Divisi alla meta. Il doloroso ko al Maradona con il Bologna ha ridato fiato al partito dei delusi, così amareggiati da sdoganare addirittura la parola fallimento. Non è tuttavia uno scandalo se la qualificazione per la Champions dovrà essere conquistata in volata e nelle ultime due partite del campionato, auspicabilmente nella prossima trasferta di Pisa. Numeri alla mano il secondo posto in classifica del Napoli continua infatti ad avere del miracoloso, visto che a 180’ dalla fine gli azzurri sono ancora lassù nonostante abbiano appena il quinto attacco e la sesta difesa della serie A, che sono la grigia fotografia di una differenza reti a mala pena da zona Europa League: +18. La matematica non è un’opinione ed è da questa prospettiva diversa che a giochi fatti bisognerà con maggiore serenità tirare le somme, dando una lettura probabilmente più veritiera della soffertissima stagione della squadra di Antonio Conte, al netto dei giudizi esasperati sull’operato della panchina. Il tecnico leccese è divisivo e ha una personalità molto forte, che lo pone fisiologicamente - nel bene e nel male - al centro della ribalta. Ma dopo il posticipo di lunedì sera ha dato la sensazione di essere il più lucido di tutti, analizzando la sconfitta senza fare drammi e con una serenità per il suo carattere persino inusuale. «Della nostra prova sono soddisfatto, al di là dell’episodio finale negativo». Nessuno più di lui conosce del resto i pregi e i limiti del gruppo che allena da metà agosto a Castel Volturno, chissà perché scambiato da una parte della tifoseria e dell’opinione pubblica per un Dream Team. Ai giocatori ieri è stato concesso non a caso un giorno di vacanza, a dispetto di chi si aspettava una punizione. Gli errori commessi saranno esaminati oggi, alla ripresa della preparazione. Senza però bisogno di processi, perché l’impegno c’è stato e nessuno si è mai tirato indietro. Adesso la barca va guidata in porto ed è solo questo che conta, affrontando al massimo la trasferta di Pisa. Il Napoli sa che non sarà una formalità e che ci sarà come sempre da stringere i denti pure in Toscana, perché le vittorie larghe in questo controverso ciclo sono state l’eccezione e assai di rado la regola. Era successo lo stesso infatti anche nel campionato scorso, conquistato tra mille sofferenze e di cortissimo muso dagli azzurri. Memorabili di questi tempi le traversie di Monza, sul campo dell’ultima in classifica, dove la squadra di Conte era riuscita a imporsi di misura grazie a un gol di McTominay a ripresa inoltrata, difeso poi con le unghie nei 5’ di recupero. I limiti qualitativi c’erano già, insomma, anche se sono stati cancellati dallo scudetto strappato al fotofinish all’Inter, che ha trasformato Di Lorenzo & C. in invincibili eroi e li ha elevati a un rango di favoriti superiore al loro vero status. Invece non era un Dream Team il Napoli del quarto scudetto e meno che mai lo è quello attuale: di un anno più vecchio e rinforzato dopo la vittoria dello scudetto solo con due nuovi titolari: Milinkovic-Savic e Hojlund. Mercato faraonico? Macché. Tra agosto e gennaio sono arrivati solo tanti gregari per completare l’organico (alcuni pagati troppo...) e gli infortuni hanno tagliato fuori Kevin De Bruyne, che non mai potuto fare la differenza. Il gruppo base è rimasto quindi quello del campionato scorso, con in meno Romelu Lukaku. Ma le aspettative si sono ingigantite comunque, senza tenere conto nemmeno dell’emergenza. Per questo il piazzamento attuale del Napoli è considerato da una parte dell’ambiente un passo indietro deludente, piuttosto che una conquista. L’anomalia non tiene però conto del contesto in cui si sono sviluppate le ultime due stagioni. Conte ha rilevato infatti un gruppo reduce dal decimo posto del 2024 e privato in rapida successione dei tre principali artefici della vittoria del terzo scudetto: Osimhen, Kim e Kvaratskhelia. Nulla a che vedere dunque con la corazzata con cui aveva maramaldeggiato Luciano Spalletti. Era un Dream Team (quello sì...) e il tecnico leccese ne ha ereditato il nucleo storico, che sta ancora tenendo botta a distanza di tre anni nonostante il logorio psicofisico di tanti big. Non è un caso però che sul trionfo del 2025 abbiano messo le loro firme soprattutto due nuovi arrivati: McTominay e Lukaku, con la vecchia guardia già in parabola discendente. Ma il dibattito sulla panchina infuria lo stesso: valore aggiunto o handicap? I numeri - per chi li vuole leggere - danno una risposta chiara.
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Il Napoli scaccia la paura, a Pisa per la Champions. Conte carica la squadra
Marco Azzi·

La resilienza degli azzurri: secondi col quinto attacco e la sesta difesa. Oggi confronto dopo il ko col Bologna, il tecnico si ribella alle critiche. Panchina in discussione, ma nel bilancio del bienniomolte più ombre che luci
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