Il Napoli aspetta per 117 giorni ed un tempo il ritorno di Anguissa. Per De Bruyne132. Un’attesa tormentata da strani dubbi, mai niente di chiaro e rapido nel recupero degli infortunati. Se ne è perso ormai il conto. L’ingresso di Anguissa crea un curioso sussulto al centro, perché Conte deve rivedere le posizioni dopo l’uscita di Vergara, escluso da un trauma al piede ma anche da mezza partita senza colore né vigore. Gli è stato chiesto troppo in queste sue 11 gare e davvero troppo ha saputo dare, colmando con la sua frenesia i vuoti di una squadra in continua emergenza. I chiaroscuri sono una costante nel Napoli, lo dimostra anche nella stessa gara Alisson Santos, che fa esplodere un bengala all’inizio, porta il Napoli in vantaggio con il concorso di Paleari che si allunga male sul palo più vicino. Un bel destro dalla sinistra, che spaventa il Torino, allestito da D’Aversa con una serie di raddoppi. Il doppio controllo di Coco e Lazaro ha l’effetto di placare proprio Alisson Santos, che si adegua ai ritmi troppo bassi di una gara che sembra studiata per insonni. In attesa che il Napoli si scaldi e acceleri, si nota comunque qualche elemento di novità rispetto alla contemplativa gara del Napoli, per fortuna vinta, sabato scorso con il Verona. È più attivo il centrocampo, si mostrano bene ispirati sia Elmas che Gilmour. Bene fa Conte a invertirli quando entra Anguissa. Proprio Elmas va a sostituire sulla destra Vergara e, nella ripresa, troverà un perentorio raddoppio, mentre sale di tono anche Gilmour. Sostiene Anguissa, che si fa notare più per le treccine più curate che per personalità. Ma Anguissa fa quel che può e bisogna capire, non si rientra con i poderosi slanci di quando si esce. Quattro mesi sono difficili da cancellare nella notturna del nuovo esordio. Conte trova il tempo di rettificare un disguido sulla sinistra. Prima elimina Spinazzola che, dopo il contribuito al primo gol, sembra intendersi sempre meno proprio con Alisson Santos. La rete di Elmas ha il pregio di sistemare meglio i rapporti di superiorità tecnica con un Torino davvero dimesso, irriconoscibile dopo quella che sembrava una vittoria scacciacrisi con la Lazio. Tranne il portiere Paleari sembra che il lavoro di D’Aversa, subentrato a Baroni, sia tutto da ricominciare. Deludenti anche due degli ex: Simeone e Zapata, uno dopo l’altro sostituiti. Un Torino così inerme si propone di mettere in dubbio la vittoria del Napoli trovando il gol con Casadei nel solito convulso finale del Napoli. Annaspa tra i marosi degli ultimi minuti anche Milinković-Savić che, dopo troppe respinte, arriva in ritardo, tanto per rincuorare il malinconico Meret in panchina. Anche di questa vittoria bisogna valutare il balzo che avvicina il Napoli alla qualificazione Champions. L’emozione del ritorno dei giocatori più attesi, prima Anguissa poi De Bruyne, raggiunti nel finale da Lukaku, non è stata pari al contributo. Hanno offerto una prova di grande mestiere, raffinati interpreti di questo gioco, ma ancora impegnati nella ricerca di una forma, come era prevedibile, imperfetta. Tutto è nelle mani di Antonio Conte. Le grandi firme riprendono lentamente i rispettivi ruoli, ma non va dimenticato che il loro rientro è stato dolcemente sereno perché avevano Alisson Santos, Politano, Gilmour, Elmas, i superlativi difensori Juan Jesus e Olivera sminato il campo. Massima attenzione chiede infine la gestione dei due portieri. Alternarli li sta peggiorando.
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Napoli, il centrocampo ispirato prepara la festa: è subito facile per il rientro degli assenti
Antonio Corbo·

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