Sulla panchina dell’Italia, ultimamente, si sta davvero in bilico costante: scivolare è un attimo. Dal 2017 la botola ha inghiottito, dopo Gian Piero Ventura uscito nella Figc di Carlo Tavecchio, Roberto Mancini, Luciano Spalletti e Rino Gattuso. Il quale conosceva perfettamente il rischio connesso all’accettazione dell’incarico, offerto da Gravina nel giugno dell’anno scorso, e non si è dunque stupito del fatto che, a eliminazione dal Mondiale appena consumata, sia già cominciata la gara alla sua successione.

I due nomi più accreditati

Senza ancora sapere chi e quando sceglierebbe il commissario tecnico, i candidati più autorevoli sono in sostanza due, Massimiliano Allegri e Antonio Conte. E a prescindere dall’attuale status di allenatori in carica nei rispettivi club, che ne impedisce l’uscita allo scoperto, al momento partono alla pari. Perché Allegri potrebbe lasciare il Milan Sia l’uno sia l’altro, vincenti e quasi coetanei (59 anni ad agosto Max da Livorno, 57 a luglio Antonio da Lecce), non hanno mai nascosto che la Nazionale sarebbe un approdo gradito. Allegri incarna in effetti la figura del selezionatore, cioè di un genere che apparteneva alla tradizione di Coverciano, ma che sembra andato un po’ in disuso. Lui lo disse già in tempi non sospetti, una decina di anni fa: «Il commissario tecnico non deve allenare, deve selezionare». A questo principio base, che indica l’idiosincrasia per gli eccessi di tatticismo e descrive il manifesto della missione di un ct come prioritario lavoro di setaccio del talento, aggiunge la voglia di addestrare i giovani sul campo, perfezionando appunto la tecnica degli allievi con puntigliosa sedute ad hoc. Tanto per fare un esempio, in questa stagione non ha disdegnato il lancio nel Milan del terzino sinistro Bartesaghi, presto travasato nell’Under 21.

La sintonia mai scattata con Furlani

A proposito di Milan, tuttora impegnato nel derby scudetto con l’Inter, non è mai scattata la sintonia con l’amministratore delegato Giorgio Furlani (cooptato dal fondo attivista Elliott). Gli screzi di calciomercato hanno reso evidenti i contrasti: Rabiot l’ha voluto lui, ma gli ingaggi di Mateta, poi sfumato, e del brasiliano Andre sono stati pensati a sua insaputa. Per tutte queste ragioni non è scontata la permanenza a Milanello sotto la gestione americana di RedBird, la società di Gerry Cardinale, oggi interessato anche al nuovo stadio di San Siro e alla sinergia nel basket tra una squadra a Varese per il campionato e una a Milano per le partite internazionali. Quanto alle note critiche per il gioco troppo concreto delle sue squadre e perciò sgradito agli esteti, la questione pare superata dal motivo stesso per il quale Allegri verrebbe chiamato a guidare l’Italia: perché è tempo di fare risultati e di evitare l’ormai perenne assenza dal Mondiale. Il ritorno di Conte Conte incarna invece la figura del ct superperfezionista, dedito al quotidiano lavoro di campo e in particolare agli schemi memorizzati. A Coverciano ha trascorso due anni proficui, dal 2014 al 2016, quando Tavecchio, dopo averlo assunto con laboriosa trattativa favorita da uno sponsor, prese atto suo malgrado, dopo la semifinale dell’Europeo mancata ai rigori con la Germania, dell’addio del commissario tecnico, destinazione Londra, dove avrebbe vinto subito la Premier con il Chelsea. Conte ha poi spesso ricordato con nostalgia quel biennio, fiutando un ritorno che non si è finora concretizzato perché i tempi non coincidevano. Ora che il secondo anno al Napoli, dopo lo scudetto, sta facendo emergere i dissapori con il presidente De Laurentiis, l’ipotesi potrebbe realizzarsi. Antonio era stato contattato e aveva dato disponibilità anche dopo la rottura tra Figc e Mancini.

Inzaghi e Mancini

I due favoriti non sono comunque gli unici in corsa. Il vento d’Oriente, anzi del Medio Oriente, sospinge verso l’Italia Simone Inzaghi, che non ha trovato all’Al Hilal, in Arabia Saudita, il pozzo dei desideri: tanti soldi sì, ma la nostalgia per il calcio italiano, abbandonato insieme all’Inter, lascia pensare che il doratissimo esilio a Riad possa presto finire. La storia non è dissimile da quella di Mancini, che a Doha, nell’Al Sadd, club leader del Qatar, vive un’altra ricca parentesi, analoga a quella da ct dell’Arabia Saudita, dove approdò direttamente dalla Nazionale, lui campione d’Europa reduce dalla disfatta di Palermo con la Macedonia del Nord. Sempre in Arabia, all’Al -Nassr di Riad, non ha funzionato la digressione dell’eventuale quinto incomodo Pioli, poi inciampato nella difficile stagione della Fiorentina. Il sesto della lista sarebbe in grado di mettere d’accordo tutti: Carlo Ancelotti, però, sarà impegnato in America nella caccia del Brasile al sesto titolo mondiale.