MILANO – Si è fermato per almeno due ore con i bambini: firme, sorrisi, abbracci. Lui in ginocchio, loro con foglietti, penne e gli occhi che brillavano. Moise Kean è arrivato da Firenze per i più piccoli, nonostante il momento difficile della Fiorentina. L’occasione meritava: inaugurare il campo dell’oratorio della parrocchia di Santa Maria Ausiliatrice a Milano, riqualificato da Ea Sports Fc e Lega serie A nell’ambito di un programma globale che prevede investimenti nelle comunità locali, con annesse borse di studio calcistiche per i ragazzi. In Italia era già successo a Torino. Kean – autore di una delle canzoni inserite nella colonna sonora del videogioco Fc 26 – si è presentato nel pomeriggio, con indosso una maglia disegnata da lui. Chiede di non parlare di Fiorentina, troppo delicata la situazione, però per la divisa ha scelto il viola: «È il mio colore preferito».

Domenica a Udine ha chiuso la partita con un fastidio alla tibia. Come sta?

«Bene, cerco di star meglio ogni giorno. Lavoro con un grande staff. Proverò ad esserci per la prossima partita». È qui anche per i bambini. Si rivede in loro? «Sì, perché anche io ho iniziato a giocare in oratorio. Stare in mezzo a loro mi ha fatto tornare a quegli anni lì. I primi calci sono i più belli di tutta la vita. Non dimentico da dove sono partito». Ha raccontato che per il calcio a 13 anni ha lasciato tutto. «Ho fatto tanti sacrifici. Ho creduto in me stesso e ho permesso agli altri di fare lo stesso guardandomi giocare». Che consiglio si sente di dare ai bambini? «Ascoltatevi, parlate con i genitori e seguiteli. Dovete volerlo. Se qualcuno lo vuole più di voi, non va bene. Ci deve essere ossessione e amore per quello che si fa».

Le nuove generazioni non hanno mai visto l’Italia ai Mondiali. «Spero rompano il tabù questa estate. Io sono stato fortunato, ho vissuto il trionfo del 2006. Ricordo quella sera: vidi la finale con la Francia nel bar sotto casa, insieme a mio fratello. A fine partita non si capiva niente tra birre, sedie che volavano in piazzetta. La gente era felice. Una cosa bella». Come arriva la Nazionale ai play-off di fine marzo? «Il clima è giusto, siamo un ottimo gruppo. Compatti, ci vogliamo bene, abbiamo fiducia l’uno nell’altro. Siamo amici oltre che compagni. Avevamo bisogno di questo. So che faremo delle grandi partite, ho buone vibrazioni».

Il ct Gattuso ha portato tutti i giocatori a cena. Cosa vi ha detto?

«È stato bello rivederlo. Ci trasmette sempre tanta carica, è ciò che ci serve. Io e il mister parliamo spesso, abbiamo un carattere simile. Ogni volta che lo sento, ne esco più forte». È vero che è un martello? «Ma no, è uno che dice sempre quello che pensa per davvero. A noi questo fa impazzire. È uno vero. Daremo tutto per lui». La qualificazione al Mondiale può essere uno stimolo per il finale di stagione? «Assolutamente. Ho obiettivi grandissimi. Ci penso di continuo, ci lavoro ogni giorno. Spero di dare il mio contributo». Se chiude gli occhi ed esprime un desiderio? «Andare al Mondiale. Lo vogliamo tutti».