Le prime sensazioni erano già state a caldo molto negative e sono state confermate purtroppo per Amir Rrahmani dagli esami medici eseguiti nella mattinata di ieri al Pineta Hospital di Castel Volturno, di cui il Napoli ha poi comunicato l’esito sconfortante nel pomeriggio. È infatti di “alto grado” la lesione al bicipite femorale della coscia sinistra subita dal difensore kosovaro domenica sera al Maradona, nel secondo tempo del posticipo contro la Roma. Il leader del reparto arretrato azzurro ha immediatamente iniziato le terapie del caso, ma per rivederlo in campo ci vorranno come minimo un paio di mesi e il suo campionato nella sostanza potrebbe essere quasi finito qui. Si allunga dunque ancora di più la serie nera di colpi bassi che sta flagellando la stagione dei campioni d’Italia, costretti a fronteggiare una serie di infortuni da record, oltretutto nella maggior parte dei casi molto seri. La strada per la squadra di Antonio Conte si è fatta subito in salita a metà agosto con il terribile ko di Romelu Lukaku e da allora l’infermeria non ha mai smesso di affollarsi, con disarmante continuità.Per Rrhamani si tratta addirittura del quarto infortunio muscolare subito nel corso di questa allucinante stagione: più serio per giunta dei precedenti. Ma di lesioni simili e di alto grado - che nel calcio non sono poi così frequenti - erano già rimasti vittime oltre al difensore kosovaro e a Lukaku anche Kevin De Bruyne e Frank Zambo Anguissa: tutti fuori combattimento per periodi superiore ai tre mesi. KDB è finito addirittura sotto ai ferri, come Giovanni Di Lorenzo (operato al piede), David Neres (caviglia ko) e Billy Gilmour: tradito dalla pubalgia. In infermeria però hanno fatto tappa per periodi più o meno lunghi quasi tutti gli azzurri: da Milinkovic-Savic a McTominay, da Buongiorno a Politano, da Lobotka a Spinazzola e al portiere Contini. È metà febbraio e nel Napoli è gia più breve la lista dei superstiti: tant’è che potrebbe non essere una cattiva idea convocare un esorcista a Castel Volturno, per arrivare a fine stagione.Il peso della malasorte si evince dalla varietà degli infortuni di cui sono rimasti vittime gli azzurri: in maggioranza di natura muscolare, ma molti anche traumatica. La favola della preparazione troppo dura di Conte che circola in città è una bugia con le gambe corte, visto che da settembre (tra campionato, Champions, Supercoppa Italiana e Coppa Italia) il Napoli è sceso quasi sempre in campo ogni tre giorni e si è dunque allenato solamente giocando. Più attendibili al di là della componente di sfortuna le piste che portano all’usura - l’età media dei campioni d’Italia è tra le più alte della serie A - e quella di un’emergenza che si è strada facendo auto-alimentata. I giocatori a diposizione sono infatti diventati sempre meno e non c’è stata la possibilità di gestirli con le rotazioni. Emblematico l’ultimo ko di McTominay, che da ottobre non si è mai potuto fermare e alla fine è stato costretto ad alzare bandiera bianca pure lui, saltando le ultime gare con Como e Roma. La speranza a Castel Volturno è di poterlo riavere per la trasferta di domenica a Bergamo. Decisivo il test di oggi con il Portici. C’è da difendere con le unghie il terzo posto.