TORINO – Non era Di Gregorio il problema, non lo è mai stato, almeno in certi termini: in una fase in cui la difesa della Juventus è friabile come una torta di nocciole (20 gol incassati nelle ultime 7 partite), il portiere si è livellato ai compagni di reparto, contribuendo all’errore sistematico. E dopo gli sbagli del titolare sono arrivate le imperfezioni della riserva, perché Perin non ha convinto né contro il Galatasaray (il tiro di Osimhen gli è passato tra le gambe) né contro la Roma, specialmente sul destro a giro di Wesley, bello sì, ma non così arcuato: con maggiore spinta sulle gambe, il portiere avrebbe potuto prenderlo. E anche l’uscita su Malen, che filava verso il 3-1, è stata un’opposizione deboluccia.

L’urgenza è un nuovo portiere

Che la Juventus abbia un problema con il portiere è in ogni caso ormai evidente, tant’è che la società ha già previsto (programmato ancora no, perché per pianificare serve sapere se arriverà la Champions oppure no) che uno dei due investimenti di rilievo nella prossima campagna acquisti lo farà per un numero uno (l’altro per un attaccante, a meno che non si ricomponga il rapporto con Vlahovic).

Il rendimento di Di Gregorio

Perin ormai non ha prospettive, ma è principalmente il giudizio su Di Gregorio a essere cambiato, benché in queste due stagioni il suo rendimento sia stato globalmente positivo tranne che negli ultimi mesi, quando ha cominciato a fare sbagli che non sono da lui, anche se non ci sono dubbi sul fatto che l’ex monzese – voluto a tutti i costi da Thiago Motta per la sua abilità nel gioco con i piedi e costato 18 milioni – non sia di livello assoluto. D’altronde la Juventus è sempre stata abituata ad avere il portiere della nazionale (anche stranieri, tipo Szczęsny e Van der Sar) o comunque del giro azzurro, che Di Gregorio ha solamente sfiorato: era dall’inizio degli anni 70, con Pietro Carmignani, che la figura del portiere dell’Italia e quella della Juve non coincidevano.

Di Gregorio e gli insulti social

Di Gregorio è finito in discussione e ne ha scontato le conseguenze, perché ha cominciato ad avvertire sfiducia attorno a sé, sui social è stato massacrato e addirittura minacciato e gli errori sono venuti di conseguenza. Spalletti lo ha sempre difeso (“Non è più responsabile di altri”), ma poi ha capito che sarebbe stato meglio dargli una tregua, sperando che in panchina recuperasse tranquillità e potendosi fidare di una riserva affidabile come Perin, che però ha sbagliato a sua volta.

Il modello Buffon e il prezzo della sicurezza

Ora è probabile che già da sabato, contro il Pisa, tra i pali torni Di Gregorio, ma intanto i ragionamenti sul futuro sono in corso. La Juve sa che per un buon portiere occorre spendere, ma anche che avere la porta blindata garantisce un discreto numero di punti in classifica: è il ragionamento che venne fatto quando fu acquistato Gianluigi Buffon, pagato addirittura 100 miliardi di lire 25 anni fa (oggi, in proporzione, sarebbero 150 milioni) e per due decenni il più costoso di sempre. Ma intanto quei soldi hanno cambiato la storia del club. Carnesecchi in cima alla lista, ma è dura A Torino piace moltissimo Carnesecchi, che ormai è quasi al livello di Donnarumma, ma che è complicatissimo da strappare all’Atalanta, che lo valuta attorno ai 45 milioni. Le attenzioni si stanno perciò concentrando su Vicario, che in Premier ha confermato il suo eccellente livello e che il Tottenham può cedere per meno di 30 milioni. Sul friulano c’è però anche l’Inter, altra società che ha necessità, anche più urgente di quella bianconera, di prendere un portiere: potrebbe scatenarsi una guerra senza quartiere sul mercato.

Le piste estere: Alisson e il giovane Restes

Entrambi i club guardano anche ad Alisson Becker, che andrà a scadenza con il Liverpool nel 2027 e che viaggia ormai verso i 34 anni. I Reds hanno già acquistato il successore, il georgiano Mamardashvili, per cui una trattativa per la cessione del brasiliano sarebbe agevolata. In Italia piace Caprile, che però è di valore sostanzialmente analogo a Di Gregorio, mentre Comolli ha un debole per il ventenne Restes, titolare nell’Under 21 della Francia e del Tolosa, l’ex club del dirigente juventino, in Ligue 1. Vale 20 milioni. Nel frattempo, però, c’è da arrestare l’emorragia in corso: ci riproverà Di Gregorio.