Non è il primo italiano a vincere il campionato in Portogallo, perché 21 anni fa già lo fece Trapattoni con il Benfica, ma c'è molto di nuovo nello “scudetto” che Francesco Farioli ha conquistato con tre giornate d'anticipo grazie alla vittoria per 1-0 del suo Porto sull'Alverca: prima di tutto perché l'allenatore lucchese conquista il suo primo titolo ad appena 37 anni, e poi perché continua a salire un gradino dopo l'altro nelle gerarchie del calcio europeo, ponendosi oramai ad un passo dall’élite assoluta.

La scalata di Farioli

Dopo gli anni da collaboratore di De Zerbi, dal cui stile si è poi distaccato, e gli esordi da allenatore capo in Turchia, nel giro di tre stagioni ha portato il Nizza in Europa League, l'Ajax a un soffio da uno scudetto inimmaginabile (finì a un punto dal Psv, quest'anno di differenza ce ne sono 23) e adesso il Porto al ritorno al successo dopo quattro anni di magra e una crisi societaria che aveva condotto a una profonda ristrutturazione del club, con l'addio allo storico (e discusso) presidente Pinto Da Costa e l'inizio del governo di Villas-Boas, a sua volta ex allenatore precoce e vincente che con Farioli si trova benissimo, forse perché si rispecchia in lui.

Il Porto miglior difesa del torneo

In campionato, il Porto ha vinto 27 partite su 32 perdendone una sola, con il modestissimo Casa Pia, mentre ha sbaragliato due squadre sulla carta più forti, lo Sporting, arrivato ai quarti di Champions, e il Benfica di Mourinho, per non dire del Braga semifinalista in Europa League, dove Farioli è uscito ai quarti con il Nottingham dopo aver giocato 82' in dieci e aver preso due traverse. Per la terza stagione consecutiva la sua squadra, come era già successo a Nizza e Amsterdam, ha la miglior difesa del torneo (appena 15 gol incassati) senza che nessuno lo abbia mai accusato di praticare un calcio difensivo, perché in effetti non lo pratica affatto: ha, piuttosto, una cura geometrica dell'equilibrio, delle distanze, degli spazi tra un giocatore e l'altro che funziona a menadito, soprattutto grazie alla capacità di recuperare alla svelta il pallone, alternando poi palleggio e accelerazioni improvvise.

Un insolito successo all’italiana

Se poi non si fossero gravemente infortunati prima il centravanti di riserva, lo stagionato De Jong, e poi quello titolare, il formidabile Samu, ventunenne spagnolo di origini nigeriane che prima di rompersi il crociato aveva fatto in tempo a segnare 20 gol in 32 partite, chissà quanti gol in più la sua squadra avrebbe segnato. Ma a Porto, che non vinceva il titolo dal 2022 (per i Dragoes un digiuno così lungo è una rarità) non hanno fatto i difficili e stanno festeggiando con molto trasporto questo insolito successo all'italiana, ma nel senso migliore del termine.

Ha rinnovato con il Porto fino al 2028

Farioli resterà a Porto. Già nei primi mesi della stagione Villas-Boas gli ha rinnovato il contratto fino al 2028 e lui ha deciso presto di non muoversi, perché ha trovato un ambiente ideale a livello societario e organizzativo (e anche umano: sulla rive del Douro si vive bene assai) e per il momento preferisce completare l'esperienza in una dimensione di questo tipo (a settembre debutterà in Champions) anziché affrettare il salto verso la Premier o la Serie A: si è ben guardato, per esempio, dall’assecondare il corteggiamento del Chelsea tenendosi al larga dal caos milionario di Stamford Bridge, così come ha raffreddato sul nascere i sondaggi di Napoli e Tottenham, dicono anche del Manchester Unired. Lui vuole un club che gli offra chiarezza programmatica e dove i suoi metodi di lavoro possano essere applicati in autonomia.

Con Villas-Boas l'intesa è stata mediata: "È la prima volta", confidò dopo aver incontrato il presidente, "che a un colloquio di lavoro non devo tirar fuori il pc per mostrare i miei metodi. Sapeva già tutto". Gli mancava solo l'impressione personale, che evidentemente è stata ottima. Come ha conquistato i tifosi del Porto A Porto, grazie alla competenza tecnica di Villas-Boas, c'è una catena di comando molto corta e le informazioni corrono veloci e dirette tra uffici e campo, dove Farioli ha uno staff nutrito che cura a fondo le analisi statistiche, i dati sulla preparazione fisica, l'alimentazione. A fine stagione, difatti, i suoi sono pimpanti. Ma ha conquistato i tifosi del Porto anche con la comunicazione, benché non si esprima in portoghese ma in inglese (e per questo da Lisbona lo criticano): ha punzecchiato i rivali dello Sporting ("Ci siamo allenati anche a giocare in 10", disse alla vigilia della sfida con i biancoverdi, che si erano giovati spesso di espulsioni degli avversari), si è immedesimato in fretta nella cultura del club e la definizione di Famiglia Porto, detto e scritto in italiano, è diventato il motto della stagione, per società e tifosi.

Il Porto di Gabri Veiga e Thiago Silva

Resterà a Porto perché Farioli ama incidere su diversi aspetti del club e lì lo può fare, mentre altrove (al Chelsea, per dire) sarebbe una pedina di passaggio. E poi la squadra è buona, benché se gli anni della crisi societaria abbiano un po' rinsecchito il vivaio, adesso meno produttivo di quelli di Benfica e Sporting, anche se un ragazzo di casa, il diciottenne Rodrigo Mora, è una pepita lucente, pur se quest'anno ha fatto peggio rispetto a quello prima, quand'era un diciassettenne debuttante e con i suoi colpi abbagliò il gioco di una squadra disorganizzata.

Quelli bravi bravi, che la società è bravissima a scovare, vengono da fuori, come il succitato Samu, arrivato dall'Atletico (ma era in prestito all'Alaves) per 32 milioni, il ventenne mediano danese Froholdt, pagato 20 milioni, e Gabri Veiga, fatto rientrare dall'Arabia per una quindicina. Ha fatto benissimo Alberto Costa, per la cui cessione alla Juve finiranno per mordersi a lungo le mani. E a gennaio è arrivato persino Thiago Silva: Farioli ha tirato a lucido i suoi 41 anni e lo consegnerà ad Ancelotti in condizioni perfette.