MILANO – Ha appena finito di giocare a padel, fra poco toccherà di nuovo a lui. Christian Panucci si riposa un attimo, e inevitabilmente il pensiero corre alla sfida che preoccupa e fa sognare gli italiani: gli azzurri contro l’Irlanda del Nord, domani a Bergamo. “La guarderò a casa, sul divano. Mi auguro per Rino Gattuso, che è un amico, e per tutti noi, che vada bene. Onestamente, penso che siamo superiori all’Irlanda, poi però l’effetto mentale e la tensione faranno la differenza. Il concetto di Gattuso nelle convocazioni, che ha stupito un po’ tutti, è stato privilegiare il gruppo più che la tecnica del singolo: tenere unito un gruppo di ragazzi che già c’è”, dice l’ex difensore, fra le altre, di Milan, Inter, Real Madrid e Roma, in una pausa del Legends Trophy alla Golden Goose Arena di Milano, dove il padrone di casa è il suo compagno e amico Demetrio Albertini.

Le sembra una scelta giusta puntare sul gruppo?

“Sicuramente sì, lo apprezzo molto. Ma in Italia ogni scelta del ct è oggetto di critica: se ne chiama uno, lo si attacca perché non ne ha chiamato un altro. È sempre così. Io credo che Rino abbia grande voglia di vincere. Avrà fatto le sue valutazioni, convocando quelli che pensava potessero portarci al Mondiale. Chiaramente qualcuno è dovuto rimanere a casa”. Quali insidie nasconde la gara con l’Irlanda del Nord? “Gli avversari britannici sono sempre molto ostici. È una questione di approccio. Hanno ritmo e intensità, provano a innervosirti. Sarà importante non cascare nelle provocazioni. Come dico sempre, sia con l’Irlanda del Nord, sia eventualmente con il Galles nella seconda partita, sarà la personalità a fare la differenza. Ed è quello che un po’ è mancato alla Nazionale in questi anni”. Quali sono invece le insidie della Bosnia? “La Bosnia tecnicamente è ben messa. Ha talento e ha la fame di andare al Mondiale. Sono molto uniti, molto patriottici, e nei Balcani questa è una cosa molto importante”.

E l’Italia, che avversaria è da incontrare?

“La nostra storia recente dice che per noi non è scontato nulla. Ma secondo me l’Irlanda è preoccupata all’idea di incontrare l’Italia. È soprattutto un discorso mentale: la squadra deve essere libera, deve andare in campo quasi a divertirsi. La partita secca è tosta, ma Bergamo è la piazza giusta: stadio piccolo, gente vicina, passione. Secondo me è stata la scelta giusta”. Per quanto riguarda le coppie d’attacco della Nazionale? “Non mi permetto di dare consigli. Il ct sa meglio di tutti cosa deve fare. Ci sono quattro o cinque attaccanti con caratteristiche diverse e probabilmente li userà tutti”. Pio Esposito può essere determinante? “Gattuso più giocatori ha e più è contento. Più alternative ha davanti, meglio è. Io credo che Esposito avrà un grande futuro”.

Pochi italiani in Serie A: è una scusa o un problema vero per la Nazionale?

“Da vent’anni che è così, ce ne accorgiamo adesso. Dal 2006 abbiamo fatto poco e non interessa tirare fuori i talenti, interessa il business. Nei settori giovanili si lavora poco sulla tecnica. Ai ragazzi si insegna troppa tattica quando non sanno ancora calciare bene il pallone. A me hanno insegnato che tecnica più tattica uguale risultato, ma prima viene la tecnica. I ragazzi devono divertirsi. Invece nei settori giovanili si pensa troppo ai moduli e poco alla tecnica, e alla fine non tiriamo fuori giocatori”. Questo spiega anche il calo delle nazionali giovanili? “Sì. Noi Under 21 ai nostri tempi vincevamo sempre, adesso facciamo più fatica. Siamo competitivi in Europa League e Conference League, ma in Champions facciamo fatica perché gli altri vanno a duemila all’ora”.

La corsa scudetto è ancora aperta?

“Secondo me no. Però, da una parte sì, perché per il campionato sarebbe bello. Ma il vantaggio dlel’Inter è talmente notevole che può essere gestito: sette punti sono tanti, malgrado gli ultimi risultati non positivi”. Si aspettava Allegri così competitivo già al primo anno di ritorno al Milan? “Allegri sta facendo un grande lavoro, considerando gli attaccanti che ha a disposizione. Per il resto ha una squadra esperta, con giocatori molto pratici: magari non è un calcio bellissimo, però nel momento giusto ti castigano, ed è una grande caratteristica delle squadre di Allegri. Certo, con una vera punta …”.

L’eterno problema del numero 9 …

“In Serie A lo hanno in tanti. La Roma lo ha trovato, ma manca alla Juve e a tante altre squadre. Ed è fondamentale, soprattutto in Italia, dove trovi squadre che si difendono: avere uno che dentro l’area ti garantisce il gol è decisivo”. Leao può fare il centravanti? “Lo può fare, anche se non è un vero numero 9. Però tanti giocatori lo hanno fatto pur non avendo quelle caratteristiche. Con il livello dei difensori in Italia, il 9 lo può fare anche qualche altro giocatore all’occorrenza”. Come si spiega questo periodo dell’Inter, che non riesce più a vincere? “Capita alle squadre forti. Hanno un vantaggio talmente importante che probabilmente questi passi falsi li faranno tornare a vincere”. E il Napoli come lo vede? “Il Napoli sapeva di essere lì davanti con l’Inter. Ma non è facile avere otto o nove giocatori fuori: il lavoro settimanale cambia. Essere lì comunque è un risultato importante e permette di preparare la prossima stagione. Se l’Inter dovesse cedere, potrebbero approfittarne, ma la vedo difficile”.