ROMA – Un protagonista, due gol, il doppio inchino, il bacio alla maglia, la standing ovation e i tre punti della speranza. Il derby trova a volte improbabili protagonisti, meteore, bidoni che passano alla storia per un gol, per una giocata. Questa volta, nella sfida alla Lazio più importante, invece ha trovato il più naturale dei primi attori. Gianluca Mancini è il capitano senza fascia, il giocatore che sa spesso essere l’uomo giusto al momento giusto, il leader indiscusso della Roma. Il difensore più detestato dagli avversari per l’intensità in campo, ma più amato dai tifosi. Lui lascia una traccia indelebile su questa partita e forse questa stagione, con una doppietta che porta la Roma al quarto posto a soli 90 minuti dalla fine del campionato. E ora la squadra è padrona del suo destino. Va a segno due volte con la specialità della casa, il colpo di testa su un calcio d’angolo, con un movimento in terzo tempo illeggibile per la squadra di Sarri che con la difesa a zona in linea a quattro è efficace su Malen e Dybala ma troppo morbida sugli inserimenti del difensore romanista sui calci piazzati. La prima rete al 40’ del primo tempo su angolo calciato da Pisilli, dopo un momento difficile con la Lazio due volte pericolosa con Gila e Noslin. Mancini ha poi fatto tutto il campo, roteando le braccia, a indicare lo stadio nella sua interezza, si è inchinato sotto la Sud e ha baciato alla maglia. Io resto qui. Il sentimento è reciproco. Il secondo gol, su angolo calciato da Dybala al 21’ del secondo tempo: altro inchino sotto la Curva, abbraccio con panchina, con Pellegrini, sorriso del proprietario Ryan Friedkin in tribuna, Gasperini che corre con i giocatori. La Lazio che si era già spenta dopo il primo gol, si è trascinata verso la fine della partita per inerzia: per la Roma gestire il 2-0 è stata quasi ordinaria amministrazione, impreziosita dal palo colpito dal redivivo Dovbyk. Prima dell’uscita di Mancini, della standing ovation dell’Olimpico solo giallorosso (la Curva Nord era deserta per la protesta dei laziali contro la società su cui ha ironizzato il resto dello stadio con lo striscione “siete più del solito”), la rissetta in campo, un classico da derby che non tramonta mai, che finisce con l’espulsione di Rovella e Wesley. Alla fine bandiere che sventolano, tra canti e festeggiamenti per gol della Fiorentina alla Juventus. La squadra chiude in cerchio in mezzo al campo, sperando di chiudere il cerchio della stagione tra 90 minuti, a Verona. Roma-Lazio 2-0 (1-0) Roma (3-4-2-1): Svilar; Mancini (38' st Ziolkowski), Ndicka (37' pt Rensch), Hermoso; Celik, El Aynaoui, Cristante, Wesley; Pisilli (1' st El Shaarawy), Dybala (43' st Dovbik); Malen (38' st Soulè). (95 Gollini, 70 De Marzi, 12 Tsimikas, 87 Ghilardi, 3 Angelino, 78 Vaz). All.: Gasperini. Lazio (4-3-3): Furlanetto, Marusic (34' st Lazzari), Provstgaard, Gila, Tavares; Taylor (17' st Dele-Bashiru), Rovella, Basic; Cancellieri (26' st Isaksen), Dia (17' st Maldini), Noslin (35' st Pedro). (99 Giacomone, 72 Panozzo, 2 Gigot, 3 Pellegrini, 23 Hysaj, 32 Cataldi, 28 Przyborek, 21 Belahyane,20 Ratkov). All.: Sarri. Arbitro: Maresca di Napoli. Reti: nel pt 40' Mancini, nel st 21' Mancini Angoli: 8-3 per la Roma Recupero: 4' e 5' Note: espulsi al 26' st Rovella e Wesley per condotta violenta Ammoniti: Taylor, Tavares ed El Shaarawy per gioco falloso, Cancellieri e Hermoso per comportamento scorretto Spettatori: 50.152