NEW YORK – Ai Mondiali per amicizia, per ricucire il rapporto tra Meloni e Trump, perché abbiamo quattro stelle sul petto. Paolo Zampolli ha lanciato la proposta, l’Italia in America al posto dell’Iran, che il governo ha accolto con poco entusiasmo. La sua replica: «Il loro è un suicidio politico». Il braccio destro del presidente Usa, l’uomo che ha presentato a Donald la futura moglie Melania, oggi inviato speciale per le partnership globali, non fa alcun passo indietro. Vuole che la Nazionale sia ripescata in caso di ritiro dell’Iran, un’ipotesi nella realtà remota: «Confermo — dice Zampolli a Repubblica — di aver chiesto al capo della Casa Bianca e al presidente della Fifa Infantino di sostituire l’Iran con l’Italia. Non ho ancora avuto risposte, ma il mio suggerimento è stato ricevuto e lo stanno considerando». Anche se Trump in serata è laconico: «Non ci sto pensando più di tanto».

Il no del governo

Valutazioni già effettuate dal ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti: «È una cosa vergognosa». Sulla stessa linea il ministro per lo Sport, Andrea Abodi: «Primo non è possibile, secondo non è opportuno. Ci si qualifica sul campo». Il primo a respingere l’idea è stato il presidente del Coni, Luciano Buonfiglio: «Mi sentirei offeso. Bisogna meritarseli i Mondiali». Agli scettici, Zampolli risponde in maniera diretta: «Ci sono motivi e interessi molto forti per cercare di seguire questa soluzione». Secondo lui non sarebbe un imbroglio agonistico, «non solo per la storia calcistica dell’Italia, ma anche perché la Nazionale è stata penalizzata, costretta a disputare la finale play-off in uno stadio impraticabile in Bosnia. La sua graduatoria nel ranking Fifa giustificherebbe il ripescaggio pure sul lato sportivo».

Il gruppo G

L’Iran è inserito nel Gruppo G ai Mondiali, insieme a Belgio, Egitto e Nuova Zelanda. Dovrebbe giocare le tre partite della prima fase a Los Angeles e Seattle: ha chiesto alla Fifa di spostarle in Messico, non è stato accontentato. Però ha fissato a Tucson, in Arizona, la sede del ritiro: insomma, si stanno organizzando per esserci. Come ha confermato una portavoce del governo iraniano, Fatemeh Mohejerani, secondo cui «sono stati presi i provvedimenti necessari affinché la nazionale possa partecipare con orgoglio e successo». Meno diplomatica l’ambasciata dell’Iran a Roma: «Il calcio appartiene ai popoli, non ai politici. Il tentativo di escluderci mostra la bancarotta morale degli Stati Uniti, che temono perfino la presenza di undici giovani iraniani sul terreno di gioco». "King Gianni” Zampolli, italo-americano da oltre trent’anni in America, ha deciso di lanciare la sua proposta — portata avanti anche per Qatar 2022 — dopo un recente viaggio a Roma, in cui ha incontrato tra gli altri il ministro Abodi. Chiama il presidente della Fifa Infantino “King Gianni”: «Se lui e Trump lo decidono, l’Italia verrà ai Mondiali». Come? «È possibile che l’Iran si ritiri, ha chiesto di giocare in Messico e non si può fare. È possibile anche che, a causa della guerra, per ragioni di sicurezza non sia più opportuno che partecipi. I dettagli possono essere discussi, ma una cosa è sicura: re Infantino può fare quello che vuole». Il regolamento, questo è vero, lascia totale libertà in caso di forfait di una nazionale qualificata: l’articolo 6 comma 7 presuppone che la Fifa decida sulla questione «a propria esclusiva discrezione». L’Italia è la nazionale esclusa con il ranking più alto, ma resta più credibile un’eventuale sostituzione con una squadra asiatica, della stessa confederazione dell’Iran (gli Emirati Arabi?), per non alterare gli equilibri. La Fifa non ha rilasciato repliche ufficiali. Al Congresso del 30 aprile, a Vancouver, ratificherà le 48 iscritte ai Mondiali.