Cuore, tattica, attenzione, determinazione, sofferenza fino alla festa. Ci ha messo tutto dentro il Genoa negli oltre 95’ giocati a Bergamo per uno 0-0 finale che significa quota 40 e giustamente dopo il triplice fischio i giocatori sono andati sotto lo spicchio dei tifosi rossoblù, oltre 1.200, a prendersi gli applausi e i cori. Per una salvezza ben più che virtuale. Sul Lecce i punti di vantaggio a 3 giornate dal termine sono 8, sulla Cremonese attesa dalla sfida in casa della Lazio al momento sono 12 e in mezzo ci sono ancora Fiorentina e Cagliari mentre il Torino è avanti solo un punto. Ma più della classifica la gara di Bergamo ha mostrato un Grifone sempre sul pezzo e capace nel finale, quando Messias si è infortunato ma i cambi erano già finiti ed è rimasto comunque in campo, di reggere l’ultimo assalto dei padroni di casa. Un finale di cuore e di testa. Con capitan Vasquez che dopo il problema fisico del brasiliano ha catechizzato i compagni tenendo alto il morale e l’attenzione. Un pareggio meritato che porta la firma di Bijlow sicuramente, bravo sia nel primo tempo su De Ketelaere che nella ripresa sulla doppia conclusione Ederson – Raspadori. «Un buon risultato in una partita difficile ma la squadra ha fatto un grande lavoro, sono molto contento» ha commentato a caldo il portiere olandese. Ma non c’è un giocatore che abbia demeritato anzi, qualcuno ha brillato più degli altri. A partire da un monumentale Ostigard per arrivare ad Ekhator, una vera spina nel fianco dei giocatori nerazzurri e il più pericoloso tra i rossoblù con quel tiro dall’altezza del dischetto murato da Scalvini nella prima frazione. Un pareggio che premia l’audacia di De Rossi che ha schierato un Grifone con il 3-4-3. Un tridente con Vitinha, Ekhator e Colombo che ha permesso ai rossoblù di partire subito forti e mettere in difficoltà la squadra di Palladino che dopo aver subito inizialmente è cresciuta trovando però un Genoa attento come non mai. Una gara uomo a uomo, senza cali di concentrazione, cercando quando possibile di affacciarsi in avanti. «Meritiamo questo punto e sono orgoglioso di tutta la squadra - ha commentato a fine partita capitan Vasquez - questo è l’atteggiamento giusto che dovremo avere anche nelle ultime tre partite per finire meglio. Abbiamo iniziato con 9, 10 gare così così, ma abbiamo alzato la testa nel momento giusto. La sconfitta dell’andata ci era rimasta nella pancia e ci aveva lasciato male, per questo siamo venuti qua con lo spirito di chi non aveva dimenticato e abbiamo giocato con coraggio ed è arrivato questo punto». Merito anche delle mosse del tecnico che ha lanciato Ellertsson e Sabelli sugli esterni affidandosi in mezzo alla coppia Frendrup-Amorim. Il brasiliano ha giocato una buona gara mostrandosi in crescita e nemmeno l’ammonizione a metà primo tempo lo ha fermato mentre il danese è stato il solito rubapalloni diventando anche un costruttore di gioco quando possibile. Non è che l’Atalanta non ci abbia provato, 14 conclusioni di cui 7 in porta e il 61% di possesso palla, ma Ostigard e compagni hanno controllato i nerazzurri e poi Bijlow ha fatto il resto. Nella ripresa quando De Rossi ha capito che le energie iniziavano a calare e che Palladino si era mosso per vincere, a partire dell’ingresso di Raspadori, ecco uscire i giovani ed entrare i giocatori più esperti, da Malinovskyi a Messias fino a Martin. Il problema muscolare di Messias ha rischiato di creare non pochi problemi ma alla fine il Genoa non ha praticamente mai rischiato e la traversa colpita da Raspadori è arrivata per una conclusione da fuori area. L’impressione è stata piuttosto che con un Messias al top il Genoa avrebbe potuto anche provare il colpaccio ma alla fine un punto basta per raggiungere quota 40.