MILANO – In King’s League, il torneo inventato da Gerard Piqué, lunedì Christian Brocchi ha perso il derby dei suoi Zeta Como contro i D-Power, di cui Bobo Vieri è presidente. Ma già guarda alla possibile rivincita: “Per sfidare di nuovo Bobo dovremo andare ai play-off, ed è uno stimolo in più. Intanto, domenica su Dazn commenteremo insieme il derby di Milano, nella trasmissione Fuoriclasse. In campo ne abbiamo giocati tanti, uno contro l’altro», dice l’ex giocatore e allenatore del Milan, passato anche all’Inter. Qual è stata la sfida più bella fra voi? «Il doppio incontro in semifinale di Champions nel 2003. A me ha portato a Manchester, in finale contro la Juve. Bobo se l’è guardata da casa sul divano. Fra noi si è vinto, si è perso, si è rosicato tanto. In campo esiste solo la competizione, ma fuori siamo amici». E il derby che più l’ha fatta soffrire? «Negli anni che ho passato al Milan ne ho vinti più di quanti ne abbia persi. Il più pesante è stato con la maglia dell’Inter, lo 0-6 del 2001. Per fortuna non ero in campo». Quanto conterà domenica avere lo stadio per quattro quinti rossonero? «Sicuramente è un valore aggiunto. I tifosi li percepisci ancora di più quando li hai contro. Averne 60mila contro non è facile».
Oltre a Calhanoglu, pensa che anche Bastoni verrà fischiato a ogni tocco di palla?
«Può essere, ma ha un carattere fortissimo. Gattuso ha detto che per lui è intoccabile. Nel calcio quanti hanno sbagliato come lui, o peggio? Ha pagato la troppa adrenalina, che fa ragionare poco». Quale sarà la chiave tattica della partita? «Sulla carta l’Inter è superiore al Milan in tutti i reparti tranne il centrocampo. Modric e Rabiot sono meravigliosi, e anche Fofana o Ricci sono giocatori adeguati. Si giocherà lì». In attacco, chi vede meglio? Nessuno in Serie A segna più dell’Inter, che però non potrà contare su Lautaro. «Lautaro è un bomber, oltre che leader tecnico e morale. Ma stravedo per Pio Esposito, che sarà il centravanti della Nazionale per dieci anni. Aspettiamo il risveglio di Thuram. Quanto a Leao, lo si critica ma ha numeri pazzeschi. Di suo è un esterno, ma Allegri lo mette dove serve di più. E sta facendo bene». Il dato sui gol subiti invece è molto simile per le due squadre: 21 reti per l’Inter, 20 per il Milan … «L’Inter ha preso tanti gol a inizio campionato. Ha pagato inizialmente la maggiore verticalità portata da Chivu, ma ha trovato la quadra. Quanto al Milan, Allegri è maestro di compattezza». E in porta? «Oggi Maignan è superiore a Sommer, che resta però un portiere di livello mondiale, con esperienza e personalità». Rispetto ai derby dei suoi anni, con campioni come Pirlo, Seedorf, Maldini e Shevchenko, quanto si è perso? «Più che dal punto di vista tecnico, si è perso lo zoccolo duro delle squadre, i blocchi di giocatori che non cambiano. Lautaro, Barella e Bastoni oggi sono un gruppo storico. Anche il Milan deve andare in quella direzione, partendo da Maignan, Gabbia e Ricci, fieri di vestire la maglia». Milano è una delle poche città al mondo in cui nel derby i tifosi delle due squadre vanno allo stadio insieme… «Trovo sia una cosa bella, e non toglie emozione. A Roma il derby dura settimane, è totalizzante, cambia la stagione. Ma l’adrenalina è la stessa». Le piace l’idea che Milan e Inter continueranno ad avere uno stadio in comune? «Molto. Gli stessi spalti, che cambiano colore fra andata e ritorno. Una meraviglia. È proprio un tratto culturale». Come si prepara un derby da giocatori? «Con metodo e routine. Io mangiavo bene tutta la settimana, andavo a letto presto, il venerdì non uscivo a cena. Ascoltavo il mio corpo in allenamento. Mettevo tantissimo metodo. Scaramanzie, nessuna». Il suo pronostico? «I derby non li vince quasi mai la favorita, ma è difficile dire quale sia. L’Inter è più avanti del Milan, che però nei big match si esalta. Dico 51 Inter e 49 Milan. E penso che lo scudetto sia in ogni caso dell’Inter, qualunque sarà il risultato. Senza più la Champions da giocare, la squadra di Chivu ha le mani sul Tricolore».
