NAPOLI - Mai dire mai, quando di mezzo ci sono due personalità molto forti e dai repentini sbalzi d'umore come Aurelio De Laurentiis e Antonio Conte. Alzi la mano chi avrebbe mai immaginato di vederli remare sulla stessa barca e pure con grande profitto, vincendo in due stagioni uno scudetto e una Supercoppa Italiana: successi impreziositi da un secondo posto e dalla qualificazione bis per la Champions. Di solito sono gli opposti che si attraggono e invece sono state le similitudini caratteriali a rendere solido il rapporto tra il presidente e il tecnico leccese, al punto che entrambi si definiscono amici al di là del legame professionale che li unisce.

Tra bilanci da far quadrare e ambizioni

Fanatici del lavoro, umorali, ambiziosi, ma capaci lo stesso di trovare un equilibrio per il bene del Napoli, sforzandosi di stare attenti a evitare le invasioni di campo. Ma erano e restano due galli nel pollaio, tant'è che ciclicamente riemerge la loro necessità quasi fisiologica di primeggiare, finanche l'uno sull'altro. Gli equilibri sono sempre stati sottilissimi e per questo in casa azzurra tira di nuovo aria di divorzio, a distanza di dodici mesi esatti dalla prima crisi affrontata dalla coppia. Fu la festa tricolore del 2025 a ridare linfa al progetto, che era stato minato dalla cessione a gennaio di Kvaratskhelia. I bilanci non in attivo hanno su ADL lo stesso effetto cromatico di un drappo rosso davanti a un toro, mentre per l'inquilino della panchina conta solo arrivare davanti a tutti. Di qui l'esigenza di trovare un accordo a metà strada, che stavolta sembra meno scontato.

Cosa non è piaciuto a Conte

Pesa infatti anche l'ego ferito di Conte, che si aspettava di essere portato in trionfo per i risultati del suo biennio azzurro e invece è stato messo addirittura in discussione: segretamente dall'interno della società e in modo esplicito da una parte dell'ambiente. Al tecnico leccese sono stati imputati per i suoi metodi di preparazione i troppi infortuni e sono arrivate critiche pure sulla qualità del gioco del Napoli, esasperate soprattutto dll'eliminazione già nella fase a gironi dalla Champions League. De Laurentiis ha ascoltato i rumors da spettatore, senza mai schierarsi apertamente dalla parte del suo condottiero e amico. Un silenzio interpretato dalla panchina come assenso.

La panchina della Nazionale

Antonio non s'è sentito più apprezzato a 360 gradi ed è questo il motivo (di orgoglio) che lo spinse a mettersi su piazza nei giorni del terzo tracollo Mondiale dell'Italia. "Certo che al posto della Figc penserei a Conte...". In quel momento era solo il modo per rivendicare il valore del suo lavoro e invece fu scambiata per autocandidatura, che magari però sarà presa davvero sul serio. Le cose a volte succedono perché sono scritte nel destino.

Il contratto da 8 milioni

Ma il mal di pancia di Conte prescinde dal suo eventuale futuro da ct, che nel caso sarà utile soprattutto per agevolare la risoluzione del rapporto con il Napoli. Balla un contratto da 8 milioni fino al 2027 e la parola "buonuscita" nel vocabolario di De Laurentiis non esiste. Sulle voci di un probabile divorzio pesa infatti come un macigno proprio questo interrogativo, legato alle eventuali e difficili modalità di un addio anticipato. Il tecnico ha gettato la patata bollente nelle mani del suo datore di lavoro e amico ("Dica lui cosa è stato partorito") e ora la prossima mossa spetta quindi al presidente, che può cogliere al volo il malessere di Antonio o cercare in qualche modo di curarlo.

C’è Sarri se Conte lascia

Alle porte ci sono i festeggiamenti per il centenario del club del 1 agosto e ad ADL non dispiace l'idea di godersi da solo gli onori del palcoscenico, da unico gallo nel pollaio. Magari regalando al popolo azzurro l'amarcord per il ritorno di Maurizio Sarri. Quello che pensa la squadra lo ha invece detto a Pisa il capitano, Giovanni Di Lorenzo: "Le incertezze sul futuro della panchina ci sono soltanto all'esterno, noi nello spogliatoio non le percepiamo". Assomiglia al clima di un anno fa, quando di questi tempi dilagavano i rumors sul divorzio, smentiti poi dai fatti. Mai dire mai, insomma. Tutto sarà più chiaro dopo la festa Champions di domenica contro l'Udinese. E chissà che l'ultima parola non sia quella dei 50 mila del Maradona. Pollice alto o verso?