Le storie di Milan e Juventus mi fanno riflettere sull’umiliante decadenza del calcio italiano. Nella serata decisiva, per il Milan c’erano tutte le condizioni per fare bella figura. Fai un gol dopo due minuti per gentile concessione della difesa del Cagliari (errore ovviamente, non dolo, perché l’approccio dei sardi era spensierato). Parto dei giocatori. In una situazione d’emergenza prendi a calcio la palla, magari un avversario. Insomma, cerchi di portare a casa il punticino. Senza passaggi illuminanti o tiri da 30 metri. Niente, neanche i provinciali – nel senso più genuino del termine - hanno saputo fare.

Milan e Allegri, giusto separarsi

Detto ciò, anche la decisione del Milan di separarsi da Allegri la condivido, serve una ventata di novità per ricreare entusiasmo. Lui nell’andata aveva creato un senso di appartenenza, ma onestamente non riesco a dare una spiegazione degli ultimi due mesi. Io penso, e non mi riferisco solo al Milan, che il calcio italiano debba praticare strade nuove, più sostenibili. Servono contratti a risultato, da ridiscutere a seconda della posizione in classifica. Si fa un programma, se non viene rispettato si rimette il mandato alla società e si ridiscutono le condizioni economiche. Se ti tengo, lo faccio a una cifra più bassa. E’ sacrosanto in un mondo iper professionistico nel quale gli agenti facendo (bene) il proprio lavoro stressano sul fattore contratti. Ma è anche sacrosanto che tutti i proprietari dovrebbero fare così, e mi meraviglio che i dirigenti fenomeni che prendiamo addirittura dall’estero non ci abbiano pensato.

Juventus, pagata la gestione di Yildiz

E passo alla Juventus, che ha buttato la Champions facendo due punti totali contro Verona, Fiorentina e Torino. Sono andato allo stadio parecchie volte a vedere la Juve, perché con Spalletti era divertente. Osava, correva, attaccava mantenendo un certo equilibrio tattico. Poi ha iniziato a non fare le cose giuste quando servivano. Yildiz ha iniziato a zoppicare mentre andava fatto riposare. Invece si è trascinato e non è riuscito a incidere nelle partite più importanti. E se la Juve la affidi a Conceiçao (che per carità, gioca anche bene) e David, le partite difficilmente le vinci. Focus su McKennie: prima sembrava imprescindibile, ma dopo la firma del contratto è sparito. E torno a quanto affermato: i giocatori devono stare sul filo, se non hai il contratto, giochi con un altro piglio.

La gestione di Gasperini

La Roma a Verona non ha fatto una grande partita, ma intanto l’ha portata a casa con Svilar, un rigorino e quel tacco meraviglioso di Dybala che ha mandato in porta El Shaarawy. Dybala è stato straordinario anche per come si è posizionato sul rigore di Malen per riprendere la ribattuta del portiere. E questo, fortuna a parte, si chiama fare la cosa giusta nel momento giusto. Gasperini è stato bravo anche come comunicatore. Non ha detto una parola di troppo dopo l’uscita dal club di Claudio Ranieri. Ha mantenuto la squadra concentratissima sugli obiettivi e ha fatto filotto al momento giusto. In ogni caso, a parte lo sprint finale e l’apporto eccezionale di Malen, la Roma è arrivata in Champions per la sua regolarità. Basta guardare l’equilibrio nei punti fatti tra andata e ritorno.

Como, la lezione di come si diventa grandi

Il Como invece ha dato lezione di come si diventa una grande squadra. Chiaro che adesso sarà difficilissimo mantenere il livello (Fabregas già lo sta dicendo). Va alzata l’asticella della personalità, perché si tratta di andare a giocare a Parigi, Monaco, Barcellona. Però si deve anche rischiare il 4-0 per diventare grandi.

Conte ha fatto la scelta giusta

Concordo infine con la scelta di Conte di lasciare il Napoli. Ha capito che è il momento di cambiare, lo apprezzo, non si attacca all’anno di contratto. Non lo vedrei male al Milan. Circa il suo successore, De Laurentiis sbaglia poco (solo Garcia l’unica caduta). Un ritorno di Sarri (che però sembra andare verso l’Atalanta) non mi dispiacerebbe. Una cosa è certa. Dopo Conte serve un tecnico di grande personalità.