Il 26 marzo la Nazionale di Gattuso, che non ha più il ritorno dell'infortunato Verratti come risorsa da pescare, giocherà contro l'Irlanda del nord la semifinale dei play-off per il Mondiale, al quale l'Italia non partecipa dal 2014. La partita degli azzurri si giocherà a Bergamo, nello stesso stadio in cui l'Atalanta, ultima rappresentante della serie A, è stata appena annichilita dal Bayern nell'andata degli ottavi di finale, esito che certifica, in anticipo sul ritorno in Baviera della settimana prossima, la totale cancellazione dalla Champions di un movimento calcistico che si autocelebra di continuo, salvo dovere prendere atto di un'inferiorità avvilente al cospetto dei migliori (Palladino ha etichettato il gigante della Bundesliga come la squadra più forte del mondo).

Il divario tecnico tra l’Italia e le nobili d’Europa

Assodato che i nordirlandesi non appartengono certo alla prima classe e che la bolgia bergamasca potrà sprigionare a beneficio della Nazionale l'effetto mancato col Bayern solo per l'oggettiva inferiorità tecnica, la disfatta dell'Atalanta, che fa seguito all'eliminazione precoce delle grandi - Inter e Juventus nei play-off, il Napoli addirittura nella prima fase - legittima il sospetto che il calcio dei club italiani non sia più autorizzato ad alcun senso di superiorità: troppo lento il gioco che esprime, troppo grande il divario tecnico dalle nobili d'Europa. Certo, l'Inter ha giocato due finali di Champions delle ultime tre edizioni, ma stavolta è uscita contro una squadra norvegese, come la Juventus contro una squadra turca e il Napoli, prima di loro, per gli inciampi anche contro avversarie non sempre del massimo censo.

Il rapido declino del calcio italiano

Il calcio mondiale si è certamente livellato, però un declino così rapido colpisce. Le impietose statistiche, in tempi di match analysis, lo certificano: non saranno il Vangelo, ma forniscono una chiave di lettura non casuale. E sempre a proposito di statistiche, quelle sul numero di stranieri ormai debordante nelle squadre della serie A rendono ulteriormente ovvia la domanda: è così necessario imbottirle di giocatori che non fanno la famosa differenza e impoveriscono la Nazionale? La tesi secondo la quale si tratterebbe di una scelta inevitabile, perché i calciatori italiani costano troppo rispetto agli stranieri, è stata smantellata in un'intervista a Repubblica da Demetrio Albertini, ex campione oggi dirigente sportivo: basterebbe farli costare di meno.

È un'accusa al sistema che ha prodotto un paradosso storico. Il Milan del ciclo berlusconiano aveva uno zoccolo duro italiano e così pure la Juventus degli anni di Pirlo & C. Come del resto il Bayern ha in rosa undici tedeschi. Solo che ai tempi d'oro in serie A giocavano Van Basten e Maradona e più tardi Tevez, il miglior Pogba e infine Cristiano Ronaldo. Oggi i loro equivalenti sono negli altri campionati, come Olise, Upamecano e Luis Diaz hanno confermato a Bergamo. Forse la differenza è soprattutto questa. Non è piccola e impone subito un'urgenza: stringersi davvero attorno alla Nazionale.