Quel che resta del Leicester. Dieci anni dopo la storica vittoria della Premier League, il club retrocede in League One, la Serie C del calcio inglese. Patapunfete. Sic transit gloria Foxes. Condannato, il Leicester, dalla storia e dalla classifica. Inutile il pareggio contro l’Hull City: penultimo posto in Championship, due giornate alla fine del campionato e 7 punti di distacco dal quartultimo posto a certificare l’impossibilità della salvezza e a misurare i rimpianti.
Leicester, seconda retrocessione di fila
Il club è in caduta libera. E’ la seconda retrocessione consecutiva. Tutto è muto, persino il mito. Eppure, c’è stato un tempo felice. Ricordate? Anno di grazia 2015-16, Leicester campione di Inghilterra, la favola delle favole che diede ragione a Sofocle - “La gioia più grande è quella che non era attesa” - e rifilò una legnata sui denti a Gary Lineker, che - quando il Leicester annunciò Claudio Ranieri alla guida tecnica - sghignazzò beffardo twittando: “Ranieri chi?”. E poi promise che se il Leicester avesse vinto la Premier lui si sarebbe presentato in trasmissione ebbene sì: in mutande. Così fu. E il mondo del calcio salutò quell’impresa con lo stesso fanciullesco stupore con cui si vede una coccinella in un prato appena sforbiciato.
Va da sé che all’epoca Ranieri camminò sulle acque delle pozzanghere, moltiplicò fish and chips e trasformò una squadra poco più che dignitosa in un poster epocale. Ogni cosa in quei giorni era illuminata, lo era davvero. Era quello il Leicester del centravanti-operaio che sembrava uscito dal set di un film di Ken Loach, Jamie Vardy. Il viso ossuto e spigoloso, la corsa sghemba, il gol come unico destino: nell’anno dei miracoli ne fece 24 in campionato.
La morte del presidente in un incidente in elicottero
Era il Leicester del portiere figlio d’arte Kasper Schmeichel e del mediano in stato di ebbrezza Danny Drinkwater, dell’algerino dal piede magico Riyad Mahrez e di quel favoloso macina-chilometri che è stato N’Golo Kanté, la vera chiave tattica di quel trionfo. Però è proprio vero: dura un attimo la gloria. Già l’anno successivo, travolto da un insolito destino, venne addirittura esonerato Ranieri, la squadra campione d’Inghilterra chiuse mestamente al 12° posto e fu ferita dalla tragedia quando - nel 2018 - se ne andò, incidente in elicottero, il presidente del club, il thailandese Vichai Srivaddhanaprabha.
Tre allenatori
Le favole finiscono, ogni tanto capita che il principe torni ranocchio. Le ragioni del fallimento sono a portata di clic. In questa sciagurata stagione, il Leicester ha cambiato tre allenatori. E’ partito con lo spagnolo Martí Cifuentes, ha vissuto l’intermezzo del traghettatore gallese Andy King, un ex giocatore delle Foxes presente nella foto di gruppo dell’anno magico, ed infine si è affidato all’inglese Gary Rowett. Niente da fare.
La penalizzazione di sei punti
Ci si è messa anche la giustizia sportiva: a febbraio al club sono stati tolti sei punti per aver violato le norme finanziarie nella stagione 2023-24. Una bastonata. A margine va detto che nella squadra attuale, piuttosto modesta, non ci sono reduci dei cavalieri che fecero l’impresa dieci anni fa - chissà, magari qualcuno avrebbe fatto comodo anche con le ginocchia cigolanti e in attesa del Tfr - ma risulta persino un italiano, il centrale difensivo Caleb Okoli che tre anni fa debuttava in Serie A con l’Atalanta, guadagnava spazio nell’Under 21 disputando da titolare l’Europeo 2023 e alla fine, nel 2024, dopo un altro campionato in A con il Frosinone, si ritrovò a Leicester, il tempo di registrare due retrocessioni di fila. Povero Leicester, la musica è finita e gli amici se ne sono già andati da mo. Il vecchio poster che rimandava riflessi di luce si è scollato, sul muro è rimasta l’ombra del tempo che fu e che non è più.
