È già un successo chiudere senza danni per un Napoli infelice e coraggioso. Esce indenne da un campionato tra i più scadenti degli ultimi anni, come dimostrano la terza esclusione della Nazionale dai Mondiali ed il contemporaneo fallimento dei club italiani in Champions. Alla prossima edizione il Napoli ci sarà, la facile vittoria con l’irrisorio Pisa dà solo quello che De Laurentiis e Conte aspettavano. Partecipare al torneo che distribuisce più soldi, dai 70 milioni in su, ma anche il tempo per riflettere prima di impegnarsi sul prossimo anno. Nessuno dei due ha idee chiare. Né possono dirsi la verità. L’accordo sul terzo ed ultimo anno è sancito da un contratto, ma c’è tanto altro da chiarire. De Laurentiis ha l’ennesima trattativa con un fondo americano di investimento. Il Napoli piace per il nome della città, la sua suggestione nella nostalgia degli italiani di seconda e terza generazione, il ricordo di Maradona.

Ogni iniziativa è possibile anche fuori dell’Italia compreso un film sul centenario. Trattativa sigillata dal patto di riservatezza e interrotta per pochi dettagli. Ma può riprendere. De Laurentiis potrebbe derubricarla a cifre più abbordabili, offrendo il Bari piuttosto che il Napoli. Finora ne ha discusso con la signora Jacqueline, i figli Luigi e Valentina, l’amministratore Chiavelli. Nulla sanno i dirigenti a lui più vicini. Neanche Conte può prendere impegni. Ha il contratto per il terzo anno, sente la responsabilità di difendere tutto il suo gruppo di lavoro, preferisce la Nazionale al Napoli. Ma deve attendere che Malagò diventi presidente della Figc il 22 giugno, e che si trovi anche un espediente per migliorare l’ingaggio.

Congruo quello di 8 milioni per un solo anno a Napoli, da integrare quello di 4 per quattro anni. Vi sono altre due incognite. Una è oggettiva, la Federazione non può imbarcare l’intero staff, 13 elementi con Oriali, 20 milioni annui. L’altra si può solo immaginare. Spalletti ha già rinnovato il suo contratto, ma la disastrosa sconfitta interna con la Fiorentina e lo choc nell’ambiente juventino fatalmente convergono sull’ipotesi Conte. Ipotesi, ovvio. Ma basta seguire il caos della Torino juventina per renderla credibile. Nella conferenza di Antonio Conte dopo una partita che nulla aggiunge alla schermaglia sul futuro del Napoli, si legge l’ansia di consolidare la sua posizione. Ha elogiato i tifosi delle curve forse per recuperarne il sostegno, dopo la voce di un ritiro senza pubblico. Ha difeso la preparazione, elencando solo gli infortuni da traumi, neanche una sillaba sugli insulti muscolari. Ha ricordato di aver già esposto al presidente un mese fa le sue richieste, un modo per rilanciarle. Ha giustificato l’arrivo di 11 giocatori dal mercato «perché ce n’era la necessità» dopo lo scudetto vinto, non ha spiegato perché nessuno dia garanzie per il futuro. Vede in crescita McTominay e Hojlund «se capisce che deve lavorare molto e ascoltare l’allenatore». La partita di Pisa in positivo ha riproposto l’affidabilità del più tecnico Meret sul più estemporaneo Milinkovic. Nulla è definito su De Bruyne, ancora meno sull’altro oneroso rapporto con Lukaku. Tocca a Manna sminare come sempre il mercato. Oltre la Champions non c’è nulla di certo. Conte dimentica di dire con chiarezza se preferisce restare oppure attendere che per lui decida il destino. Lo stesso, De Laurentiis. Coltiva non uno ma tre dubbi. Tiene il Napoli tutto per sé, lo cede in parte, offre il Bari. Deve altrimenti convincere Conte ad un cambio di gestione, 90 milioni da pagare subito per i riscatti. Il bilancio ha già tollerato 335 milioni di acquisti in cambio di 245 di cessioni in due anni. Senza avere altri Osimhen e Kvara da vendere. Campionato che finisce bene, ma Napoli tutto da inventare.