NAPOLI - Nove punti di ritardo dalla vetta della classifica e otto di vantaggio sul quinto posto, quando mancano solamente sei giornate alla fine del campionato. Il pareggio di Parma ha dato un indirizzo nella sostanza definitivo al campionato del Napoli, che ha accantonato i residui sogni di lottare per lo scudetto e d'ora in poi dovrà dedicarsi con relativa serenità alla difesa della zona Champions League, forte anche di un calendario che almeno sulla carta è in discesa, con quattro partite da giocare nel fortino del Maradona.

La frenata di Parma

La rimonta sull'Inter (da -14 a -7 in soli 360') aveva alimentato qualche speranza soprattutto tra i tifosi azzurri di difendere fino alla fine il titolo tricolore conquistato un anno fa, ma la squadra di Antonio Conte si è fermata dopo cinque vittorie di seguito allo stadio Tardini e si è dovuta arrendere all'evidenza pure numerica dei suoi limiti, che con il quarto attacco e addirittura l'ottava difesa della serie A rendono già straordinario l'attuale piazzamento sul secondo gradino del podio: a +3 sul Milan.

Il corto muso di Conte

Il Napoli ha solamente la quinta differenza reti del campionato (+17, peggio di Inter, Milan, Juve e Como) e si è arrampicato in alto grazie a una lunga collezione di successi di misura, come del resto era accaduto anche nel campionato scorso nonostante il trionfo finale. Nei venti mesi della gestione Conte sono state infatti ben 27 le vittorie messe insieme con un solo gol di scarto ed è un trend che comporta giocoforza molti più rischi, perché obbliga gli azzurri a stare sempre sul filo del rasoio, come si è visto pure domenica pomeriggio a Parma.

Hojlund isolato in attacco

Juan Jesus allo stadio Tardini ha sbagliato una lettura difensiva dopo soli 33 secondi e ai suoi compagni non sono bastati 95' (recuperi compresi) di assalti per andare oltre il pareggio, ripreso tra mille sofferenze grazie a un guizzo del solito McTominay. La squadra segna poco e non ha più il reparto arretrato impenetrabile di un anno fa, complici le lunghe assenze di tre big come Neres, Di Lorenzo e Rrahmani. I problemi danno però l'idea di essere - al di là dell'emergenza - strutturali e il passaggio in corsa al modulo 3-4-2-1 li ha acuiti specialmente nella fase offensiva, con Hojlund troppo spesso isolato in avanti.

Il ritorno al 4-3-3

La coperta è corta e il rientro dei Fab Four a centrocampo è servito al Napoli solamente per ritrovare solidità: solo un gol subito negli ultimi 270'. Ma per schierare contemporaneamente Lobotka, Anguissa, McTominay e De Bruyne - tutti recuperati da poco dopo i rispettivi infortuni e dunque non brillanti - Conte è stato costretto a sacrificare in panchina contro Milan e Parma il brasiliano Alisson Santos, che in assenza di Neres è l'unico attaccante in grado di saltare l'uomo e rendere imprevedibile la manovra azzurra. In prospettiva la soluzione più logica sembra il ritorno al 4-3-3: modulo tattico che farebbe felici anche i tifosi e Aurelio De Laurentiis, che ha una predilezione nota per il tridente. Sarà pure questo uno dei tanti argomenti sul tavolo alla fine del campionato, nel confronto tra il presidente e il tecnico leccese.

Conte pronto a restare

Segnali di divorzio non ce ne sono e Conte si avvia a onorare il contratto triennale con il Napoli in scadenza nel 2027, si vedrà se con un ulteriore rinnovo oppure senza. Nelle prime due stagioni sono arrivati uno storico (e inatteso) scudetto, una Supercoppa Italiana e un probabile secondo posto: risultati che sono serviti anche a rimettere a posto i conti della società, dopo il decimo posto del 2024.

L’incontro con De Laurentiis

Restare in Champions per gli azzurri è vitale e gli 8 punti di vantaggio sulla quinta a 6 giornate dalla fine potrebbero permettere a De Laurentiis e al tecnico leccese di anticipare di qualche settimana il loro vertice, al rientro del presidente dagli Stati Uniti (atteso sabato al Maradona per la sfida con la Lazio). Alle porte ci sono i festeggiamenti del 1 agosto per il centenario della società e fare chiarezza definitiva sul futuro della panchina è interesse di tutti.