Milano – Non si aspettava di diventare in poche ore un simbolo di fair play. È quasi stordito. Protagonista di un gesto semplice eppure potente. Il portiere avversario esce lontano dall’area ma si fa male, la porta è vuota, lui può segnare il gol del pareggio ma sceglie di buttare il pallone in fallo laterale. Nel calcio dei furbi, Tommaso Fumagalli, attaccante della Reggiana in B, ha scelto una strada diversa: «Non ho fatto nulla di speciale. Ho visto Cragno che alzava il braccio, non mi sembrava corretto continuare l’azione e andare a segnare — racconta — D’istinto mi sono fermato». Gli avversari lo hanno ringraziato, l’arbitro gli ha stretto la mano: «Gli dicevo: “Cosa dovevo fare?”. Rispondevano che il mio gesto non era scontato». La Reggiana, in lotta per salvarsi, quella partita con il Südtirol l’ha persa 4-0: «Ma pure i miei compagni mi hanno detto che ho fatto bene a buttare via la palla. Questi sono i miei valori».

Niente tatuaggi e social: “La mia ragazza dice che sono un boomer”

Non ha tatuaggi («Non ne ho bisogno, i ricordi li tengo dentro») e non ama i social: «La mia compagna Alice dice che sono un boomer. Non fanno per me». Lo chiamano Puma («Cambiano l’iniziale del mio cognome»), soprannome nato in D alla Giana Erminio. In quegli anni voleva smettere: «Al mattino lavoravo come impiegato nell’azienda di famiglia, vendiamo macchine da stiro. Al pomeriggio mi allenavo, ma giocavo poco. Con l’infortunio di un compagno mi è cambiata la vita: volevo mollare, sei mesi dopo mi ha chiamato il Como di Fabregas». Come Di Canio. E su Bastoni: “Non va condannato” Il suo gesto ha ricordato quanto fece Di Canio con il West Ham nel 2000 contro l’Everton: «Mi piace essere accostato a un campione come lui. Non ci avevo pensato, me lo ha detto mio papà Paolo». Che gli ha trasmesso la passione per il calcio: «Va da sempre in Curva Nord. Siamo interisti, sono cresciuto con il mito di Milito». Nell’Inter gioca Bastoni, sui social il paragone tra i comportamenti differenti è stato immediato: «Ha sbagliato, ha chiesto scusa. Ma le simulazioni le fanno tutti, anche a me è capitato. Si cerca di far sbagliare l’arbitro. I tifosi che lo condannano non farebbero lo stesso se l’imputato fosse un giocatore della loro squadra. Alessandro non merita questi fischi». Domenica vorrebbe vedere il derby a San Siro, «ma non ho trovato i biglietti». Intanto si gode l’affetto: «Non ho salvato vite, ho fatto quello che dovevo. Se vedo per strada una persona che non sta bene, mi fermo. Così ho fatto in campo». Semplice, no