TORINO - Oggi Spalletti allungherà di due anni il contratto con la Juve, ma al di là di quanto guadagnerà (11 milioni in totale) e di quanto durerà (lo sa il cielo), ciò che davvero conta è che il club bianconero ha deciso di darsi una stabilità mettendosi nelle mani dell’allenatore, arrivato nell’urgenza di scalzare Tudor ma capace di imporre in fretta le sue idee, la sua personalità e financo la sua modernità, in barba ai 67 anni che ha, a un ambiente in crisi profonda su tutti e tre gli aspetti in questione.

Spalletti avrà potere decisionale

Spalletti non condivide ogni sistema di gestione della Juventus e non è certo un fanatico dei dati («Le statistiche danno un indizio, non un giudizio») e magari avrebbe preferito che l’annuncio del rinnovo venisse dato durante la sosta e non a ridosso della partita probabilmente più importante da qui alla fine del campionato (con l’Atalanta è un confronto diretto), ma il calendario ha preferito imporlo Comolli. Lucio ha invece strappato potere decisionale: inciderà sulle scelte e imposterà il mercato assieme a Chiellini, Ottolini e Comolli stesso.

Caccia alla svincolati: i nomi

Gli input sui giocatori da prendere li darà lui, che ha indicato la necessità di 5-6 rinforzi di primo livello, oltre alle conferme di Vlahovic e naturalmente di Yildiz, Bremer e McKennie. Le risorse economiche sono quelle che sono, quindi i bianconeri si stanno muovendo con decisione sul mercato degli svincolati, quest’anno particolarmente prestigiosi: Bernardo Silva e Alisson, Kessié e Senesi, Celik e Goretzka, Rüdiger e Lorenzo Pellegrini. È a centrocampo che l’ex ct pretende il salto di qualità.

Quando la Juve scelse la strada dei giovani

La conferma di Spalletti introduce di fatto l’ennesimo anno zero della storia juventina recente, caratterizzata da un continuo andirivieni di allenatori e dirigenti dalle filosofie completamente diverse da un anno all’altro, da pianificazioni rinnegate in fretta e da contraddizioni costosissime, visto che gli aumenti di capitale hanno rasentato il miliardo. Nella primavera del 2024 la Juve aveva deciso di abbattere l’età della rosa (e il monte ingaggi di conseguenza) prendendo gente di 26 anni al massimo: tra l’estate e l’inverno arrivarono quattordici giocatori nuovi, in media di 23 anni e mezzo, la squadra venne affidata al 42enne Thiago Motta e diventò la seconda più giovane del campionato dopo il Parma, ma non venne concesso tempo né all’allenatore né a Giuntoli, nonostante il tempo fosse l'unica cosa a servire.

Un istant team pronto all’uso

Con la conferma di Spalletti si tornerà invece all’antico, cioè all’allestimento di un instant team pronto all’uso: non ci saranno più remore a ingaggiare over 30 e insomma la Juve tornerà a calarsi alla perfezione nei modi di fare del calcio italiano, dopo aver illuso che la svolta giovane avrebbe potuto trascinarsene appresso delle altre. Fresche saranno comunque le idee di Spalletti, il primo ad aver fatto presa pur non avendo ancora dei risultati da presentare al pubblico, ma dei nuovi principi di gioco sì. Chiamandoli sbrigativamente giochisti, qui vennero respinti con perdite Motta, Sarri e, andando indietro nel tempo, Ancelotti (all’epoca era ancora giochista) e Maifredi. Spalletti si definisce la terza via: «Tra i giochisti e i risultatisti, ci sono gli equilibristi».