Intorno a Tasos Douvikas è inizialmente nato un pregiudizio, l’idea che il Como senza di lui possa avere comunque una prospettiva, più di quante ne abbia lui senza il Como. La piccola grande storia del calcio italiano lontano dalle metropoli è piena di attaccanti che hanno funzionato alla perfezione solo in quel contesto, dal Massimo Palanca di Catanzaro negli anni Ottanta al Gianni Comandini di Cesena e Vicenza a cavallo del nuovo secolo. Ma i tredici gol segnati stanno smontando il pregiudizio poco a poco. Non solo perché sono un discreto mucchio, ma perché contengono alcune verità che trascuriamo. Nove li ha segnati di destro, due di sinistro e due di testa. Solo altri tre attaccanti abitano la nostra Serie A con la stessa attitudine a variare le soluzioni. Sono Lautaro, Thuram e Højlund, tutti più costosi, più reclamizzati e più glamour di lui. I soli con almeno due gol segnati con tre parti del corpo differenti. È il segno di un’attitudine: avere un piede forte, saper usare l’altro abbastanza da non essere prevedibile, avere una presenza in area. Per un centravanti è oro. È la possibilità di stare dentro partite di tipo diverso e di poter essere servito praticamente in ogni modo, in profondità, sporco, spalle alla porta, con un cross. Il dato non trasforma Douvikas in Lautaro, Thuram o Højlund, ma ne fa un Ulisse dell’area di rigore, un attaccante che al gol sa tornare per strade diverse, anche quando la partita non gli apparecchia il pallone migliore. Il tredicesimo dei tredici, quello che ha dato al Como la certezza di partecipare a una Coppa europea, è una traccia rivelatrice; un gol da predatore, un’azione da spietato, per intuizione, ostinazione e forza fisica. Un gol che suggerisce di rivedere il pregiudizio iniziale. C’è in Douvikas un istinto personale che gli consente di segnare anche quando non è il numero 9 dentro una macchina ben costruita intorno a lui. Il gol sa costruirselo pure per conto suo. Douvikas ha prima sfilato una maglia a Morata e poi si è costruito una sua credibilità. Aveva segnato tanto in Olanda, un campionato che ha nell’albo d’oro della classifica cannonieri sia nomi sontuosi [Cruyff, van Basten, Romário, Bergkamp, Ronaldo, van Nistelrooy] sia quelli di operai del gol, senza altre avventure luminose. Il Como e Fabregas devono aver intravisto in lui il pezzo giusto da aggiungere alla squadra anche se al Celta Vigo ne aveva poi fatti molti di meno. Douvikas è costato 14 milioni, meno di Lucca, meno di Nkunku, meno di Openda, meno di Piccoli. Ed è la prova che il mercato si fa prima di tutto con le idee, e sulle idee i bravi allenatori ci lavorano. Se hai pure i soldi, meglio.
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Douvikas, l'Ulisse del gol
Angelo Carotenuto·

L’attaccante imprescindibile per il Como, che la prossima stagione giocherà in Europa per la prima volta nella storia
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