ROMA – Meglio tardi che mai. A otto giorni dal play-off contro l'Irlanda del Nord per non tradire ancora una volta l'appuntamento con i Mondiali, la Federcalcio presenta il nuovo progetto tecnico del settore giovanile. Un programma che riunisce sotto un solo nome Settore tecnico, settore giovanile e scolastico e Club Italia. Un'opera di riforma che ha un solo obiettivo, e dichiarato: tornare a coltivare il talento. La riforma dei giovani della Federcalcio Il presidente federale Gabriele Gravina è stato il presidente della vittoria dell'Europeo 2021 e della mancata qualificazione al Mondiale 2022. Alti e bassi, ma rigetta l'idea che un piano di riforme delle giovanili, a questo punto, suoni come un mea culpa del mondo del calcio: "Questo progetto non è scaturito dalla mancata qualificazione: era stato inserito nella mia piattaforma programmatica 2018 e reinserito nel 2025. Ci sono voluti anni per tanti motivi. Non è facile conciliare interesse per l'attività giovanile con gli interessi dei club". A produrre un'accelerazione non è neanche la necessità di mettere le mani avanti in caso di un'altra esclusione dai Mondiali: "Io - spiega Gravina - sono preoccupato dall'esasperazione e dall'ipertatticismo, dalla ricerca del risultato sportivo a tutti i costi. Oggi in serie A solo il 30% dei giocatori è selezionabile per la Nazionale e questo deve far riflettere. Ci siamo accorti di questo atteggiamento negativo nel privilegiare solo risultato anche nelle giovanili. Persino in Primavera ci sono squadre provincia che hanno il 100% stranieri. È scattato un alert di programmazione. Dopo alcune visite ai centri federali c’è preoccupazione per risultati nazionali giovanili, scarso rifornimento per il futuro nonostante ottimi risultati". "Tecnicamente i nostri giovani non sono abbastanza forti” Il progetto ruota intorno a tre parole: Gioco, formazione e talento, creando una struttura verticistica che coordini l'attività sportiva, soprattutto delle giovanili. Maurizio Viscidi ne sarà a capo: "Il livello tecnico dei nostri giovani è troppo basso", denuncia Viscidi. "Ieri ero sul campo di una Under 14 e per 37 minuti i ragazzi non hanno toccato la palla. Le Nazionali giovanili hanno fatto grandi risultati. Ora vedo i ragazzini del 2012: io ho lavorato con i 2002. E i 2012 non sono forti come i 2002". Quindi, cosa fare? "Bisogna mettere l'accento sulla tecnica, oggi anche a livello giovanile prevale la ricerca della vittoria dei campionati. Metteremo l'accento su questo cercando di spiegarne centralità. Costruiremo modello allenamento da proporre, non da imporre. Cercheremo di affiancare i tecnici nel lavoro quotidiano. Scriveremo guida in formato multimediale per raggiungere tutti. Non faremo solo formazione ma anche aggiornamento dei tecnici". Qualche dettaglio in più lo spiega Simone Perrotta, vice presidente del settore giovanile scolastico: "C'era la necessità di implementare quello che si fa oggi. Invertendo la logica: prima investivamo sulla formazione dei ragazzi, ora sulla formazione dei tecnici. Nuovi corsi e gratuiti. Il primo step devono essere i responsabili dell'attività di base, perché allenare giovani di 18 anni o bambini di 5-6 anni non è uguale. Dai 5 ai 12 serve una formazione specifica. Gratuita e aperta a tutti, senza alcuna graduatoria".