MILANO – Giovanni Malagò, scelto come candidato alla presidenza della Figc da 19 società su 20 (solo la Lazio non si è accodata alla maggioranza, il presidente Lotito chiede il commissariamento della Federcalcio) incontra i club. L’ex numero uno del Coni è arrivato poco prima delle 14 negli uffici milanesi di via Rosellini. Ha salutato, poi si è infilato in ascensore ed è salito al quarto piano, dove lo aspettavano i presidenti reduci dall’assemblea, dove si è parlato dei venti punti già esaminati dalla serie A una settimana fa per rilanciare il movimento: tra questi l’esenzione fiscale per i giovani del vivaio e l’azzeramento dell’Iva per le operazioni di mercato tra squadre italiane. “Ne parleremo con Malagò e integreremo questo programma con le sue idee”, ha detto una settimana fa il presidente della Lega di A, Ezio Simonelli.

“Questa fiducia mi fa raggelare”

“Mi sembrava doveroso iniziare da chi aveva pensato a me per l'ipotesi della candidatura. Mi sono incontrato con la Lega serie A e farò anche degli altri incontri. Oggi col presidente di B, domani con quello della Lega Pro e prima di fine settimana con le componenti che rappresentano giocatori e allenatori. Ho rivisto vecchi amici, alcuni di vecchia data. Mi erano stati esposti i punti chiave dell'assemblea che si devono però fondere con le esigenze delle altre componenti. Questo è una federazione multidisciplinare e rappresenta gli interessi di tutti. Conosco molto bene questo ambiente, sono state due ore di chiacchierata che definirei straordinarie. Hanno parlato tutti, rinsaldando questa fiducia che mi fa molto “raggelare” nel senso buono del termine. Non so ancora se porterò avanti la mia candidatura, prima devo sentire anche le altre componenti della federazione. Ma non sono preoccupato del risultato elettorale del 22 giugno”. E ancora: “Sulla capacità di saper organizzare una squadra che ottenga il massimo risultato sportivo, credo di aver dimostrato qualcosa nella mia vita anche se nello sport nulla è scontato. Oggi il calcio, a cominciare dalla serie A, deve mettere da parte i personalismi". Pausa. Nazionale. progetti. futuro. Allegri ct? “Non so neanche se formalizzerò la mia candidatura. Figuriamoci se penso al ct. Non ho ancora parlato con nessuno”. De Laurentiis e la telefonata con Malagò L’assemblea era iniziata poco dopo le 11.30. C’era il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, nelle ultime settimane collegato da Los Angeles. Prima di raggiungere i colleghi presidenti, il patron azzurro si è fermato a esaltare Malagò: “Stavo partendo, ero sull'aereo e ho chiamato Malagò, dicendogli che deve prendere in mano la situazione del calcio italiano perché nessuno meglio di lui può fare questa cosa. È un imprenditore, è uno sportivo, ha esperienza da vendere. L'unico difetto è che è innamorato della Roma, pazienza: sopporteremo anche questo”.

De Laurentiis è stato il primo a esporsi pubblicamente per Malagò, e ora spiega il perché: “Siamo stanchi di essere portati per mano da persone che interpretano ruoli istituzionali per avere un proprio prestigio personale. Nella vita io dico sempre che la cosa più importante è lavorare, ma per poter lavorare bisogna sapere. Nessuno più di un imprenditore che fa impresa e non fa presa può aggiustare le cose che non funzionano. Il signor Malagò dal mio punto di vista è il benvenuto. Ha solo un difetto: È tanto romanista”.

Il no ad Abete

De Laurentiis ha parlato anche di Giancarlo Abete, l’altro candidato ad oggi in lizza per il seggio vacante di presidente federale: “Abete è un carissimo amico, un signore che rispetto, il cui fratello è socio in una delle mie società, ma non è una persona adatta a fare questo lavoro. Magari lui si risentirà, ma siamo abituati nella vita a esprimere il nostro pensiero in democrazia, anche se l'italiano è codardo per natura”. La chiosa sulla necessità di rinnovare il movimento: “Il calcio in Italia va rifondato. A me prendono per visionario, ma io sono arrivato dal cinema nel 2004 ed è dal 2004 che rompo le scatole dicendo che è tutto vecchio, che i bambini non avrebbero più guardato le partite... Però nessuno ti ascolta, tutti pensano a restare attaccati alla propria poltrona”.