The Italian Job. Anzi, un’impresa italiana. È quella che serve al Tottenham, che rischia clamorosamente la retrocessione dopo il trionfo in Europa League l’anno scorso. Ora però c’è un nuovo condottiero: Roberto De Zerbi. Nello sperduto nord di Londra, il quarantaseienne allenatore bresciano arriva al campo di allenamento degli Spurs con l’omonima maglietta, tra famiglie e bambini che lo attendono. È convinto. È fiducioso: «Sono certo che ce la faremo a salvarci, altrimenti non avrei firmato per cinque anni», assicura l’ex allenatore di Marsiglia e Sassuolo, di ritorno in Premier dopo l’ottimo lavoro con il Brighton. Dopo la conferenza in video, De Zerbi si ferma a parlare con i giornalisti dei quotidiani presenti, tra cui Repubblica, alla vigilia del delicatissimo esordio domani a Sunderland. De Zerbi, lei è l’ultima speranza per il Tottenham di salvarsi dalla B. Perché è così convinto di farcela? «Per la qualità dei giocatori, come hanno dimostrato anche in Champions contro l’Atletico Madrid. Purtroppo la mia avventura non è iniziata bene perché si è appena fatto male Kudus, che, per le sue caratteristiche, sarebbe stato perfetto per me. Abbiamo tantissimi infortunati. Ma ho ottimi attaccanti, e dobbiamo metterli in condizione, da Kolo Muani a Solanke, da Xavi Simons a Richarlison. Ce la dobbiamo fare comunque. Si parla troppo di tattica e schemi, mentre il lato più importante del calcio è quello mentale». Ma lei è un allenatore che pretende bel calcio. Lo farà anche in una situazione in bilico come questa? «Ho parlato con i calciatori uno a uno. Gli passerò due o tre idee, non troppe. L’importante è che giochino sereni. Voglio rivedere il Tottenham di Ange Postecoglou. Lo stile è una parte del mio gioco, l’altra è il carattere, la personalità, e ovviamente l’organizzazione con o senza palla. Dobbiamo avere lo spirito giusto». Lei poteva arrivare subito dopo il licenziamento di Thomas Frank a febbraio, ma rifiutò. Ora, con un contratto da potenziali 15 milioni di euro all’anno, eredita da Igor Tudor una squadra a rischio retrocessione. Non teme di rovinarsi la reputazione? «La mia storia parla chiaro: ho rinunciato a un sacco di soldi nella mia vita perché al primo posto ho sempre messo il lavoro. Marsiglia per me era un posto speciale, e non ho ancora salutato i tifosi perché non volevo fare polemiche: a febbraio, per me era meglio stare a casa. Poi ho scelto il Tottenham perché mi piace il Dna del club: qui si gioca a calcio. Dobbiamo tenere innanzitutto palla, perché così si vince: se ciò significa subire un gol in più, pazienza. E comunque, resterò anche se retrocederemo». Ma il suo arrivo è coinciso con le polemiche per aver definito “un bravo ragazzo” il suo ex giocatore al Marsiglia, Mason Greenwood, accusato di violenze contro la sua compagna. «Mi spiace se qualcuno si è sentito offeso. Eppure, per me questo è un argomento molto sensibile. Mi tocca in prima persona, anche perché ho una figlia, io contro la violenza sulle donne mi sono sempre schierato e non accetto neanche le battute sessiste. Sono dispiaciuto di queste accuse». Crede che i tifosi accetteranno le sue scuse, dopo che alcuni hanno chiesto al club di non ingaggiarla? «I tifosi le accetteranno perché io questo argomento non lo riaprirò più. Non è corretto tornarci».
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De Zerbi si presenta al Tottenham: “Salvarci è una questione di testa”
Antonello Guerrera·

Il tecnico bresciano, che ha lasciato il Marsiglia a febbraio, ha sostituito Tudor sulla panchina degli Spurs: debutta contro il Sunderland
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