La classe media che in Italia sta scomparendo, all’estero esercita ancora un certo fascino. Allenatori, è di loro che si parla. Ammaccati da recenti esperienze poco gratificanti (Maran), fuori dal giro di amici degli amici (Rossi), fin qui obbligati da tutto un complesso di cose a ritagliarsi ruoli da vice (De Leo, Maldera) o da titolari di cattedre che non hanno appeal (Nicolato), talvolta avvezzi al surf professionale (Cusin) altre volte motivati da lontananze ben retribuite (Di Biagio) o vicinanze sentimentali (Cevoli).
Maran in Albania
Quando nello specchietto retrovisore della carriera vedono l’Italia si mettono in gioco assicurando che a muoverli è l’idea della sfida. Mai si struggono nel rimpianto. Rolando Maran è il nuovo ct dell’Albania: ultima tappa a Brescia, con una retrocessione in C, si è suo malgrado abbonato all’esonero (quattro in sei anni). A sessantadue anni — Catania e Chievo in A le sue stagioni felici — ha accettato l’arruolamento di un’Albania che in fatto di ct Made in Italy ha una buona consuetudine, da Dossena a De Biasi, da Panucci a Reja. Maran prende il posto del brasiliano Sylvinho, ha firmato un biennale, pronti-via: debutterà nelle amichevoli del 3 e 6 giugno contro Israele e Lussemburgo.
Maldera scelto da Sheva per l’Ucraina
Andrea Maldera — scuola Milan, vice di De Zerbi a Brighton e Marsiglia — pochi giorni fa è stato nominato ct dell’Ucraina, scelto dal presidente della Federazione Shevchenko, che lo ha avuto nello staff della nazionale quando il ct era lui. Maldera, nipote di Aldo, terzino scudettato con Milan e Roma, ha speso la carriera nell’ombra, da tattico. Sarà il primo ct straniero dell’Ucraina. Scelta non banale: nonostante la guerra, vivrà con la moglie a Leopoli. Emilio De Leo — per un decennio secondo di Mihajlovic — guida la nazionale di Malta: ha fissato «la crescita di tutto il movimento» come primo traguardo.
Rossi da 8 anni alla guida dell’Ungheria
Il veterano Marco Rossi dal 2018 siede sulla panchina dell’Ungheria, portata due volte agli Europei (2020 e 2024) lucidando l’orgoglio magiaro. Ha raccontato con amarezza che in Italia nessuno lo voleva, qualche club gli aveva pure chiesto i soldi per allenare. In Ungheria, mortificato dallo stallo esistenziale, ci era andato — pensa te — per lavorare nella ristorazione, ma il menù della vita per lui prevedeva altro. Da due anni Paolo Nicolato, ex ct dell’Under 21 azzurra, allena la Lettonia, così come Stefano Cusin sta completando il suo giro del mondo (ora è ct delle Comore, in Africa), per Gigi Di Biagio Arabia esaudita (è il ct delle Under 23 e 21) mentre il romagnolo Roberto Cevoli da qualche anno sta raccogliendo soddisfazioni a San Marino. Alcuni scendono dal poster in cerca di nuove identità (Cannavaro ct dell’Uzbekistan andrà ai Mondiali, ma non per merito suo) o si confermano artigiani di eccellenza (Calzona, ct della Slovacchia fino a un mese fa), i più noti — Ancelotti/Brasile e Montella/Turchia — viaggiano in first class. Classe media, alte le ambizioni. Gioie forse arriveranno, inni ad personam già pervenuti: la Federazione ucraina ha annunciato sui social la nomina di Maldera sulle note di Per sempre sì di Sal Da Vinci. Ok, con la mano sul petto, ma cantando un altro inno.
