Gasperini piange. Poi si ferma, si alza di scatto, punta la porta e la spalanca con un calcio. È l’uscita di scena che chiude una settimana di tensioni, polemiche e panni sporchi lavati in pubblico. Tutta la pressione accumulata dal tecnico della Roma, rimasta compressa per quasi mezz’ora in un esercizio forzato di autocontrollo, esplode a Trigoria. Davanti a tutti.

Il pianto improvviso

All’inizio della conferenza stampa alla vigilia di Roma-Atalanta, Gasp tiene la barra dritta, quasi distaccata. Evita le domande insidiose, “parlo solo della partita” e si rifugia sul campo, seguendo la linea dialettica studiata all’inizio. Poi qualcosa si incrina quando il discorso scivola sull’Atalanta e su Antonio Percassi. È un passato che evidentemente sente ancora addosso: “A Bergamo io ho potuto fare bene perché il contesto intorno a me era molto compatto. Il lavoro della società è stato straordinario, operando in sintonia con l’allenatore. Poi la proprietà è cambiata, forse anche perché non c’era più il papà con il quale ero più legato”. A quel punto l’umore deraglia. Tra lacrime e calci.

Gasperini: “Inaspettate le parole di Ranieri”

Perché Gasp ai colpi assestati dal senior advisor Claudio Ranieri nell’intervista esplosiva prima di Roma-Pisa non può — o non vuole — replicare apertamente. L’inizio è un monologo, senza domande: “Quelle parole sono state una sorpresa incredibile. Non ci sono ma stati toni diversi tra me e lui. Mai così aggressivi. È stato tutto inaspettato, ma da quel momento mi sono preoccupato di non rispondere, per non creare danni alla squadra e al pubblico”. Gasp prova a riportare tutto sul campo, “con l’Atalanta è decisiva, se perdiamo. Ma se vinciamo significa che meritiamo la Champions”. E nonostante tutto non rinnega la scelta fatta questa estate: “A Bergamo avevo un anno di contratto in più e lo avrei rispettato, ma ho scelto la Roma. E lo rifarei”. Poi, con uno scatto d’orgoglio sottolinea come «non sono una persona così brutta se a Bergamo e a Genova mi hanno tenuto nove anni». Tradotto: con me si può lavorare, e a lungo, senza vivere in guerra.

Call separate con i Friedkin

Ma ormai a Trigoria il conflitto è aperto. Una frattura nata già in autunno, alle prime divergenze con lo staff medico (vicino a Ranieri), alimentata poi dalle critiche sul mercato e diventata insanabile dopo l’uscita pubblica del senior advisor. L’ultima settimana è passata senza che i due si incrociassero a Trigoria. Nelle call (separate) Dan Friedkin ha incassato le richieste dell’allenatore per la sua permanenza a Roma: fuori Ranieri e lo staff medico e maggiore attenzione sul mercato. Poi è stato il turno di Sir Claudio, pronto a farsi da parte per queste ultime partite (nella partita con l’Atalanta è possibile non vada neanche in tribuna) prima del redde rationem di fine stagione. O lui o me. Perché almeno su questo i duellanti sono d’accordo.