Milano – Mercoledì prossimo a Monaco di Baviera l’Atalanta, mortificata a Bergamo dal Bayern ben al di là delle previsioni, potrà solo ratificare lo sconfortante dato di fatto: in Champions, alle soglie della primavera, non resterà più traccia della serie A. Oltre alle ricadute sul coefficiente Uefa che Roma o Bologna in Europa League e Fiorentina in Conference potrebbero eventualmente mitigare, l’ulteriore conseguenza dell’ecatombe è che la Nazionale, trattata come un fastidioso ingombro dai club infarciti di stranieri spesso ordinari, è diventata il salvagente del calcio italiano. Ma per partecipare al Mondiale, dopo due fallimenti di seguito, dovrà superare in vista del play-off una serie di ostacoli non banali. Per affrontarli, Gattuso si è dovuto convertire in ct psicologo a domicilio dei giocatori, contro le insicurezze figlie delle batoste di coppa.
Una Champions spietata con le italiane
La Champions è stata spietata. La lenta serie A è affondata, dati statistici alla mano, per l’evidente differenza di ritmo e velocità rispetto agli altri campionati. La tecnica ha fatto il resto. Contro l’Atalanta Olise, Gnabry, Pavlovic, Kimmich, Musiala e Luis Diaz sembravano extraterrestri ed era in parte già capitato, contro Juventus e Inter, anche a due vecchie conoscenze come Osimhen e Hauge. Ora l’evidente perdita di competitività si ripercuote sul play-off mondiale, dove in assenza dei fuoriclasse d’attacco di cui dispongono le grandi d’Europa e del Sudamerica sarà d’obbligo puntare sulla coppia Kean-Retegui con Esposito alternativa (piccolo asterisco su Raspadori per i guai muscolari e gigante su Chiesa, che nel Liverpool gioca pochissimo). Più in generale Gattuso punta sul piede sinistro prensile di Dimarco e sui tre migliori italiani del campionato più competitivo, la Premier: Donnarumma, Tonali e Calafiori. Alla luce dei risultati, non ha ragione di essere l’egoismo dei club, che schierano tra i titolari il 34% di convocabili per la Nazionale e sul mercato sono sempre più esterofili.
Avversari della Nazionale alla portata, ma occhio alla difesa
Al di là dei 4 mesi di letargo senza lo straccio di uno stage, non è il caso di dipingere come spauracchi l’Irlanda del Nord, avversaria della semifinale del 26 marzo a Bergamo, e il Galles o la Bosnia, sperabili rivali nello spareggio in trasferta del 31 marzo per andare in America. Ma a 2 settimane dal bivio l’allarme squilla un po’: soprattutto per la difesa, non più punto forte della scuola italiana. Lo ha ribadito la Champions: il Napoli ha incassato quasi 2 gol a partita, l’Inter una media di 2.5 nei play-off col Bodø, la Juventus di 3.5 col Galatasaray e l’Atalanta di 3.0 tra Dortmund e Bayern. L’infortunio di Di Lorenzo e la stagione controversa di Bastoni alimentano le incognite tattiche, che Gattuso voleva attenuare cooptando per il centrocampo Verratti dall’esilio qatarino. Ma il regista si è arreso alle bizze di un ginocchio, avallando la candidatura Pisilli, novità in arrivo come Palestra. Ora conviene proprio fare il tifo per l’Italia. Non solo a parole.
