Vittoria numero 23, secondo posto a 76 punti, dopo scudetto e Supercoppa . ll biennio Conte sfuma in un lungo, convinto, meritato applauso. Spiace che nell’ingrato congedo non lo condivida con il presidente che l’ha scelto, sostenuto e consigliato alla Nazionale.. De Laurentiis può riprendersi la scena.

È stato un bel compleanno per lui. Proprio ieri, 24 maggio, nel segno dei Gemelli. A 77 anni i sogni non devono invecchiare. E Aurelio lo sa, ne parlò quando l’euforia del suo primo scudetto stava per schiacciarlo sui suoi errori. Quell’eccesso di autostima lo portò fuori tema, ma reagì. La sua breve confessione. «Noi siamo uomini di coraggio», se ne diede ancora di più chiamando Conte. Comincia allora e finisce ieri sera un alibi costoso ma sicuro come una corazza. C’è stato sempre e solo Conte, quasi sempre merito suo, quasi mai colpa sua. Si è lamentato persino della comunicazione perché «non si è capito che abbiamo riportato i tempi di Maradona». Napoli-Cremonese, 24 aprile, 4-0. Giusta euforia, quella sera. Già dimenticata, i miti non si toccano. Memorabile la grinta che ha trasmesso, sempre e comunque.

Da stamane non c’è più Conte. Buongiorno presidente, le decisioni sono tutte sue. La prima è non cedere il Napoli, no problem, sorry, le offerte Usa vanno e tornano. La seconda, scegliere un tecnico che non piaccia subito ai tifosi. Ma che offra loro un calcio più che decente e valorizzi i giocatori. Che sia un uomo di società, per una selezione corretta. Fuori ormai Lukaku, deve capire subito se Kevin De Bruyne affidato a preparatori e medici di alto profilo possa metterne d’accordo età e talento. Abbondano i giocatori. Perché a tratti avevano più voglia di fuggire che vincere. Che dicano la verità. Possibile che sparlino di Conte, ma sono le debolezze umane. Basta superare l’uscio per far calare stima e rispetto. Dicano invece se ancora credono nel Napoli. Giovanni Manna e il nuovo tecnico chiariscano le veloci rottamazioni. Milinkovic era indispensabile a 26 milioni e Caprile da svendere a 9? E Raspadori e Simeone potevano far bene solo con Torino e Atalanta? In arrivo altri 11: Cheddira, Zerbin, Cajuste, Rafa Marin, Ngonge, Marianucci, Lindstrom, Folorunsho, Rao, Hasa, Ambrosino, 13 con Lang e Lucca invocati e dismessi in un giro di vento. Rischia di pagare più stipendi il Napoli che il Comune. Più che un Ufficio del personale, occorre l’intelligenza artificiale. Da riesaminare gli infortuni. Ieri altri due in partita aperta. Ci son voluti 28 giocatori in staffetta. Lesioni profonde o recuperi lenti? È cambiato in un anno il muscolo critico, dopo la sindrome del soleo? E ora qual è che soffre? Un’azienda deve sapere. Altrove ci sarebbe già un perito settore. Il piano non può fermarsi qui. Che idea di futuro ha De Laurentiis? Gli fa onore respingere offerte Usa, adorabile sentigli dire «Il Napoli sono io», ma le analisi finanziarie chiedono riforme. Aumentare le plusvalenze, acquistare bene e rivendere molto meglio. Un tecnico che non gestisca anziani famosi ma istruisca i migliori giovani coinvolgendo il pubblico. Che abbia voglia e passione di vederli maturare. Da Benitez e Conte, a tutti è stato detto che ci sarà presto un centro giovanile. Lo stadio nuovo rimane un annuncio. Un miraggio. Una utopia. Meglio riprendere il dialogo con il Comune per averlo in esclusiva. Solo una lunga convenzione, nel rispetto delle procedure e degli interessi reciproci, può avviare il progetto del marketing del Maradona con quel nome una fonte da altri 100 milioni annui. Il manager Tommaso Bianchini può annoiarsi. Della famiglia Valentina, è brava, può andare oltre le magliette? Se ieri si è fermato il presidente “signorsì” del ciclo Conte, da oggi tocca a De Laurentiis la ripartenza. Al più cinico, geniale, coraggioso patron della ormai lunga storia azzurra. Il Napoli ha 100 anni. Se è il presidente del secolo non siano le date a dirlo, ma lui a dimostrarlo.