TORINO – C'è qualcosa di definitivo, nel gioco dei nove che la Juventus ha giocato sabato sera contro il Pisa. C'è il nove bocciato, sconfitto, diseredato: David. C'è il nove di passaggio, ma non per caso: Yildiz. Volendo c'è anche il nove dimenticato: Openda. E c'è il nove per il prossimo giro di giostra, quasi come se si fosse deciso di ripassare dal via: Vlahovic. È attorno a questi nomi e a queste formule che Spalletti architetterà la volata finale verso la Champions. Per il momento siamo in una fase di passaggio, perché tra il declassamento di David e il rientro a pieno regime di Vlahovic possono passare una o due partite visto che il serbo potrebbe tornare a disposizione sabato 14 a Udine ma non è ancora pronto per fare il titolare, dopo l'infortunio agli adduttori patito a fine novembre.
David, la crisi conclamata
Intanto, si parte da David. O meglio, dalla sua plateale giubilazione nell'intervallo di Juventus-Pisa: senza di lui si è passati dallo stitico 0-0 del primo tempo, punteggiato dai mormorii di disapprovazione del pubblico a ogni giocata del canadese, allo spumeggiante 4-0 del secondo, con Yildiz centravanti (assist e gol, per lui). David è in crisi conclamata, specialmente a livello mentale: la sfiducia in sé stesso è ormai evidente. "Analisi corretta", dice Spalletti, che ha cercato di difendere il suo (ex?) centravanti finendo però soprattutto per scoperchiarne i limiti: "Se David lo avessi fatto giocare nel secondo tempo, con quella nuova impostazione tattica, lo avrei messo nelle condizioni di fare bene. Gli si sarebbe creato un po' più di spazio, perché eravamo incastrati meglio nella tattica degli avversari. Comandando noi il gioco, è cominciata una partita diversa".
I difetti di David
Però David non c'era più perché Spalletti ha preferito non dargli un'altra possibilità, pur ammettendo che nella ripresa per lui sarebbe stato tutto più facile. Il punto è che sabato sera l'ex ct ha evidenziato tutti i difetti strutturali del centravanti canadese che, da come è stato descritto dall'allenatore, sembra inadatto al modo di giocare che si pratica in Italia: "Lui è un calciatore da non contatto, se gli butti la palla addosso ne viene fuori un duello che per lui diventa quasi una prigione. David è uno da gioco pulito, da palla sistemata". È uno, in pratica, che nelle marcature strette e nel gioco spesso sporco della serie A annaspa perché, come dice Spalletti, "gli manca un po' di scocca".
Vlahovic, l'esatto contrario
David ha un bel tocco, tiro pronto e visione di gioco, ma con l'avversario addosso diventa subito inefficace. È, in buona sostanza, l'esatto contrario di Vlahovic, che tecnicamente è molto più raffazzonato (basta vedere le sue difficoltà nello stoppare il pallone) ma che nel duello fisico con il difensore sa esaltarsi. Per questo Spalletti è pronto ad affidare di nuovo a lui il posto al centro dell'attacco e per questo spinge perché la società provi a trattenerlo anche in futuro, data anche l'impossibilità economica di investire una grossa cifra sul mercato per un nuovo attaccante: i soldi che ci sono, e non sono tanti, si preferirebbe destinarli a un portiere e a un centrocampista, oltre che a una punta d'appoggio. Il nodo saranno però David e Openda, assolutamente vendibili ma difficilmente cedibili.
Yildiz e la sorpresa Boga
Nel frattempo la soluzione Yildiz, falso o vero nove che lo si voglia definire, ha funzionato, anche se soltanto contro l'ultima in classifica, e si è ben incastrata con la crescita di Boga, che a conti fatti si sta rivelando il miglior acquisto dell'era Comolli: è arrivato dal Nizza, con cui era ai ferri corti da un pezzo, a prezzo di saldo (prestito gratuito e 4,8 milioni per il riscatto) ma sta tornando piano piano ai livelli del 2021-2022, i suoi anni migliori, quando esplose nel Sassuolo e l'Atalanta spese 20 milioni per lui. Finora non ha giocato più di 45', perché la sua tenuta atletica è limitata, ma a Udine potrebbe finalmente partire tra i titolari.
