L’ultimo anno di Alessandro Bastoni è stato un romanzo. Ha sbagliato, lo ha capito, ha ammesso le proprie responsabilità. Ha giocato per mesi fra i fischi dei tifosi avversari. Dolorante, ma determinato a essere in campo lo stesso, ha vissuto con i compagni di Nazionale l’umiliazione dell’esclusione dal terzo Mondiale consecutivo, dipesa anche dalla sua espulsione. Una delusione nuova ed enorme, che ha ravvivato il ricordo di quell’altra, la maledetta finale di Monaco di Baviera di dieci mesi prima contro il Psg. Ma si è rialzato, è tornato a dare tutto quello che aveva per la volata finale e ha concluso la stagione col sorriso, gli occhi che brillano e la coppa dello scudetto nerazzurro numero 21 alzata al cielo. L'esultanza in faccia a Kalulu e le scuse Era il 17 febbraio quando, nella sala conferenze di Bodo, a duecento chilometri più a nord del circolo polare artico, Bastoni si è presentato ai microfoni per dire: «Ho sbagliato, ho accentuato la caduta e la mia reazione è stata brutta. Ma una carriera non può essere definita da un episodio». Tre giorni prima, al minuto 43’ di Inter-Juventus, si era lasciato cadere dopo una manata leggera di Pierre Kalulu. E quando l’arbitro La Penna aveva mostrato il cartellino giallo all’incolpevole difensore francese, gli aveva esultato in faccia. Tre punti per i nerazzurri, e tutto il peso del mondo sulle spalle del ragazzo di Casalmaggiore, provincia di Cremona, cresciuto all’Atalanta, passato per una stagione al Parma e poi, dal 2019, colonna dell’Inter per sette stagioni, sotto tre allenatori diversi. Nella prima annata interista, con Antonio Conte, è passato dall’abbonamento alla panchina al posto fisso fra i titolari. Non ha mai messo piede in campo nello sciagurato girone di Champions, ma è stato protagonista nel percorso fino alla finale di Europa League, poi persa a Colonia contro il Siviglia. Una prova generale dello scudetto della stagione successiva, ancora in pandemia, con gli stadi vuoti e le strade piene di bandiere nerazzurre. La prima di quattro vittorie del tricolore. Un difensore multiuso È con Inzaghi che Bastoni è diventato il difensore multiuso che è, efficace in chiusura ma pronto a trasformarsi in mezzala quando la sua squadra attacca. Un’abitudine che non ha perso sotto la guida di Chivu che, saggio, ha portato la sua idea di calcio senza smantellare quanto di buono aveva fatto il suo predecessore. La dimostrazione si è avuta già alla prima di campionato, quando il numero 95 ha segnato il primo dei cinque gol che hanno steso il Torino. Bastoni, futuro lontano dall’Italia È probabile che la stagione dello scudetto numero 21 per Bastoni sia anche l’ultima in Italia, almeno per un po’. Trasferirsi altrove è il modo più logico per ritrovare la tranquillità, lontano dalla gogna dei social, che lo ha eletto suo malgrado, e oltre ogni ragionevolezza, a simulatore per antonomasia. Ma sarebbe stato probabilmente destinato a calcare altri campi, in campionati più ricchi, per il semplice motivo che ormai è difficile tenere in Serie A quelli come lui. Barcellona in prima fila Lo spiega bene Paolo Di Canio, ex attaccante, voce di Sky ed esperto di calcio estero: «Se un calciatore è al tempo stesso veloce, fisicamente forte e tecnico, oggi vale cifre che non possiamo più permetterci, quindi finisce in Premier League, o in uno degli altri giganti d’Europa, come il Psg, il Bayern Monaco, le due squadre di Madrid e il Barcellona». Proprio i dirigenti blaugrana lo hanno corteggiato per mesi, come prima di loro avevano fatto quelli del Liverpool e di mezzo campionato inglese, dove sono prontissimi a perdonare uno svarione difensivo, anche in un play-off cruciale, in cambio della meraviglia di avere in squadra uno stopper — un tempo si chiamavano così — che vola sulla fascia, sa fare lanci di quaranta metri, e in sette anni di Inter ha tenuto una media di assist da ala. E che, quando sbaglia, lo ammette.
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Bastoni, difesa e attacco e la forza di saper dire “Scusate ho sbagliato”
Franco Vanni·

Paolo Di Canio: “Un giocatore così in Italia non resta: finisce in Premier o in un altro grande campionato europeo”
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