Al netto delle polemiche in corso a Sarajevo e nella federcalcio bosniaca, prima dello spareggio mondiale con l’Italia, per le immagini dell’esultanza degli azzurri davanti allo schermo dopo l’esito dei calci di rigore di Cardiff e l’eliminazione del Galles, Gattuso non è affatto euforico per l’avversario da affrontare.

Col classico paragone della montagna da scalare, il ct ha ricordato opportunamente che la vittoria con l’Irlanda del Nord è stata solo il primo, indispensabile passo di avvicinamento al Mondiale. Forse la Bosnia non sarà un Everest, però affrontarla in trasferta, e non in casa come lo status di testa di serie avrebbe potuto garantire, è un ostacolo aggiuntivo per la Nazionale. Che comunque a Bergamo ha ritrovato grazie al risultato la convinzione di non essere più una squadra prigioniera dei propri fantasmi. Lo ha spiegato molto bene Kean, a nome di tutti: “Ora ci sentiamo forti. Lo pensavamo anche prima, ma adesso ce lo dimostrano i fatti. Vogliamo il Mondiale e ci andremo”.

Il ballottaggio Retegui-Pio Esposito

Quello che rischiava di più, però, era il commissario tecnico: l’uscita nella semifinale dei play-off sarebbe stata imperdonabile: “Non me lo sarei mai perdonato io. Sarebbe stato un macigno sulla mia carriera”. Ma i rischi non sono finiti. La soglia di attenzione, ammonisce, deve diventare ancora più alta e la scelta della formazione per la finale play-off di martedì sarà particolarmente importante. Pio Esposito, e in parte Pisilli e Palestra, si candidano, anche se solo il centravanti dell’Inter sembra davvero in ballottaggio con Retegui per affiancare Kean. Gattuso, pochi minuti dopo la fine della partita di Bergamo, ha lasciato aperta ogni possibilità: “La responsabilità di scegliere la squadra tocca a me. Fermo restando che, lo ripeto, nel calcio moderno ormai non si gioca in undici, ma in sedici”.

Parola d’ordine: imprevedibilità

Di sicuro il primo tempo con l’Irlanda del Nord non gli è affatto piaciuto e la metamorfosi dopo l’intervallo lo ha rassicurato fino a un certo punto: “Abbassandoci troppo nell’avvio dell’azione, eravamo troppo prevedibili”. Gli errori, che alla squadra sono costati un tempo intero, in Bosnia non si potranno assolutamente ripetere: “È stato chiaro, una volta di più, che a questo livello non esistono partite facili. E che basta una punizione o un corner per compromettere tutto”.

L’importanza della tattica

La possibile tattica per Zenica è già stata ipotizzata in anticipo, sulla base delle caratteristiche dell’avversario. Gattuso la sintetizza così, a grandi linee: “Siccome non ci sarebbero state grandi differenze ambientali tra Cardiff e Zenica, con due stadi molto caldi, la vera differenza è appunto tattica. Il Galles avrebbe palleggiato molto di più, la Bosnia è una squadra davvero fisica ed esperta. Alleneremo questo aspetto”. Vincere o perdere i duelli diventa anche questione di attenzione e di concentrazione: quella che per fortuna a Bergamo non è mancata.

Dzeko da temere

Contro Dzeko & C (la vecchia conoscenza del calcio italiano ha giocato 90 minuti contro il Galles e a 40 anni è stato ancora decisivo nel finale, col gol del pareggio di testa, prima di uscire stanchissimo e di assistere da spettatore ai supplementari e ai rigori) la partita dovrebbe essere più ingessata, rispetto ai ritmi di palleggio che avrebbe prevedibilmente imposto il Galles. Ma Gattuso non pensa affatto che il 4-4-2 dei bosniaci sia necessariamente meno pericoloso. Tanto è vero che non esclude a priori qualche modifica di formazione. Retegui o Pio Esposito? Questo sembra il principale dilemma.