Quegli indimenticabili baffetti sull’album Panini, e quella postura da centravanti compatto, normolineo, né alto né basso ma fortissimo di testa perché aveva imparato l’elevazione giocando a basket. Giuseppe Savoldi, c’era scritto sulle suddette “figu” ma per tutti era Beppe, Beppe Savoldi come Paolino Pulici era Paolo, anzi Pupi, anzi Puliciclone. Quell’epoca lì, quando il titolo di capocannoniere della serie A poteva vincerlo anche un 10 come Rivera, quando in mezzo all’area, ovvero da centrattacco, c’erano Giorgione Chinaglia e Ciccio Graziani, e ancora il sublime Gigi Riva, sebbene ormai per poco, e comunque lui all’ala come Bettega. Divinità.
La carriera di Savoldi
Beppe Savoldi, provincia bergamasca, figlio di una pallavolista campionessa d’Italia, fratello del talentuoso Gianluigi detto Titti, se n’è andato a 79 anni. Dunque, era invecchiato pure lui, sebbene fosse nella dimensione della memoria che non ammette età, come per ogni omerico che si rispetti. Fortissimo, Savoldi: uomo d’area agile e scaltro in un calcio di specialisti. Lo fregò non avere giocato nella Juve o nel Milan o nell’Inter, o al limite nel Toro di quel tempo, quando in Nazionale si andava più facilmente se si faceva parte di un blocco: lui, correndo da isolato, pur se formidabile, fu azzurro appena quattro volte, una miseria (oggi sarebbe il re dei titolari), con un solo gol (contro la Grecia).
Mister Due Miliardi
Beppe Savoldi passò alla storia per essere diventato il giocatore più pagato: quando il Napoli lo prese dal Bologna nel 1975, lo pagò infatti un miliardo e quattrocento milioni di lire, più Clerici e la metà di Rampanti: in tutto, 2mila milioni tondi. Ed ecco che Savoldi diventò immediatamente Mister Due Miliardi. La città di Napoli si divise: 75mila abbonamenti al San Paolo ma notevoli proteste sociali, quando i sindacati sostennero che con 2 miliardi si potevano pagare gli stipendi arretrati dei netturbini. La solita demagogia senza tempo.
Savoldi si era segnalato nell’Atalanta, si affermò a Bologna, si completò a Napoli per tornare di nuovo a Bologna e Bergamo e dare simmetria a una carriera circolare che poteva meritare anche di più. Ma era un’epoca di fenomeni, e quelli soltanto molto bravi stavano un po’ indietro, soprattutto se non sorretti dalla potenza dei grandi club. Di Savoldi, oltre al soprannome e ai gol a ripetizione (è il quindicesimo di tutti i tempi in serie A), e oltre ad essere il calciatore più volte tra i primi 10 della classifica marcatori (ben 12), si ricorda inoltre un bizzarro episodio: e cioè la rete segnata con il Bologna ad Ascoli nella stagione ’74-’75 ma non convalidata dall’arbitro Barbaresco di Cormons perché un raccattapalle, tale Domenico Citeroni, da dietro la rete aveva ribattuto fuori la palla. In effetti, non c’erano molti altri modi per impedire a Savoldi di fare gol.
