Devo ammetterlo, sono contento di non avere responsabilità in questo momento storico del nostro calcio. Perché trovare una soluzione all’impoverimento tecnico della Nazionale e della serie A non è facile. Italiani inavvicinabili Possiamo sottolineare i problemi, scavare, ma risolverli non è impresa agevole. Ce ne sono alcuni evidenti: il campionato è peggiorato tecnicamente. E uno dei limiti ruota intorno ai pochi giocatori italiani bravi: sono inavvicinabili. Quanto costerà Palestra quest’estate? Forse 40-50 milioni? E cosa fanno i presidenti dei club allora? Vanno giustamente a comprare all’estero. Lo spazio e i soldi E poi: ci sono meno talenti italiani perché c’è meno spazio. Se non giochi non migliori, non cresci, non diventi bravo. Chiediamoci: Pio Esposito farebbe gol se stesse in panchina? Forse imporre un numero minimo di italiani in campo potrebbe invertire la tendenza della Nazionale, ma finora il sistema ha dimostrato di non avere tempo per aspettare i giovani. Perché se vinci guadagni, più arrivi in alto più soldi prendi: tempo e bisogno di soldi contrastano con la pazienza che serve per aspettare la crescita dei talenti. La necessità di vincere anche da giovanissimi Troppo spesso parliamo di soluzioni come investimenti nei vivai, allenamenti che prediligano la tecnica alla tattica, ma la verità è triste: non si può fare. Chi è disposto ad attendere 12 anni prima di vedere qualche risultato concreto? Ci vuole un periodo lungo per le rivoluzioni strutturali. E per cambiare la cultura. Se dopo una sconfitta di una squadra under15 viene cacciato l’allenatore non siamo alla follia? Se perdere in Youth League è un disastro, il problema è alla base. Il professionista fa il professionista, la pratica sportiva, le giovanili dovrebbero essere un’altra cosa. E poi il problema più grave: le scuole calcio. Le scuole calcio Chi vuole avvinarsi al pallone deve pagare. Possono permetterselo tutti? E le scuole calcio sono costosi luoghi di babysitteraggio dove lasciare i bambini. Che crescono senza divertirsi, senza imparare. E ce ne sono poi sempre meno: i ragazzi scelgono altri sport o altri divertimenti: non guardano più il calcio, non se ne innamorano e non lo giocano. L’educazione sportiva e gli atteggiamenti in campo Se fossi il presidente federale, e sono felice di non esserlo, non saprei risolvere la crisi della mancanza di talento. Non mi darebbero il tempo. Non lo danno a nessuno. Servirebbe coltivare il talento, dare spazio alla tecnica, imparare a vincere: contro la Bosnia Gatti era sempre a terra, Donnarumma litigava. Un brutto segnale, con questo atteggiamenti si dimostra di avere paura. Con il talento si nasce, l’educazione sportiva si impara: i giovani dovrebbero anche essere educati al rispetto dell’avversario, dell’arbitro, delle regole, basta simulazioni, gente che si rotola a terra. Il linguaggio del corpo non deve essere aggressivo ma neanche da perdente. E anche per assimilare questi concetti serve tempo. Ma non ne danno.
Alle NachrichtenCalcio
Herunterladen
I giovani non guardano e non amano più il calcio. Devono pagare per giocare. E il talento sparisce
Massimo Mauro·

La rubrica “Visti dall’ala”
Folge allen Fußball-Nachrichten
Lade die App herunter, um Benachrichtigungen zu den neuesten Nachrichten zu erhalten.