Oggi si potrebbe già sapere chi in Champions ci andrà — il Napoli se vince a Pisa e la Juve se batte la Fiorentina e le altre non vincono — o che non ci andrà: il Como se non vince e gli altri sì. Ma al 99 per cento la volata Champions si trascinerà fino all’ultima giornata, ancora con le partite in simultanea che domenica prossima avranno un senso, ma di cui in questa se ne poteva tranquillamente fare a meno.

Invece, a causa del derby di Roma, ci tocca questa strana abbuffata di mezzogiorno, che non è nemmeno l’ora di pranzo ma al massimo quella del brunch. Di sicuro non quella di una partita di calcio, nonostante la gara delle 12.30 sia ormai una tradizione consolidata. «Sembra poca cosa mezz’ora, ma non lo è», avverte però Paolo Bertelli, ex preparatore di vaglia (Juve, Roma, Chelsea, Nazionale). «Si deve affrettare tutto, svegliarsi prima, mangiare prima, vedere video prima. È un orario atipico. Per chi non è abituato la mattina può essere faticosa, non tutti hanno i bioritmi adatti a quel tipo di sforzo. Ma la preparazione è inutile cambiarla, non c’è stato tempo per abituarsi. Dipenderà solo dalla capacità di adattamento del calciatore». Perlomeno, il sole di mezzodì in questa domenica di metà maggio non sarà squillante come temeva Sarri (a Roma sono attese temperature di poco sopra i 20°, quindi ideali per lo sforzo fisico). In ogni caso i giocatori dovranno prepararsi a un protocollo diverso, come spiega il nutrizionista Nicola Sorrentino: «Per introdurre energia sono necessari, anzi fondamentali, i carboidrati, abbinati a una proteina, da assumere almeno due ore prima. Ma capisco che mangiare cereali, pasta, legumi a quell’ora non piaccia. Quindi se normalmente un agonista prima di un grande sforzo dovrebbe mangiare pasta con verdure olio e parmigiano o, ancora meglio se li si digerisce, pasta con legumi, per una partita alle 12 mi sento di consigliare questo: pane tostato, burro e cioccolato fondente. Un boost di energia perfetto per quell’ora, senza rischi di cali energetici». Niente pasta e fagioli, dunque: nel piatto, più che altro, c’è una cifra che balla tra i 40 e i 60 milioni, vale a dire la differenza che passa tra andare in Champions e non andarci, anche se è una quota in qualche modo contenuta dalla qualificazione all’Europa League (una quindicina di milioni, di base), già garantita per tutte le squadre in corsa. Ma per quattro di quelle cinque, Como escluso, la coppa di scorta sarebbe un fallimento.

A Conte basta una vittoria, riconferma vicina

In casa Napoli l’eventualità di non partecipare alla prossima Champions non è presa in considerazione. Sarebbe un disastro sportivo ma anche economico per i mancati introiti garantiti dalla competizione europea più importante. Dopo la sconfitta al Maradona con il Bologna, l’obiettivo è non sprecare il secondo match point in casa del Pisa, ultimo e già retrocesso. Manca una vittoria per tagliare il traguardo ed evitare calcoli complicati. Il Napoli non vuole correre rischi e proverà a chiudere con novanta minuti d’anticipo una stagione segnata dai tantissimi infortuni. L’emergenza – per uno beffardo scherzo del destino – finirà proprio con il Pisa: Conte porterà in panchina David Neres, l’ultimo lungodegente, costretto all’intervento chirurgico a gennaio per un infortunio alla caviglia. La sua assenza ha condizionato molto la manovra offensiva. De Bruyne – fuori quattro mesi per una lesione muscolare – sarà titolare (l’altra novità è Di Lorenzo al posto dello squalificato Politano con Beukema titolare) e proverà a regalare il successo al Napoli che poi aprirà ufficialmente l’argomento futuro. De Laurentiis e Conte dovranno risolvere il rebus della panchina: porteranno avanti assieme il rinnovamento del nuovo Napoli oppure no? L’ipotesi di un riavvicinamento sta prendendo di nuovo forza. Manca una vittoria per conoscere la risposta definitiva.

Juve, il sogno è Bernardo Silva

Per la Juventus, la Champions è essenziale per due motivi: le risparmierebbe di raccattare tramite le cessioni i soldi che invece arriverebbero dalla Uefa e potrebbe attrarre giocatori che difficilmente andrebbero a Torino per giocare l’Europa League, a partire da Bernardo Silva, per il quale i bianconeri sono in lista d’attesa, specie dopo le ultime parole del portoghese: «Mi ha cercato il Benfica ma ho detto no, è ancora troppo presto per tornare in Portogallo. Prima voglio fare un’altra esperienza: il mio piano è scegliere la prossima squadra prima di partire per il Mondiale». La Juve spera di potergli fare il prima possibile una proposta: già oggi potrebbe ottenere (se vince e le altre no) la qualificazione aritmetica alla Champions, in assenza della quale i piani andrebbero invece rivisti e non si escluderebbe il ricorso a un nuovo aumento di capitale. Il club bianconero ha in mente di sacrificare un titolare a prescindere (i sacrificabili sono Cambiaso e Thuram, considerati rimpiazzabili), ma senza Champions dovrebbe venderne un secondo. Non per volontà ma per necessità: in questo caso l’indiziato è Bremer, che ha una clausola da 56 milioni. L’esodo potrebbe anche riguardare Conceiçao: le ultime prestazioni hanno acceso interessi in Premier, il Liverpool lo ha messo nella lista dei possibili eredi di Salah.

Milan, i soldi della Champions per evitare una rivoluzione

Un fallimento. Senza la Champions, così sarebbe considerata la stagione del Milan all’interno del club. Ma i problemi non si fermerebbero all’obiettivo sfumato. Su tutti il mercato. Il Diavolo vivrà un’estate di rinnovamento. Più facile operare con almeno 60 milioni in più da investire, quelli garantiti dalla sola partecipazione alla Coppa. Ci sono già alcuni profili per il Milan che verrà: Fagioli, Anguissa e Goretzka. Rientrare tra le prime quattro classificate darebbe al club rossonero la possibilità di comprare senza necessariamente vendere. Altrimenti la ricostruzione sarà più ampia. E andrà fatto almeno un sacrificio pesante. Leao in tal senso è il profilo più indicato. Ma potrebbero partire pure Pulisic, Loftus-Cheek, Fofana e Tomori, oltre ai sicuri addii di Füllkrug e Nkunku. Anche Modric ha legato il suo futuro alla Champions: giocarla il prossimo anno è una delle condizioni che ha posto alla società. Le altre per rimanere ancora dodici mesi: la permanenza di Allegri e una rosa rafforzata per il doppio impegno.

C’è poi un tema che tocca il brand Milan. Restar fuori per il secondo anno di fila dalla Champions sarebbe un duro colpo per l’immagine del Diavolo, che RedBird vorrebbe sempre più internazionale. Anche per questo l’Europa che conta è una vetrina troppo preziosa. Servono sei punti tra Genoa e Cagliari.

Gasperini provoca Sarri: “Ma alla fine viene?”

Ricavi, ma soprattutto prestigio. Per il marchio, per l’allenatore, per il club. Per la Roma qualificarsi alla Champions è soprattutto una questione di immagine. Certo, i 60 milioni che arriverebbero (43 dal bonus partecipazione, market pool e ranking Uefa – sarebbe l’italiana a incassare la somma maggiore – più biglietti e premi) sono una bella cifra per fare mercato, cambiano i conti, non i progetti. Entro fine giugno il club dovrà realizzare, per rispettare l’accordo fatto con l’Uefa, tra 60 e 80 milioni tra plusvalenze e ricavi. Dovrà quindi cedere almeno un top player (Koné, che rischia di saltare il derby oggi, è il principale indiziato, ma potrebbe non essere l’unico: rischia anche Ndicka). I rinnovi in discussione (Dybala, Pellegrini e Celik) dipenderanno dalle richieste dei calciatori, non dalla Champions. Gasperini, con Ranieri già out e Massara quasi, sembra aver ritrovato la serenità, il segnale è la voglia di scherzare: «Sarri viene? Aveva detto che non si sarebbe presentato». La Lazio ha il problema portiere: si è infortunato anche Motta, preso a gennaio per sostituire Mandas e promosso titolare per l’infortunio di Provedel. Giocherà Furlanetto, esordio in serie A. I Friedkin sognano dal 2020 la vetrina prestigiosa, da quando hanno acquistato il club, ma da allora la Roma non si è mai qualificata per la Champions. Ora la vittoria della Conference e la finale di Europa League non bastano più.

Como, Cambiaso e Cambiaghi nella lista di Fabregas

Per il Como le strategie sono già cambiate da quando ha la certezza che giocherà almeno in Europa League. Tra Parma (oggi, in casa) e Cremonese (tra una settimana, fuori) servono sei punti per inseguire la Champions. La partecipazione alle coppe comporterà l’adeguamento del Sinigaglia e il rimodellamento della rosa basato su tre principi: servirà un organico più esteso per gestire le tre competizioni, occorrerà inserire in lista almeno quattro giocatori formati in un vivaio italiano e soprattutto andranno raddrizzati i conti, per rientrare nei parametri del Financial Fair Play della Uefa. Nell’ultimo bilancio, il rosso del Como era di 109 milioni e fin qui la società ha vissuto dei finanziamenti della famiglia Hartono, che ha pompato nel club 390 milioni, ma per rispettare i vincoli economici i lariani dovranno fare una cosa che finora, con la proprietà indonesiana, non è stata fatta, cioè realizzare plusvalenze vendendo qualche gioiello.

Al di là di Nico Paz, che il Real può riacquistare per 10 milioni, i candidati alla cessione sono Butez, Caqueret e Da Cunha che possono garantire plusvalenze interessanti. Nella caccia agli azzurri, invece, Fabregas ha messo nel mirino Cambiaso e Cambiaghi. Il progetto societario non cambierà in base alla coppa cui il Como si qualificherà, ma è chiaro che gli introiti della Champions eviterebbero la necessità di qualche cessione.