ROMA – “Non mettetemi sullo stesso piano di Ranieri, perché io non rispondo e non alimento”. Nel ring mediatico messo in piedi dal senior advisor, Gasperini preferisce rintanarsi nell’angolo. Se a fine stagione ne resterà soltanto uno, vuole essere lui a salvarsi. Quindi incassa i colpi, si limita a mandare qualche frecciata (“i fischi dei tifosi romanisti sono giustissimi, perché non si meritano il teatrino di questa brutta settimana”). Non reagisce come vorrebbe: “Faccio silenzio per evitare di creare danni”.
Le lacrime e il modello Atalanta
Gasp difensivista. Dice di sentirsi “tirato in mezzo”, di essere “indirettamente coinvolto”. Per questo “continuo a non dare risposte, perché non mi sembra una cosa bella e piacevole”. Un “teatrino” sgradito, quindi. Dopo il pareggio di Roma-Atalanta, il tecnico giallorosso torna pure sulle lacrime che venerdì hanno interrotto la sua conferenza. “Piango perché sto invecchiando”, sorride. La verità è che si era commosso ripensando al passato, a Bergamo e al “modello Atalanta”, la sua creazione. “Non è facile applicare lo stesso modello qui a Roma”, spiega.
L’avvertimento per il futuro
“Rispetto ad altre squadre, l’Atalanta è riuscita a essere competitiva facendo utili per dieci anni di fila”. Qui lascia intendere che risultati sportivi e bilancio possono andare d’accordo. Un messaggio, velato, per la dirigenza giallorossa. “Ho visto che negli ultimi due anni dal mercato sono arrivati trenta calciatori. Di questi, oggi giocano quattro o cinque”, aveva detto prima dello scontro frontale con Ranieri. Per la serie: comprate meno, comprate meglio. E soprattutto niente “rivoluzioni”, come invece avevano promesso i Friedkin. “Buttare per aria il gruppo è follia”, l’avvertimento di Gasperini dopo la sconfitta contro l’Inter.
La squadra e il pubblico
Vuole blindare il nucleo dei fedelissimi, anche quelli in scadenza. Su tutti Dybala e Pellegrini. “C'è un dialogo aperto con i giocatori e i loro agenti. Valuteremo se ci saranno condizioni e volontà reciproche per proseguire insieme”, ha spiegato il direttore sportivo Frederic Massara prima della gara di ieri. L’importanza del gruppo, quindi. Che Gasperini ringrazia: “La risposta della squadra a tutto questo è stata fantastica. I ragazzi continuano a seguirmi”. Trascina dalla sua parte giocatori e tifosi: “Sono arrivato con tanto scetticismo attorno. Questo pubblico è straordinario”.
Il confronto con i Friedkin
Nessuna menzione per la proprietà. Nessun ringraziamento ai vertici. “Ha parlato con qualcuno di questo teatrino?”, gli chiedono. “Parlo solo della squadra”, replica Gasperini, che in realtà si è confrontato – in chiamata – con Dan e Ryan Friedkin. Al tecnico e a Ranieri la proprietà ha chiesto di abbassare i toni e concentrarsi sul quarto posto. Il bottino economico dell’ingresso in Champions League è un richiamo all’ordine che non può essere ignorato. Gasperini ci crede. “Siamo ancora in corsa”, conferma.
La corsa Champions più difficile
Certo, il pareggio di ieri ha un po’ arenato i sogni giallorossi. La Juventus, quarta con una partita in meno (oggi la sfida con il Bologna), è a +2. Nelle ultime cinque giornate serve quindi uno sprint. Non solo dal campo, ma anche dall’infermeria, lascia intendere Gasperini. Ormai gli attriti con lo staff medico (che gode della piena fiducia di Ranieri) non sono più un mistero. “Riavere tutti i giocatori a disposizione è una speranza, ma mi auguro sia una certezza”, punge il tecnico. “Quanto devono stare fuori?”, si chiede. E fa l’elenco: “Quello più distante è Pellegrini. Koné, Dybala e Wesley sono in dirittura d’arrivo". Quello dello staff è uno dei tanti terreni di scontro tra i due litiganti. Ma l’allenatore va oltre Ranieri. O almeno ci prova: “Queste cose si affrontano a fine campionato”. Così prosegue il gioco del (quasi) silenzio.
