“Gravina? Gli chiederò personalmente di dimettersi”. Il ministro per lo Sport Andrea Abodi è in pressing sul presidente della Federcalcio Gabriele Gravina, al centro delle critiche dopo il flop dell’Italia nella finale dello spareggio Mondiale. Dal vertice della Figc “mi aspetto un sussulto di dignità”, prosegue Abodi a margine dell’evento “Città italiana dei giovani 2026”.
L’interrogazione al Governo dei 40 senatori
Il ministro cita i predecessori di Gravina: “Giancarlo Abete prima e poi Carlo Tavecchio, dopo i fallimenti della Nazionale, lasciarono perché ebbero un sussulto di dignità”. Dal canto suo, Gravina – arrivato nella sede della Figc in mattinata – dribbla le polemiche: “Come sto? Bene, bene”. Ma in serata al ministro Abodi si aggiungono 40 senatori, di maggioranza e opposizione, che presentano una interrogazione al governo chiedendo le dimissioni di Gravina. Primo firmatario, il senatore di Forza Italia Pier Antonio Zanettin.
L’ipotesi commissariamento
Non proprio lo stesso termine usato da Abodi per descrivere l’ennesimo fallimento azzurro: “Vanno rifondati i vertici del calcio”. Dal prossimo consiglio federale, il ministro s’aspetta la sfiducia nei confronti di Gravina. E “se così non fosse, ho già parlato con il presidente del Coni Luciano Buonfiglio per valutare tutte le opzioni sul tavolo. Ci potrebbero essere i presupposti per il commissariamento della Federazione”. Anche se – ricorda – “le passate esperienze dei commissariamenti non hanno lasciato ricordi positivi”.
La sconfitta definitiva del calcio italiano
Non usa giri di parole, Abodi, che critica Gravina anche sul piano personale: “Prima del ruolo sovrano del consiglio federale, ci dovrebbe essere il ruolo apicale della coscienza individuale, che è mancato”. Tutti questi fattori hanno portato a una “sconfitta definitiva del calcio italiano”. Intanto, già si discute sul possibile sostituto di Gravina. Tra i profili, spicca quello di Giovanni Malagò, ex numero uno del Coni: “Ma non è ancora tempo dei nomi”, precisa Abodi. La priorità, ora, è “correggere, riformare” il calcio. Come? Anche il governo farà la sua parte, assicura il titolare dello Sport. “Confrontandomi con il Parlamento, mi trovo costretto a prendere decisioni che dovrei lasciare ad altri, per semplice rispetto dei ruoli”. Una frecciatina, non troppo velata, ai vertici del calcio italiano, accusati di non aver svolto adeguatamente il loro lavoro.
Italiani da far giocare di più
Perché “il talento c’è, non è sparito”, sostiene il ministro. Che spinge per far giocare più italiani: “Sono pronto a sedermi per valutare norme che incentivino l’impiego dei nostri giovani”. Tornando sul campo, Abodi ringrazia il “commissario tecnico Gattuso e tutti i giocatori scesi in campo, che, al contrario di altre volte, hanno dato tutto”. Ma “questo è il calcio. C’è chi vince e chi spiega. Vorremmo che oltre alle spiegazioni ci fossero delle decisioni”.
