – La corsa alla presidenza della Federcalcio potrebbe aver registrato la svolta decisiva. Giovanni Malagò ha incassato l’appoggio di allenatori e calciatori: a questo punto, l’ex presidente del Coni è in nettissimo vantaggio sull’altro candidato possibile, Giancarlo Abete. Spieghiamo perché. Malagò in vantaggio per la Figc: ecco perché Malagò deve ancora sciogliere le riserve sulla candidatura alla presidenza della Federcalcio, proposta lo scorso 13 aprile con le firme di 19 club su 20. Le elezioni per la presidenza sono previste per il prossimo 22 giugno, entro il 13 maggio Malagò dovrà decidere se accettare di correre per la poltrona del dimissionario Gravina: quello infatti è il termine ultimo per presentare candidatura e programma. Malagò parte oggi da un consistente bacino di voti: ogni club di serie A pesa per lo 0,9% dei voti. Se tutti e 19 i club che hanno firmato il sostegno poi decideranno di votarlo (non sono vincolati), partirebbe già dal 17,1%. Al momento, l’unico club di serie A che non lo appoggia è la Lazio di Lotito.
Quanto pesa l’appoggio di calciatori e allenatori
Con l’appoggio di calciatori e allenatori, Malagò avrebbe incassato però anche i 30% dei voti espressi dalle due componenti tecniche: il 20% i calciatori, il 10% gli allenatori. Ognuno dei loro delegati (52 per i calciatori, 26 per gli allenatori) pesa per circa lo 0,38%. In pratica, se tutti confermassero la propria intenzione di voto, Malagò sarebbe già oggi al 47,1% dei voti, tra serie A e componenti tecniche. La serie B si esprimerà incontrerà i due candidati solo la prossima settimana, il 6 maggio. La Lega Pro l’8 maggio. Le due leghe pesano, rispettivamente, il 6 e il 12% dei voti. Vuol dire che a Malagò basta strappare il 4% di quei voti per avere virtualmente in mano l’elezione. E già è possibile dire che almeno la metà della B e un terzo della serie C sono convinte nel sostenerlo. Quindi, sulla carta, la partita è già chiusa.
Il ruolo chiave dei Dilettanti
Abete non ha alcuna intenzione di ritirarsi. Teoricamente, da presidente della Lega Dilettanti, dovrebbe godere del sostegno del 34% dei voti totali, quelli assegnati alla sua componente. Il problema è che tra i 99 delegati, alcuni (quelli della Lombardia, alcuni della Puglia) si sono già schierati contro di lui. Vuol dire aver perso già alcuni punti percentuali. Ma l’ex presidente della Federcalcio 8l’ha guidata dal 2007 al 2014) non si è ancora arreso ed è convinto di avere carte da giocarsi. Il ruolo della politica e l’ipotesi commissariamento Di sicuro, non si arrenderà il governo, dove Malagò ha parecchi avversari storici. Il ministro per lo Sport Andrea Abodi, per esempio, a cui Malagò non garantì il sostegno quando fu lui a correre per la Federcalcio (perse con Tavecchio per appena un 4% di voti). Poi, Giancarlo Giorgetti, con cui Malagò si scontrò già nel 2018, quando il ministro fu promotore della riforma del Coni che tolse al Comitato olimpico allora presieduto da Malagò la cassa, ossia i soldi da distribuire alle federazioni, istituendo Sport e Salute. E anche Salvini non è certo tra i più vicini a lui. Barelli e Lotito (entrambi di Forza Italia) sono antichi rivali dell’ex n. 1 del Coni, e anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Fazzolari ha detto che “alla Federcalcio serve un cambiamento radicale”. Insomma, avversari politici non mancano e per questo la politica continua a coltivare il proposito di commissariare la Federcalcio: per farsi lei promotrice di riforme, ma anche per fermare sul nascere la corsa del “nemico”.
