Roma – Un’esercitazione attacco contro difesa. Una passerella verso la coppa lunga quanto una partita, che non c’è stata. Un anno dopo il giorno più brutto, l’Inter ha vissuto la vertigine di una finale dominata, come a Monaco, ma questa volta dalla parte giusta del tabellone. Nel 2-0 dei nerazzurri contro una Lazio inesistente c’è tutta la distanza fra la squadra di Chivu e le altre. «La cronaca della gara» Inter, un dominio quasi totale I quasi settantamila dell’Olimpico hanno assistito allo spettacolo di una finalista che ha fatto tutto e l’altra niente. I ragazzi di Chivu, che correva avanti e indietro nella sua area tecnica come se la gara la dovesse giocare, hanno tenuto palla per quasi due terzi del tempo e hanno segnato due gol, schierati in un micidiale 3-4-3, con Barella esterno a destra e Dumfries terza punta. Quelli di Sarri, squalificato e relegato in uno sky-box, hanno provato ad arroccarsi in un 4-5-1 che somigliava più a un tentativo di legare l’avversario che a una guardia chiusa, a volere leggere il match con le figure della boxe. Inter implacabile, ma la Lazio si segna da sola La prima rete interista, dopo 14 minuti, è stata fortunata: corner di Dimarco, colpo di testa di Thuram e deviazione di Marusic alle spalle del povero Motta. E sale così a 18 il numero dei centri interisti da calcio piazzato. La seconda, al 35’, è stata invece decisamente bella: dormita di Tavares, riflesso felino di Dumfries e assist per Lautaro che segna tutto solo, scavalca i cartelloni pubblicitari, dribbla gli steward, dà le spalle ai suoi tifosi e allarga le braccia nella posizione del Cristo Redentore, come Ronaldo nel 1998, mostrando il nome e il numero sulla maglia. Da R9 a LM10. Un altro passo da gigante nella storia del club e del calcio italiano. È il suo gol numero 22 in stagione. Il terzo in una finale di Coppa Italia, come solo altri due giocatori hanno fatto prima, da quando esiste il torneo: Hernan Crespo e Julio Cruz, argentini dal cuore caldo e dai nervi di ghiaccio, come lui. Coppa Italia numero 10, vale una stelletta d’argento Così l’Inter ha vinto la sua Coppa Italia numero dieci, che vale la stelletta d’argento, raggiunta due anni dopo la seconda d’oro. E ha aggiunto allo scudetto la coppa nazionale, come non succedeva dal 2010, con Mourinho in panchina e Chivu in fascia sinistra. Sedici anni dopo, nella notte umida di Roma, l’ex ragazzo di Resita ha alzato il suo secondo trofeo da quando, undici mesi fa, ha cominciato la prima stagione da allenatore fra i professionisti. Chivu alla Mou, per Sarri neanche una bella azione The winner takes it all. Il vincitore prende tutto. Nello sport è spesso vero, in questo caso è stato verissimo. A Sarri non resta nemmeno la soddisfazione di una bella azione, di un moto d’orgoglio, di qualcosa provato in allenamento e visto in campo. La Lazio, come già sabato in campionato, ha dimostrato come i 34 punti di distanza dall’Inter ci stiano tutti. E non c’è più traccia della squadra che lo scorso 18 aprile batteva per 2-0 il Napoli al Maradona. Sembra passata una vita. A Formello non restano che le macerie di una stagione cominciata male, col mercato bloccato, e finita peggio, senza Europa, senza idee, senza un appiglio da cui ripartire. A nulla è valso lo sforzo del pubblico biancoceleste, per una volta presente allo stadio: ha fatto una bella coreografia, poi ha lasciato che a cantare la propria gioia fossero gli interisti, galvanizzati da una notte di dominio, risarciti dalla sofferenza della scorsa stagione, in cui tutto poteva essere ma nulla è stato. Lazio (4-3-3) Motta 5 — Marusic 4 (27’st Lazzari sv), Gila 5, Romagnoli 5, Tavares 4 — Basic 5 (33’st Pedro sv), Patric 4 (1’st Rovella 5), Taylor 5 — Isaksen 5 (21’st Cancellieri 5), Noslin 5, Zaccagni 5 (27’ Dia 4.5). All. Sarri (in panchina Ianni) 5. Inter (3-5-2) J. Martinez 6.5 — Bisseck 6.5, Akanji 6.5, Bastoni 6.5 (32’st Carlos Augusto sv) — Dumfries 7 (23’st Luis Henrique sv), Barella 7, Zielinski 6.5, Sucic 6.5 (23’st Mkhitaryan 6), Dimarco 7 — Thuram 7 (37’st Diouf sv), Lautaro (32’st Bonny sv). All. Chivu 8. Reti: nel pt 14' aut. Marusic, 35' L.Martinez Arbitro: Guida 6.5. Note: ammoniti Bisseck, Bastoni, Gila, Pedro, Zaccagni, Dimarco, Barella. Spettatori68.729.