LECCE – Vlahovic subito, poi il lungo disordine di una squadra che a volte dà la sensazione di camminare sulla uova, forse per via di quella che Spalletti chiama “prudenza mascherata da paura” o forse perché nella Juve c’è un’insicurezza di base che non basta un filo d’aria per mandare via. Però questo non è il momento, non più, della caccia alle pagliuzze: si bada al sodo e sodi assai sono i tre punti che i bianconeri si sono presi a Lecce (valgono il terzo posto in attesa del Milan), la trappola probabilmente più insidiosa in questo scorcio finale di campionato.

I dodici secondi necessari a Vlahovic

Ha segnato dopo 12 secondi, perché con Vlahovic la vita è diversa, come ha ammesso l’ex ct della Nazionale a fine match: “Con Dusan è un’altra cosa: abbiamo sofferto tantissimo la sua assenza, ha caratteristiche cruciali per noi, soprattutto dal punto di vista fisico e dei gol”. La Juve, però, non è riuscita ad andare oltre a quel vantaggio di partenza. Le circostanze non hanno aiutato, ci sono state due reti annullate alla moviola per fuorigioco e una certa dose di scialo offensivo, ma resta il fatto che la Juventus non è mai stata davvero capace di mettersi davvero in tasca la partita, di decidere che andasse come voleva lei, di minimizzare i rischi, lasciandola aperta fino all’ultimo anche se il Lecce è una squadra senza unghie, quindi non può graffiare. I salentini continuano a barcollare sull’orlo della paura perché oggi la Cremonese, impegnata in casa contro il retrocesso Pisa, può tornare a -1. Si direbbe una guerra tra poveri, se non fosse che a Cremona il proprietario è molto ricco mentre a Lecce tirano avanti con l’artigianato.

Quattro minuti pieni di tutto

La partita è stata strana, piena di fasi in contraddizione una con l’altra. All’inizio, in quattro minuti è successo di tutto: il gol di Vlahovic, di rapina su cross di Cambiaso, dopo 12”, un mezzo miracolo di Di Gregorio su Cheddira, un palo di Conceiçao. Poi le cose si sono normalizzate e nella normalità è normale che si trovi meglio chi è più forte, ha più risorse. Il Lecce si era attrezzato per una partita difensiva (un punto sarebbe stato oro) e ha fatto fatica ad accettare invece l’idea di partire con un gol di svantaggio, visto che fa una dannata fatica a segnare o anche soltanto a rischiare di farlo: è una squadra che deve distillare il massimo dalle poche possibilità che si crea e quella di ieri non era la serata per farlo, per come si è messa, nonostante Di Francesco si sia spremuto le meningi, ricorrendo anche a un paio di cambi di modulo.

Juve, serviva più coraggio

La Juve, però, dopo quell’avvio a tutto gas non ha più avuto il coraggio di correre gli stessi rischi ma ha capito quanto sia diverso avere un centravanti sempre all’erta e quanti sforzi in meno richiede avere a portata di mano una soluzione così pratica: se non sa cosa fare la butta là, dove lui sa sempre agitare le acque. Ecco perché Spalletti lo vuole con sé benché Dusan continui a sciorinare, oltre alle sue virtù, i vizi che si porta dietro da sempre. Nel primo quarto d’ora della ripresa ha fatto annullare due gol, il primo segnato da lui stesso e l’altro da Kalulu, per una posizione di fuorigioco nella partenza dell’azione, cioè nel momento in cui dovrebbe essere maggiormente lucido, mentre per altre due volte ha calciato alto e male da posizione ottima. Però i sussulti che trasmette lui servono eccome, quasi quanto i punti che ha portato con due reti in sei giorni. Lecce (4-1-4-1) Falcone 6.5 – Danilo Veiga 5.5 (25’ st Helgason 6), Siebert 6, Tiago Gabriel 5, Gallo 6 – Ramadani 5.5 – Pierotti 6, Coulibaly 5.5, Ngom 5 (17’ st Jean 6), Banda 6 (30’ st N’Dri sv) – Cheddira 6 (30’ st Camarda sv). All. Di Francesco 6. Juventus (4-2-3-1) Di Gregorio 6.5 – Kalulu 6, Bremer 6, Kelly 6.5, Cambiaso 6.5 (38’ st David sv) – Locatelli 6, Koopmeiners 5.5 – Conceiçao 6 (38’ st Zhegrova sv), McKennie 6 (41’ st Gatti sv), Yildiz 6 (38’ st Boga sv) – Vlahovic 7 (32’ st Holm sv). All. Spalletti 6. Arbitro: Colombo 6.5. Reti: 1’ pt Vlahovic Note: ammoniti Conceiçao, Jean. Spettatori 27.383, incasso 676.309,01 euro.