Stanno retrocedendo 18 scudetti e un diciannovesimo potrebbe andare agli spareggi. Ognuno dei cinque grandi campionati d’Europa sta per mandare in serie B una squadra campione del passato. C’è lo scudetto romantico e quasi irripetibile del Verona di Bagnoli ‘85; ci sono in bilico i due titoli inglesi del Tottenham, i due del Burnley e sono andati giù i tre del Wolverhampton; balla il Siviglia campione di Spagna nel 1946 e con otto coppe europee nella sala dei trofei; rischia il play-off l’Auxerre di Guy Roux, campione nel 1996; ancora peggio il Nantes otto volte campione di Francia e il Wolfsburg di Džeko e Grafite, primo in Germania nel 2009. Alcuni sono titoli lontanissimi, altri abbastanza recenti da sembrare ancora vivi. Prese tutte insieme, questa storie sembrano un museo del calcio europeo finito nel seminterrato.È uno sconvolgimento che non succede da 35 anni, ma nel 1991 c’era un asterisco sul Bordeaux punito per questioni amministrative, mentre cadevano in un colpo solo il Bologna da noi, il Derby County in Inghilterra, il Betis in Spagna, l’Hertha in Germania. Stavolta sta per accadere tutto in campo.
Nell’anno del terzo Mondiale mancato dall’Italia, il calcio vuole ripeterci che non esistono rendite a vita, neppure per il Tottenham che rischia nonostante appartenga al calcio ricco e globale, una finale di Champions giocata nel 2019, uno stadio nuovo, allenatori reclamizzati. Il Siviglia ha vinto l'ultima Europa League solo nel 2023, ora è finito in una crisi fatta di instabilità tecnica, problemi finanziari e conflitti interni. Undici allenatori in nove anni e un club risucchiato dalla propria confusione. Il Nantes è ancora più simbolico. C’era una volta le jeu à la Nantaise, era una scuola, un modo di stare in campo e di formare giocatori. Ha avuto un’identità e l’ha perduta. Sono tutte storie diverse, ma con la medesima ferita. Il calcio contemporaneo non premia per nobiltà. Protegge solo chi si aggiorna. Il blasone resiste nei libri e nei racconti dei padri. Le classifiche vanno da un’altra parte. La salvezza è una faccenda di competenza. Contano lo scouting e gli stipendi sostenibili, allenatori coerenti con una rosa equilibrata, la capacità di correggere gli errori in fretta.
C’è qualcosa di rassicurante, sotto questa malinconia. Il calcio resta uno dei pochi posti dove la storia non basta. Puoi avere un nome enorme, puoi avere una bacheca piena o una curva calda. Se giochi male, se spendi male, se scegli male, scendi. La memoria ti accompagna fino al tunnel. Poi comincia la partita.
