Torino – A tossicchiare è stato il gioco della Juve, scaduto nella banalità di un malanno che qui non molto tempo da era piuttosto diffuso, la pareggite. Il Sassuolo, falcidiato dalla pertosse, ha così portato a casa un punto coraggioso e tutto sommato meritato, perché i bianconeri se la sono giocata bene all’inizio ma poi si sono lasciati prendere dalla superficialità, come se tutto fosse scontato. Il destino l’ha punita: a Yildiz (il primo a sparire dal campo dopo il gol) ha risposto Pinamonti e agli attacchi sporadici degli juventini - inclusi Vlahovic e persino Milik, ripescati dall’eternità di antichi infortuni - ha risposto Muric, che ha bloccato un rigore di Locatelli, per altro non dei più netti (mani di Idzes), così come quella parata non è stata la più difficile.

Il consenso popolare per Spalletti

L’inciampo in chiave Champions pesa, ma prima del diffuso malumore finale Stadium, Spalletti si era però preso per la prima volta un coro personalizzato alla curva: più che un incoraggiamento è sembrato un invito (te ne preghiamo, resta) e sicuramente è stata un’investitura. Adesso Lucio sa di avere le spalle coperte dal consenso: non era così scontato. La Juve che ha visto gli è piaciuta un po’ sì e molto no. All’inizio sicuramente sì, per quel modo spavaldo ma non arrogante di prendere di petto la partita, con il tridentello dei dribblatori abile non infilarsi nell’imbuto (Spalletti lo chiama vicolo) e ad aprirsi spazi nel modo più impensato: stavolta l’azione del gol, per dire, l’ha lanciata direttamente Perin raggiungendo Conceiçao alla parte opposta del campo, poi il portoghese ha servito Yildiz che ha colpito a botta sicura. Però da quel momento la Juve ha cominciato ad andare a corrente alternata, elettrica e opaca a seconda dei momenti. Ha sfiorato altri gol volando sulle alette ma poi rischiato quando il Sassuolo ha aperto le sue, specie Berardi, che ha messo in area palloni infidi che i compagni non hanno capito fino in fondo, almeno fino a quando Pinamonti ha bruciato di brutto Bremer. Muric insuperabile La pertosse ha tolto a Grosso, tra gli altri, due pilastri come Matic e Thorstvedt ma tutto sommato non troppe energie, anche se a centrocampo le assenze del serbo e del norvegese hanno aperto una voragine mascherata con un ritocco al modulo (dal 4-3-3 al 4-2-3-1), i meccanismi consolidati del gioco e un’ottima difesa. La Juve si è impantanata da sé, mettendosi a giocare più di nervi che con la testa. Nel caos di attacchi disordinati, Muric si è superato sui colpi di testa di Boga e Milik, buttato nella mischia dopo quasi due anni (e Vlahovic dopo quasi quattro mesi), mentre Locatelli gli ha tirato un rigorino comodo comodo da parare e lui l’ha bloccato senza fare una piega. Juventus (4-2-3-1) Perin 6 – Kalulu 5.5, Bremer 5, Kelly 6 (34’ st Vlahovic sv), Cambiaso 5 (17’ st Miretti 5) – Locatelli 5, Thuram 5.5 (17’ st Koopmeiners 6) – Conceiçao 7 (43’ st Zhegrova sv), McKennie 5.5, Yildiz 6 – Boga 5 (34’ st Milik 6). All. Spalletti 5.5. Sassuolo (4-2-3-1) Muric 7.5 – Walukiewicz 6, Idzes 6.5, Muharemovic 7, Garcia 5.5 – Vranckx 5.5 (35’ st Iannoni sv), Koné 6 – Berardi 7 (46’ st Doig sv), Volpato 6.5 (24’ st Lipani 6), Bakola 5.5 (24’ st Laurienté 6) – Pinamonti 6.5 (35’ st Nzola sv). All. Grosso 7. Arbitro: Marchetti 6. Reti: 14' pt Yildiz; 7' st Pinamonti Note ammoniti Bremer, Garcia, Lipani. Spettatori 39.699.