Milano – Precipitato in un buco nero. Come in un brutto sogno, con la colonna sonora che è passata in una notte dai fischi a un silenzio surreale. Il Milan si è perso. Smarrito nelle sue insicurezze, stordito da fragilità a lungo nascoste sotto il tappeto ma da un mese e mezzo riemerse all’improvviso (l’Atalanta ha dominato ben oltre il 3-2 finale). Contestato e lasciato solo dalla Curva sud che all’inizio del secondo tempo, dopo il tris della Dea, è uscita dallo stadio. Così la ripresa è proseguita in un clima da brividi, con gli steward al posto dei tifosi. La protesta era partita prima della gara, in un corteo degli ultrà con bersaglio l’ad Furlani, scortato in tribuna dalla sicurezza.

Una classifica che fa paura

La classifica adesso fa paura: il Milan è stato superato al 3° posto dalla Juventus, agganciato al 4° dalla Roma e avvicinato dal Como (a -2). Ha ancora il destino nelle proprie mani, perché è davanti negli scontri diretti con i giallorossi: con sei punti tra Genoa e Cagliari, sarebbe Champions. Sarà durissima. E Allegri lo sa: «Tutti dicevano che la Champions era sicura, ma sapevo che non era così perché non avevamo ancora attraversato un momento di crisi che ora è arrivato. Speriamo di uscirne nelle ultime due partite di campionato».

La media punti dopo il derby

Il Diavolo non vince più. Sono solo due i successi nelle ultime otto partite, dal derby contro l’Inter ha avuto una media punti di 0.8. I numeri sono terribili, come l’atteggiamento della squadra: svuotata, piatta. Ieri qualche segnale di vita l’ha mostrato nel finale: la testata di Pavlovic a due minuti dal 90’ è arrivata dopo una buona iniziativa di Nkunku, il cui tiro è stato deviato sulla traversa da Carnesecchi. L’attaccante francese si è poi guadagnato il rigore che ha sigillato il punteggio, rendendo solo all’apparenza meno amara la serata: «Non voglio dire cose fuori dalla realtà – le parole di Allegri – ma aver ritrovato il gol è importante». Troppo poco, però, per una partita che valeva un pezzo di Champions (e i 60 milioni garantiti dalla sola partecipazione). È troppo poco per una notte che doveva cancellare le incertezze di Reggio Emilia. È troppo poco per un club che ambisce a tornare nei palcoscenici più importanti d’Europa. Dopo il derby il margine sul quinto posto era di nove punti, adesso è azzerato.

L’approccio sbagliato alla partita

A colpire, di nuovo, è stato l’approccio: molle, come se il Diavolo non si stesse giocando un obiettivo vitale. Dalla Champions passa il futuro (prossimo) del club: ambizioni, progetti, crescita. E invece è stata l’Atalanta a correre: al 7’ ha segnato Ederson – per lui in tribuna c’erano degli emissari del Manchester United – alla mezz’ora ha raddoppiato Zappacosta. Nella ripresa Allegri ha inserito Nkunku e ha cambiato modulo, passando a tre in attacco, ma il Milan è stato colpito a freddo da Raspadori, che ha battuto Maignan sul suo palo. La curva ha abbandonato lo stadio e al Milan è rimasto solo l’orgoglio, buono per accorciare e poi sfiorare allo scadere il pareggio con Füllkrug. Ma a due minuti dal 90’ l’Atalanta conduceva 3-0. Ha meritato Palladino, che però pare in uscita. Ha perso il povero Diavolo, ora davvero spalle al muro. Milan (3-5-2) Maignan 4.5 – De Winter 4 (14’ st Athekame 5.5), Gabbia 4.5, Pavlovic 6 – Saelemaekers 4.5, Loftus-Cheek 4 (1’ st Nkunku 7), Ricci 5, Rabiot 5.5, Bartesaghi 5 (35’ st Estupiñan 6) – Gimenez 5.5 (14’ st Füllkrug 6.5), Leao 4.5 (14’ st Fofana 5.5). All. Allegri 5. Atalanta (3-4-1-2) Carnesecchi 7.5 – Scalvini 6.5 (3’ st Kossounou sv, 18’ st Ahanor 5.5), Hien 6.5, Kolasinac 6.5 – Zappacosta 7 (11’ st Bellanova X), Ederson 7.5, De Roon 5.5, Zalewski 6 – De Ketelaere 6.5 (18’ st Pasalic 5.5), Raspadori 7 – Krstovic 6. All. Palladino 7. Arbitro: Zufferli 6. Reti: 7' pt Ederson, 29' pt Zappacosta; 6' st Raspadori, 43' st Pavlovic, 49' st Nkunku (rig.) Note: ammoniti Leao, Hien, Estupiñan, Saelemaekers, Krstovic, Bellanova.Spettatori: 73.498.