Chissà se Ancelotti ha raschiato il fondo del barile, preso una decisione populista per accontentare appunto il povo popolo, il popolo che reclamava unito l'ultimo dei suoi grandi fantasisti, o se in Neymar vede davvero una possibilità, un jolly da calare quando gli altri non hanno più carte da giocare. Di sicuro, a leggere la lista dei giocatori con cui il Brasile vuole vincere la Hexa, la sesta Coppa del Mondo, la cui attesa dura da 24 anni - esattamente quanti ne passarono tra la terza (1970) e la quarta (1994): la Seleção non ha mai aspettato oltre - non spiccano nomi che accendano la fantasia popolare o che assecondino con credibilità le ambizioni di successo. Non sono nomi da squadra favorita, almeno a confrontarli con quelli nella lista di Francia, Spagna, Inghilterra, Portogallo, Argentina. Ma c'è Ancelotti. E c'è Neymar, al suo quarto Mondiale e neanche una volta che sia finito sul podio.
João Pedro ed Ederson i grandi esclusi
C'è qualche escluso eccellente, come João Pedro del Chelsea, gran protagonista l’estate scorsa al Mondiale per club (da vedere il video dei suoi familiari delusi alla lettura dei convocati), ma anche l'atalantino Ederson, se vogliamo. E Thiago Silva, che a 41 anni era andato al Porto per rilanciare la sua candidatura, che Carletto non ha però preso in considerazione. Ci sono degli infortunati, specialmente Militão in difesa e il giovanissimo (e fortissimo) Estevão davanti (è out anche Rodrygo), ma non è che siano rimasti fuori dei fenomeni.
Alisson, Gabriel e Marquinhos: i pezzi grossi in difesa
Al di là di questo, ben pochi dei convocati brasiliani fanno parte dell'élite mondiale. Possiamo metterci Alisson, anche se non sta più vivendo le sue stagioni migliori, è forte la coppia centrale di difesa, formata da Gabriel e Marquinhos (Bremer è la loro riserva), e davanti ci sono il bizzoso Vinicius, che può combinare di tutto e il suo contrario, e Raphinha, tutto da verificare al di fuori del contesto tattico del Barcellona, dove tutti stanno addosso a Lamine Yamal lasciando libertà a lui.
Ancelotti punta sui giovanissimi Endrick e Rayan
Per il resto, c'è una forzata mescolanza tra uomini esperti che davamo in declino già da un po' (Danilo, Alex Sandro, Casemiro, Fabinho, Paquetà) e qualche giovane che senz'altro esploderà, ma chissà quando, come i diciannovenni Endrick (in prestito dal Real, al Lione ha disputato un'ottima stagione) e Rayan, rivelazione del Bournemouth e grande sorpresa delle chiamate di Carletto. Altri che arrivano dalla Premier, come Cunha e Martinelli, non sono in ogni caso delle stelle di prima grandezza, idem i due "italiani" Wesley e Bremer (quanti ne avevamo, una volta?). Molti giocatori vengono da campionati marginali, non dai top 5: sette giocano in Brasile, uno in Turchia, due in Arabia, due in Russia. Soltanto in 5 (Gabriel, Marquinhos, Martinelli, Raphinha, Vinicius) erano nei quarti di finale di Champions.
Ancelotti: “Vinceranno i più resilienti”
Ancelotti ha detto che "è una lista fatta dopo molte valutazioni, con competenza, passione e conoscenza: non sarà perfetta, ma è stata fatta con meno errori possibili e per avere l'opportunità di fare un Mondiale spettacolare. La Coppa del Mondo non la vince la squadra perfetta, ma quella più resiliente e io non ho paura di dire che possiamo vincere: le aspettative alte ti danno più motivazioni". Ecco, forse è proprio questo il nocciolo della questione: il Brasile non si presenta al Mondiale la sua abituale superiorità tecnica, ma con la saggezza tattica e gestionale di Carletto. Basterà a compensare il disavanzo con il tridente francese (Olise-Dembélé, Mbappé, più altri sei formidabili attaccanti di scorta), con il talento diffuso che c'è in ogni giocatore spagnolo, con lo stato di grazia di Kane e degli inglesi rodati ai massimi livelli della Premier, con la debordante personalità che uomini come Enzo Fernandez, MacAllister, Alvarez e Lautaro mettono al servizio di Messi, con il formidabile centrocampo portoghese (Vitinha, João Neves, Bernardo Silva, Bruno Fernandes) che sostiene Cristiano Ronaldo? La riesumazione di Neymar è soltanto una parte della risposta.
