Di chi è la memoria, quando l’abbiamo condivisa con altri? Che fine fa l’idea che avevamo di noi, delle nostre parole, dei nostri pensieri, se abbiamo aperto lo scrigno e lasciato che un estraneo lo trasformasse in racconto? Chi decide quale forma debba avere il nostro passato? Ora, Raymond Domenech sarà pure il re degli antipatici, uno di quelli capaci di farsi dare torto anche quando sfiora la ragione, ma le domande che pone mentre si irrita con Netflix per il documentario sui Mondiali del 2010 stavolta sono interessanti. Per la Francia sono i Mondiali di Knysna, il ritiro dell’ammutinamento e di quella frase di Anelka che L’Équipe stampò grosso così in prima pagina: Va te faire enculer sale fils de pute. La traduzione è intuitiva. Non fu una banale lite da spogliatoio. Sedici anni dopo è una ferita aperta. È stato il momento in cui la Francia diventò ridicola davanti al mondo. Non è mai stata digerita perché giocatori e federazione non hanno accettato di aver avuto un ruolo e Domenech è rimasto il volto più comodo del disastro. Il monsieur Malaussène di questa storia. Ora il capro espiatorio si sente pure tradito. Domenech ha partecipato al documentario dando accesso al suo diario, ma sostiene di aver consegnato quel materiale personale pensando di partecipare a un lavoro di ricostruzione, e di essersi invece ritrovato dentro un racconto che gli appare scritto contro di lui. Un diario non è una testimonianza come altre. Un diario è il luogo della nostra rabbia grezza o di un’ingiustizia percepita. Sono frasi scritte perché non diventino pubbliche. Se entra in un documentario, cambia natura. Il tema vero è che il documentario sportivo contemporaneo promette complessità, ma spesso cerca un colpevole. Ha bisogno di drama, e dunque racconto, corpi, facce, frasi forti. Domenech è il personaggio perfetto, un tipo teatrale e solo, mai davvero assolto dalla Francia. Ma che diritto ha un documentario di usare la ferita di qualcuno per costruire una verità più spettacolare della verità stessa? E allo stesso tempo: che diritto ha chi partecipa a un documentario di pretendere che il risultato finale coincida con la propria verità? Il guaio è che quando un dolore entra in sala di montaggio, possono succedere disastri. Domenech avrebbe dovuto conoscere Loretta Goggi. Aveva paura, da ragazza, che la madre scoprisse le sue fantasie. Perciò incollava le pagine del diario, una sull’altra. Alla fine diventò un blocco rigido, un unico foglio spesso dopo la copertina. I diari, forse, vanno tenuti così, illeggibili. Appena li consegni a qualcuno, smettono di proteggerti e cominciano a lavorare contro di te.
Toutes les actualitésCalcio
Télécharger
Il diario di Domenech
Angelo Carotenuto·

L’ex ct della Francia ha consegnato le sue memorie per la realizzazione di un documentario. Scritti che gli si sono ritorti contro, offrendo una ricostruzione televisiva a suo parere non fedele dell’ammutinamento della squadra durante il Mondiale del 2010
Suivez toutes les actualités du football
Téléchargez l'app pour recevoir les notifications des dernières actualités.