Da mesi è la sorpresa della serie A. Tra qualche settimana, sarà il volto nuovo dell’Italia di Gattuso alla ricerca del pass per i Mondiali. Marco Palestra a 20 anni con il Cagliari, dov’è in prestito dall’Atalanta, si è preso il pallone e non ha alcuna intenzione di mollarlo: «Mi piace pensare in grande, sono ambizioso». Palestra, di lei hanno parlato bene in tanti: Spalletti, Sacchi, Fabregas, Gattuso. Come si fa a non montarsi la testa? “I complimenti mi fanno molto piacere e ringrazio ogni volta, ma da quando ho cominciato a giocare a calcio ho imparato che la gloria è passeggera. Puoi passare in una settimana dall’essere considerato un top player a essere bollato come scarso, e viceversa”. E pensare che la sua prima partita con l’Atalanta Under 23 è cominciata con un’espulsione. “L’ho vissuta veramente male. Era il debutto fra i professionisti, è stata dura, ho avuto la fortuna di avere un mister fantastico, Francesco Modesto, che oggi allena il Mantova. Ha avuto molta fiducia in me e mi ha insegnato come va vissuto il calcio”.
In brevissimo tempo dall’esordio in serie C alla Supercoppa Europea contro il Real Madrid. Come ha vissuto questa scalata? “Serenamente. Dopo Modesto, con l’Under 23, è arrivata la prima squadra con Gasperini, che mi ha subito buttato nella mischia del calcio che conta. Ma c’è poco tempo per pensare: molto tempo per godersi le emozioni non c’è”. Anche lei va veloce. “Ma fino ai 15 anni, nelle giovanili dell’Atalanta, giocavo mezzala ed ero il più lento della squadra. Compensavo con la tecnica, ma sulla corsa ero sotto a tutti. Ero molto magro, avevo un’altra struttura. Dall’Under 17 sono cambiato, per fortuna”. Nella vita ha un riferimento? “I miei genitori. Mi hanno sempre assecondato e aiutato. Mio padre è ora socio di una start-up, mia madre fa l’impiegata, per anni si sono organizzati per fare avanti e indietro da Milano a Bergamo, dove mi allenavo. Un grande aiuto è arrivato anche da mio fratello. Ha 22 anni e fino a poco fa lavorava nella musica, alla Warner. È mio tifoso e mi supporta”. Nessuna gelosia tra voi? “Nessuna, e non ne avrebbe ragioni. Quando i suoi amici gli parlano bene di me è orgoglioso. I nostri genitori sono stati bravi a distribuire fra noi le attenzioni. Io gioco meglio a calcio, lui ha altre qualità, sa darsi da fare per gli altri e conosce la musica e il management”. Come va con gli studi? “Ho finito le superiori due anni fa, finanza e marketing. Ma mi piacevano soprattutto le lingue straniere e la geografia”.
Se non avesse fatto il calciatore, cosa le sarebbe piaciuto fare?
“Non ho mai avuto un piano B, che invece nella vita serve. Sin da piccolo volevo diventare calciatore e ho inseguito il sogno. In futuro però potrei decidere di riprendere gli studi”. Ha visto le Olimpiadi? “Gli ori di Federica Brignone sono stati incredibili, in dieci mesi dall’infortunio al tetto del mondo. È un esempio per tutti, per la determinazione”. Lei in cosa deve migliorare? “Di sicuro chiamo troppo la palla ai compagni. A Bergamo mi dicevano che facevo la telecronaca”. Che passioni ha oltre al calcio? “Ascolto molta musica, anche se non sono esperto, mi piacciono i trapper italiani. E Bad Bunny: al Super Bowl ha fatto uno show incredibile”.
E i videogiochi di calcio?
“Non sono male, ma non ci gioco più moltissimo: solo con amici e compagni di squadra. Evito però di usare me stesso, mi hanno fatto veramente scarso. Dovrei chiedere a Pierluigi Pardo, che dà la voce alle partite dei videogame, di mettere una buona parola”. Magari, a essere valutato diversamente la aiuterà la chiamata della Nazionale maggiore. “È un obiettivo e un sogno. Ma so che solo grazie a grandi prestazioni qui a Cagliari posso ambire a grandi traguardi”. E lì ha trovato una squadra giovane come lei. “È bellissimo, siamo tanti giovani, ma c’è anche qualcuno un po’ più grande che ci insegna come vivere le partite, aiuta avere compagni esperti, che hanno vissuto molto più calcio di noi”. È molto giovane anche il vostro tecnico, Fabio Pisacane. “Mi ha dato tantissimi consigli. Sento di essere molto migliorato con lui, in difesa ma anche nei movimenti quando si attacca”. Sa che è l’esterno con più dribbling riusciti in Europa? “Quando vedo un avversario davanti, immagino immediatamente come posso superarlo. Se poi è più bravo lui e mi prende la palla, va bene, ma mi piace il duello”. Come si immagina fra dieci anni? “Con una famiglia, dei figli, e spero di essermi tolto soddisfazioni nel calcio. Non mi pongo limiti, sono molto ambizioso e mi piace pensare in grande. Intanto dobbiamo salvarci col Cagliari”. A giugno scadrà il prestito. Non sarà facile lasciare Cagliari… “Sono stato accolto benissimo, non posso che ringraziare. Qui si vive alla grande: il mare, il cibo, il dialetto. Mi piace ascoltarlo e so qualche parola, ma non chiedetemi di parlarlo”. Di Milano le manca qualcosa? “La famiglia, gli amici, i miei nonni”.
