Non ci piace mangiare ai buffet dei villaggi vacanze (neanche i villaggi vacanze ci piacciono poi tanto, in verità). Sì, c’è tanta roba. Troppa. E la gente va all’assalto anche per accaparrarsi più fette di anguria, che regolarmente non finisce: gli avanzi restano, tristissimi e abbandonati, sul tavolo che qualcuno rigovernerà.

Quando ancora esisteva, il “Trofeo Birra Moretti” in agosto era, pure quello, un bel buffet. Le squadre si sfidavano senza remore nel limbo che un tempo esisteva tra ritiro estivo, amichevoli contro allegre rappresentative di dilettanti montanari e serie A. E a un certo punto, per aumentare lo spettacolo, gli organizzatori s’inventarono i rigori in movimento. Il giudizio, a posteriori, è assimilabile a quello di Fantozzi sulla famosa corazzata cinematografica.

E se è evidente che solo uno schizzinoso un po’ snob si diverte di più con Milan-Juve 0-0 che con i “nove gol nove” di Psg-Bayern di Champions, qui si resta dell’idea che lo spettacolo non sia per forza accatastamento sublime. L’idea di difesa organizzata non è retrograda, e racconta che gli scudetti se li prende chi incassa meno reti (tra quelli, ovviamente, che ne segnano tante), non il contrario. Se Cruyff cambiò la storia del calcio, il Mondiale del 1974 poi lo vinse Gerd Mueller. E’ la storia del mondo.

Viviamo nella civiltà dell’accumulo velocissimo. Bisogna avere di più in minor tempo. Si somma, si moltiplica. Noi non pensiamo, come qualcuno sostenne, che lo zero a zero sia il risultato perfetto perché senza errori difensivi, ma neppure crediamo che un 5-4 sia il massimo nella vita. I ragazzi non guardano più le partite, solo le sintesi, solo i gol. Basta questo? Forse no. A noi piace sederci a tavola, ordinare cibo e vino con calma, aspettare (è così che cresce il desiderio), poi gustare senza fretta ogni boccone, specialmente l’ultimo. Uno solo, che li contenga tutti. Non nove.