Il gioco del silenzio che divide Trigoria. Gasperini l’ha fatto di nuovo. Il tecnico della Roma vince ma non parla con i giornalisti. Microfoni spenti, come a gennaio – in pieno mercato invernale – dopo la trasferta di Lecce. Il caso vuole che i salentini abbiano riattivato la modalità silenziosa di Gasperini: l’1-0 dell’Olimpico, ieri, non ha cancellato il nervosismo – riemerso negli spogliatoi – di una settimana che scotta. Per lui, per la Roma. “Indisposizione, abbassamento di voce, ha urlato troppo”, la giustificazione ufficiale. Ma dietro c’è altro.

Il vertice con i Friedkin

L’eliminazione dall’Europa League ha innescato una reazione prevedibile. I nodi del mercato sono tornati a galla nel vertice di venerdì con i Friedkin, che non hanno gradito i risvolti mediatici di questo confronto verbale. Alla presenza del senior advisor Claudio Ranieri e il direttore sportivo Frederic Massara, Gasperini ha rinnovato le sue preoccupazioni sul progetto ispirato alla sostenibilità economica. Se da un lato la dottrina Massara consente di rispettare i parametri Uefa, dall’altro ritarda la creazione di una rosa competitiva da subito. “Il progetto giovani va bene, ma dobbiamo pensare al presente”, il suo monito.

Il mercato e le scelte di Gasp

È qui che nasce il mal di pancia di Gasperini, che già dopo il mercato estivo aveva cominciato a premere il pulsante di “emergenza”, termine usato a più riprese nel corso delle sue conferenze stampa. Dove ha spesso bollato alcuni dei nuovi arrivi come “acquisti di Massara”, quasi a volersi sfilare da quelle scelte di mercato. Perché i veri colpi targati Gasperini sono due: Wesley e Malen, pilastri della sua Roma. Sul resto, tanti dubbi: “Servono giocatori di spessore per arrivare più in alto”, il commento post Roma-Bologna.

La questione infortuni

Quanto pesano quei rifiuti – da Rios a Sancho, da Raspadori a Zirkzee – che il tecnico ha digerito per forza. In breve: si è dovuto accontentare, ha dovuto rammendare una rosa che non lo soddisfaceva, ingegnandosi con formule inedite (su tutte Dybala falso centravanti). Poi la questione infortuni. Troppi. “Sarebbe presuntuoso parlare di medicina”, il commento di qualche settimana fa. Però l’allenatore riconosce che “quest’anno lo staff ha lavorato con dei ‘casi limite’, da Ferguson a Dybala, da Bailey a Dovbyk”. Pesa soprattutto la gestione dell’argentino, costretto a operarsi dopo la terapia conservativa.

Progetto su tre anni

E ancora il caso del connazionale Soulé, che – mandato in campo malconcio nella trasferta di Napoli – non si è ancora ripreso del tutto dalla pubalgia. L’obiettivo, per Matias, è rivedere il campo a Milano contro l’Inter, a Pasqua. Nel mare dell’incertezza, Gasperini regge il timone come può. Di mollare non ha voglia. “Il progetto è su tre anni”, è stata chiara la società. Certo, aspettarsi qualche cambiamento a fine stagione non è solo fantasia. Se non in panchina, da qualche altra parte.