LONDRA – Alle cinque del mattino, quando gli ultimi fra migliaia di tifosi stavano per tornare a casa, dopo una notte di celebrazioni attorno all’Emirates Stadium, nelle strade di Islington e nei suoi pub, i fans dell’Arsenal non hanno creduto ai propri occhi vedendo uscire da una Range Rover un drappello di giocatori della squadra del cuore. Agitando bottiglie di champagne, Declan Rice, Bukayo Saka, Jurrien Timber e altri erano andati a concludere davanti allo stadio, nel quartiere londinese che è la storica casa dei Gunners, la festa iniziata la sera prima, al campo di allenamento fuori città, dove avevano guardato tutti insieme in tivù il pareggio del Manchester City sul campo del Bournemouth che ha consegnato loro il titolo di Premier League con una giornata di anticipo sulla fine del campionato. “Per ventidue anni i nostri rivali ci hanno preso in giro ridendo di noi”, ha detto Saka agli increduli sostenitori che gli facevano capannello. “Ebbene, adesso non ridono più”. A quel punto tra la folla è sbucato un volto noto, anzi, una leggenda: Ian Wright, autore di 185 gol per l’Arsenal, con cui vinse un titolo nel 1998. E il vecchio campione non è riuscito a trattenere le lacrime.
22 anni dopo gli Invincibili
L’ultima volta che i Gunners vinsero la Premier, nella stagione 2003-’04, conclusa senza una sola sconfitta, record mai prima e mai dopo replicato, che valse al team allora allenato da Arsene Wenger il soprannome di “Invincibili”, a Downing Street c’era Tony Blair, l’iPhone e i social non erano ancora stati inventati, e l’Arsenal giocava nello stadio di Highbury, glorioso ma antiquato e piccolo rispetto all’odierno Emirates da 60 mila posti. Basterebbe questo a dare il senso di quanto sia durata l’attesa di un altro titolo, accentuata dalla frustrazione di averlo sfiorato: per tre volte di seguito secondi in classifica, nelle tre stagioni precedenti l’attuale, superati due volte dal City e una, lo scorso anno, dal Liverpool, in tutti e tre i casi dopo avere a lungo guidato il torneo, per sciogliersi come neve al sole ogni volta in primavera. Stavolta non si sono sgonfiati nel rush finale, tenendo duro sino alla fine, rimanendo la capolista per la maggior parte del campionato.
La fiducia in Arteta
Le ragioni del riscatto citate stamani dalla stampa inglese sono numerose. Una è avere continuato a credere in Mikel Arteta, che dopo cinque anni da giocatore nell’Arsenal fra il 2011 e il 2016, ed essere stato il vice di Pep Guardiola al Manchester City imparando l’arte dal maestro, è arrivato sulla panchina dei Gunners a fine 2019 con un duplice obiettivo: riportare il club ai successi dell’era Wenger (tre titoli) e importare nella Londra Nord la filosofia calcistica del Pep. Ma se il gioco ha spesso convinto, i successi non sono arrivati: dopo una Coppa d’Inghilterra nella sua prima stagione e due Community Shield, Arteta non aveva vinto più nulla. La proprietà gli ha dato lo stesso fiducia, dimostrando che raramente nel calcio funziona cambiare un allenatore dietro l’altro: ora si parla di rinnovargli il contratto (che scade nell’estate 2027), aumentando i 10 milioni di sterline a stagione (più bonus di 5 per la Champions) che lo spagnolo prende attualmente.
Schemi, barbecue e canzoni
Merito suo sono anche gli schemi che hanno permesso all’Arsenal di segnare dopo un corner o un calcio di punizione il 38 per cento dei gol di questo campionato, più di ogni altra squadra che ha mai vinto la Premier (il Manchester United di Alex Ferguson ne realizzò così il 30 per cento nel 2007-’08, il Chelsea di Mourinho il 29 per cento nel 2005-’06). E Arteta ha usato anche metodi meno convenzionali per instillare nei suoi la determinazione a resistere. In gennaio, un momento difficile, ai tifosi che mugugnavano ha lanciato un accorato appello a “salire sulla nostra barca”. Il mese scorso, quando di nuovo i Gunners sembravano sul punto di compromettere la stagione, al termine di uno degli abituali barbecue che organizza dopo gli allenamenti ha ravvivato il fuoco, invitando i giocatori a gettare nelle fiamme “tutti i sentimenti negativi”. E per tutto il campionato ha fatto ascoltare ai suoi calciatori una canzone con i loro nomi, creata con l’intelligenza artificiale: è diventata una specie di inno alla vittoria.
I soldi spesi bene
Un altro fattore nella riconquista della Premier è stata la famiglia Kroenke, miliardari americani che nello sport hanno grandi investimenti ed esperienza: come dimostrano i titoli vinti dai loro club nel football, nell’hockey e nel basket Usa, nel 2022 dai Los Angeles Rams nel Superbowl, nel 2023 dai Colorado Avalanche nella Stanley Cup e lo stesso anno dai Denver Nuggets nella Nba. I Kroenke hanno speso molto, per rafforzare l’Arsenal, ma anche guadagnato molto: 773 milioni di sterline di acquisti negli ultimi cinque anni, di cui 340 milioni solo nella passata stagione, nella quale però hanno realizzato entrate di 690 milioni.
Soldi spesi bene, d’accordo con Arteta, puntando su acquisti di giovani ad alto potenziale e sul vivaio, senza eccedere, senza fare follie: il budget complessivo per i salari dei Gunners di quest’anno è solo il quinto della Premier, superato da Liverpool, City, Chelsea e Manchester United. L’acquisto più importante dell’estate scorsa, il centravanti svedese Viktor Gyokeres, costato 64 milioni di sterline, ha segnato 20 reti in questa stagione di esordio all’Arsenal: la prima volta che un debuttante nei Gunners ne fa così tanti da Alex Sanchez nel campionato 2014-’15. Anche altri, da Gabriel Martinelli all’italiano Riccardo Calafiori, hanno dato un contributo cruciale al titolo, incluso Max Dowman, diventato lo scorso agosto, a 15 anni e 235 giorni, il più giovane sceso in campo nella storia della Premier, poi il più giovane a giocare in Champions, poi il più giovane a segnare in Premier e ora il più giovane a vincerla.
Le congratulazioni di Guardiola
Con questo del 2025-’26, l’Arsenal ha vinto 14 volte il campionato di massima serie inglese, superato soltanto da Manchester United e Liverpool con 20 titoli ciascuno (segue il City con 10). Ora l’obiettivo è continuare a vincerlo. Ma prima Arteta proverà a dare ai Gunners, per la prima volta, la Champions League, nella finale della prossima settimana a Budapest, il 30 maggio, contro i detentori del Psg. E in ogni caso per allenatore e giocatori ci sarà una parata su bus scoperto, dall’Emirates a Upper Street, la via principale di Islington, fra decine di migliaia di tifosi. “Ventidue anni che aspettavamo, ma siamo tornati dove meritiamo di essere, campioni!”, scrive sui social il primo ministro Keir Starmer, che dei Gunners è un grande tifoso: chissà se a festeggiarli ci andrà pure lui. “Congratulazioni Arsenal”, manda a dire il sindaco di Londra Sadiq Khan. E si congratula pure Guardiola: “Ci siamo andati vicini”, afferma il tecnico del City dopo il pareggio di martedì sera che ha messo fine al suo inseguimento, “ma a nome di tutto il mio club mi complimento con Mikel e con i suoi giocatori, se lo sono meritati”. Non per nulla, Arteta è un suo allievo.
