Ci sono due modi di leggere il futuro del Napoli. Forse troppi. Il primo è interpretare l’ostinato silenzio di Aurelio De Laurentiis. L’altro è capire a chi si è rivolto l’altra sera Antonio Conte, precisando che “ho ancora un anno di contratto”. Vero, scade il 30 giugno 2027, ma è lo stesso accordo che presidente e allenatore decisero di risolvere nel giro di due sere di maggio, intesa che non superò le suggestioni della festa scudetto con 350 mila tifosi sul Lungomare di Napoli. Fu stabilito un breve periodo di riflessione, per consentire a Conte di andare a Torino, annullare con una telefonata un incontro importante, tornare quindi a Ischia e scrivere un altro capitolo. A che punto è il libro dei loro sogni? Il rapporto sembra diverso. Aurelio De Laurentiis appare meno ma si stanca di più. Dopo l’esplosione d’ira di Conte nella domenica nera del 9 novembre a Bologna (“Non voglio più accompagnare il morto”) è stato De Laurentiis su tutti, quindi Manna, Oriali e Di Lorenzo “a riportare l’allenatore alla guida della squadra”, come si lesse nel significativo tweet del presidente. Se lucido come sempre Conte coglie l’attimo per ricordare nella conferenza di sabato che “ho ancora un anno di contratto”, c’è un motivo. Forse di più. Si pensa ad una scossa per la squadra, un flipper spento e non reattivo ai comandi. Ma se manca pure l’immediata replica di De Laurentiis ce n’è un altro. I tifosi si interrogano sulla conferma di Conte, ma devono attendere. Troppe incognite permangono. Ce ne sono anche altri. Gli scettici. Quelli che non danno per automatica la conferma da parte della società dopo una stagione così movimentata. Che brutto momento, sembra tutto scritto nel vento e sull’acqua. Sono 5 i punti fermi. 1) La qualificazione Champions è imprescindibile. Garantisce 60-70 milioni. Il minimo per rinverdire una squadra anziana, con soli due giocatori ben quotati. Il 23enne Hojlund e McTominay benché trentenne. Con monte ingaggi di 150 milioni. La situazione economica, secondo lo studio di Fabrizio Vettosi che sta per uscire, ricorda quella del dopo Ancelotti. Milioni di perdita operativa netta 106, mitigata dai 75 per la vendita di Osimhen. Si leggerà il resto. 2) La prospettiva di un mercato così stretto (dopo i 300 milioni in uscita in un biennio da 26 acquisti) fissa dei limiti: età bassa e ingaggi sostenibili. Già da gennaio il mercato si è ridotto a due giovani, scelti solo da Manna con la ratifica del presidente. Conte dovrà adeguarsi. 3) L’urgenza di un chiarimento sugli infortuni: lo stesso in modo severo ha falciato Lukaku, De Bruyne, Anguissa e Rrahmani, inquietanti i tanti altri, compreso Neres. Da capire se ci sono rischi di recidiva nella prossima stagione. Sembra opportuna una fase per resettare eventuali scorie nella prossima stagione. Non si esclude un ciclo di riposo attivo a Ischia o Telese con terme, sabbia e personal trainer di alto profilo. 4) La società non può non osservare eventuali cenni di insofferenza tra i giocatori. Stanchezza fisica o mentale? Lenta e non reattiva fino al gol da Libro Cuore di Lukaku, perché? Molti sono anche preoccupati, troppi infortuni, temono di rimaner fuori dal Mondiali. Lobotka e gli scozzesi McTominay sono i più interessati. 5) Sul programma incidono i maxi-ingaggi di Lukaku e De Bruyne. Se non hanno alternative, proseguono. Undici partite e mille minuti di gioco decidono tutto. Non solo la conferma di Conte, anche un bel pezzo di futuro del Napoli nel suo secondo secolo di vita.