MILANO – È stata costituita ieri venerdì 10 aprile a Roma Assocapp – Associazione dei calciatori e calciatrici, allenatori e allenatrici, preparatori e preparatrici patrocinati – un ente che mira a rappresentare le diverse categorie di tesserati, con l’intento di dialogare con tutte le istituzioni del calcio italiano per contribuire attivamente allo sviluppo di un sistema dotato di maggiore visione, equità e trasparenza. Alla guida dell’associazione – che ha già ricevuto l’appoggio di centinaia tra ex calciatori e allenatori e sta raccogliendo le adesioni tra i tesserati in attività – c’è Beppe Dossena, uno dei campioni del mondo del 1982: “Presidente pro tempore eh”, precisa subito. Tra i fondatori, oltre a lui, anche Emiliano Viviano, Luca Pellegrini e Lorenzo Marronaro. Dossena, come nasce l’idea di creare Assocapp? “Volevamo portare al centro delle decisioni della politica sportiva le atlete e gli atleti, promuovere la parità di genere nell’accesso alle cariche associative e nella rappresentanza delle categorie professionali. Il primo obiettivo ora è far luce sulla questione del fondo di fine carriera”. Che prevede il prelievo automatico di parte dello stipendio mensile di ogni calciatore professionista, che a fine carriera può richiedere l’indennità che gli spetta. Molti però si lamentano della poca trasparenza nella gestione del fondo. “Abbiamo raccolto le istanze di tanti giocatori, a tanti non sono stati versati i contributi. Chiediamo il perché a Figc, Aic e Aiac. Pretendiamo delle risposte, ce le devono dare, sono obbligati a farlo”.

Non è il vostro unico obiettivo, giusto? “Questo è il punto di partenza. Ma l’associazione nasce per difendere i nostri diritti, quello che abbiamo versato da lavoratori dipendenti. Vogliamo dei cambiamenti ai vertici federali, di chi ha condotto il nostro calcio a questa crisi. Gravina aveva il 98% dei consensi, avrebbe potuto fare delle riforme giuste. Non lo ha fatto. Adesso bisogna modificare orizzonti, interlocutori, serve gente con una visione diversa e una maggiore lungimiranza. Chi non è riuscito a cambiare non può restare nei posti di comando”.

Idee per rilanciare il movimento? “Mettere alla guida persone che non pensino solo a difendere il proprio orticello. Gente nuova con capacità, professionalità e senso del dovere”. Il 22 giugno ci saranno le elezioni del nuovo presidente federale. Ad oggi Aic e Aiac hanno un peso percentuale prestabilito sul totale dei voti rispettivamente del 20 e del 10 per cento. Proverete a inserirvi? “Lavoriamo per avere voce già in questa tornata elettorale, qualora alla scadenza dei termini saremo in grado di farlo. Altrimenti possiamo aspettare anche un altro giro, eh”.

La vostra azione potrebbe portare anche alla chiamata di un commissario per la Figc? “Non sta a me dirlo. Io sostengo che è necessaria una rivoluzione, va cancellato tutto: nuove regole, rapporti, linguaggi. Chi ha fallito, ora deve andare a casa”. Chi vorrebbe vedere al posto di Gravina? “Credo sia giunto il momento che su quella poltrona segga un ex calciatore. La nostra comunità ha conoscenze, tradizioni, esperienze, capacità per diventare un punto di riferimento”.

Ci può fare qualche nome? “Maldini, Baggio, Del Piero. Alex l’avevo proposto anche un paio di anni fa, ma non è stato neanche preso in considerazione. Una cosa vergognosa. Ora per diventare delegati e proporre candidature dobbiamo aver un determinato numero di adesioni. Vedremo. Certo mi fa arrabbiare pensare che c’è chi si è detto inorridito all’idea di candidare un ex giocatore”. A chi si riferisce? “Al presidente del Pisa, Giuseppe Corrado (“Pensare che un ex giocatore possa diventare presidente della federazione mi fa rabbrividire”, ha detto ndr). Io sono inorridito dalla situazione del calcio italiano: se non cambia, tra quattro anni saremo ancora qui a farci le stesse domande. Cosa ha contro i calciatori? Ritiene siano ignoranti, superficiali, frivoli? Pensi alla sua professione e ci lasci stare. Noi abbiamo sudato la maglia, lui per diventare presidente si è dovuto comprare una società. Non si azzardi a trattarci in questa maniera”. Crede che anche stavolta gli ex calciatori non verranno considerati nella corsa alla presidenza? “Dovrebbero tutti avere il pudore di ascoltarci e pensare alla possibilità che uno come Del Piero guidi il movimento. Faccio il suo nome senza averlo sentito, magari lui dice di no. Ma intanto serve che qualcuno presenti la sua candidatura”. Come vivete il confronto con Aic e Aiac? “Nasciamo in contrapposizione. Non vogliamo essere come loro”. Chi ha aderito finora alla vostra associazione? “Lo sveleremo presto”. Cosa portereste al sistema? “Soluzioni, idee, nuovi orizzonti. Ci mettano alla prova. E chi pensa che i calciatori corrano solo dietro a un pallone abbia più rispetto di questa categoria”.